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La parola alle parole – Nasce Scrittura Nuda- – Pollicino era un grande
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La parola alle parole – Nasce Scrittura Nuda-

Freud, uno dei grandi maestri della narrativa, sapeva che il passato non è compiuto, come il tempo lineare sembra suggerire. Possiamo sempre ritornare. Possiamo raccogliere quello che abbiamo lasciato cadere. Possiamo riparare quello che gli altri hanno rotto. Possiamo parlare con i morti.

Jeanette Winterson  “Perchè essere felice quando puoi essere normale?”(2015)

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Tutti viviamo delle brutte giornate. Ecco, quando ero adolescente capitava mi sembrassero tutte terribili. Niente era al suo posto. Gli amici, i genitori, gli insegnanti erano tutti nemici acerrimi del mio buon umore, tutti in combutta contro di me. Ero quasi certa che tramassero per farmi sentire continuamente sbagliata. E ci riuscivano.

Con il tempo poi ho imparato a cambiare. Solitamente a seguire le lezioni e facendo i compiti riusciamo tutti a migliorare la situazione. Riusciamo a raccontarcele certe emozioni che parlano di noi come eravamo prima, di episodi pieni di ieri. Bisogna trovare come dare senso. Con il tempo “dimentichiamo” o quanto meno facciamo in modo che la nostra parte razionale lo faccia. Ma molto rimane nel corpo e capita che certe parole o immagini  di colpo fanno star male, accendono qualcosa che non ricordiamo cosa sia. Dentro ci sentiamo strizzati nelle viscere,  come tra le mani callose di una robusta lavandaia alle prese con lenzuola zeppe d’acqua.

Non sappiamo neanche bene quale sia il legame, il sottile filo d’argento che collega il nostro sorriso a certe parole, a certe risposte dei nostri muscoli facciali o a certi respiri sospesi, eppure quando accade sappiamo che hanno un sapore antico, sebbene per lo più ce ne guardiamo bene di capire da dove arrivi.

Allora, so a cosa mi sono aggrappata, quando il mare era mosso che rischiavo di perdermi tra i cavalloni.  Io scrivevo.

Scrivevo.

Non mi chiedevo perché lo facessi e nessuno mi aveva chiesto di farlo, eppure mi ero ritrovata a inventare storie che dentro avevano nascosta, tra virgola e virgola, una qualche parte di me, quella me ingombrante e dolorante che non ne voleva sapere di vedere le cose in maniera positiva, quella me che credeva notepad-691250_1920che sognare le fosse precluso, che il mondo fosse il posto peggiore dove ritrovarsi a crescere e che le cose belle fossero solo per gli altri, che gliele sventolavano davanti con una certa fiera cattiveria.

Erano storie che a pensarci adesso parlavano più chiaro di quanto credessi. Una ragazza che vagava in un paesaggio post-atomico alla ricerca della fede (suvvia, erano gli anni ‘80 e la terza guerra mondiale con le sue atomiche in attesa era il nostro fantasma quotidiano), una bambina che da qualche anno non parlava più perché aveva un segreto di cui non voleva parlare e dei genitori amorevoli che si prendevano cura di lei fino a farle tornare la voce, un mondo fantastico fatto di mostri vincibili e ragazzini coraggiosi pronti a dargli filo da torcere. Da adolescente non lo sapevo, ma tutto quello scrivere sulla vecchia Olivetti di papà era la mia prima carezza all’idea di diventare terapeuta e scovare nelle storie le parole magiche che aprono le porte, trasformano in polvere i cattivi, liberano la voce delle bambine tristi.

Crescendo, per un certo periodo, avevo sognato di occuparmi di quello, di storie da scrivere.

Capivo che se nella lettura si vivono tante vite, in tanti posti. Si può essere chiunque e ovunque. Ma scrivendo si diventava se stessi. Anche quando è da sé stessi che si fugge. Fortunatamente, ho accettato presto che non avevo un talento narrativo tale da poterne fare mestiere ma che avrei potuto continuare a circondarmi di storie. E così mi scoprivo psicologa.

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Le storie oggi le scrivo insieme ad altri e come Scheherazade, una delle prime storyteller che si ricordi, ci si salva la vita ad ogni notte di dolore grazie a certe storie, facendo indietreggiare la solitudine, la tristezza, la sofferenza che la vita ci riserva.

Non sempre riescono e alcune sanno di meraviglia più di altre, ma tutte, una per una, meritano di essere raccontate, ognuna ha in sé qualcosa di difficile da spiegare nell’essenza. Nelle viscere fanno quasi lo stesso effetto di quelle emozioni di un tempo, solo che, invece che strizzate dalle mani callose di una lavandaia, hanno il profumo dei panni gruppo-scrivepuliti stesi al sole, di aria pulita che ci passa attraverso, sanno di buono e di possibile. E cerco sempre di ricordarmi di quella adolescente triste che dalla finestra della sua cameretta guardava la strada che si allontanava da casa con il desiderio di volare via, per scoprire ormai grande, che ogni volo finisce poi col il riportarci a casa.

Oggi ho ben chiaro che la vita è fatta per essere raccontata, con i suoi ricordi tondi e con quelli spigolosi, con i suoi colori fulgidi e con quelli a tinte scure.

E così che è nato il progetto Scrittura Nuda, laboratorio esperienziale di scrittura autobiografica nato dall’incontro con qualcuno che aveva scoperto il potere delle parole a modo suo, una antropologa, una blogger, una amica. Con lei, nell’ultimo anno, ho lavorato per costruire un programma, mettere a fuoco obiettivi, scegliere gli esercizi adatti,  facendo scorpacciate di storie nell’intento di incontrare chi vuole scrivere la sua storia, la sua avventura nella vita, con tanto di emozioni e voglia di riscriverne qualche capitolo ad hoc.

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Oggi con emozione sono felice di annunciare che siamo pronte. Veronica Barsotti, antropologa e blogger, ed io, psicologa, abbiamo dato vita all’avventura di Scrittura Nuda, laboratorio di scrittura autobiografica che nasce perché si possa partire da un foglio bianco e arrivare a scoprire qualcosa di più di sé stessi.

Una esperienza da fare in gruppo, perché i compagni di viaggio sono importanti, dove sono psicologa ma solo di profilo, dove sono le storie quello che conta. Un progetto che parte da Torino e Lucca, che ci vede entusiaste di condividere questa strada con chi sarà con noi tra esercizi, invenzioni, emozioni e una buona tazza di tè.

Perché sono certa che non sono stata la sola adolescente con qualcosa da raccontare, perché scrivere fa bene e scrivere della propria vita ha un valore magico e speciale. Quindi da oggi Pollicino ha una nuova compagna di strada e si sente sempre un po’ più grande.

Adesso ci mancano solo i primi iscritti e a Novembre si parte, se volete sapere di più potete chiedermi, scrivere a me o a Veronica o, ancora, sbirciare qui.

Non vi racconto storie, voglio scriverle con voi. 

Marzia Cikada
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