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La famiglia Fang (2015) – Pollicino era un grande
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La famiglia Fang (2015)

“Pensate che vi abbiamo danneggiati. Bene. I miei hanno danneggiato me. I suoi lei. Avrete dei figli? Li danneggerete. E’ questo che fanno i genitori. E allora? “

Caled Fang ( Christopher Walken)

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Spoiler Alert ** Per chi ancora non lo abbia visto, potrebbe esserci scritto troppo del film. Sappiatelo**

La famiglia Fang, protagonista del film “La Famiglia Fang”(2015) è una famiglia  disfunzionale. I due Fang genitori, Caleb e Camille, creano performance in movimento, perché a dire di Caleb, è nell’atto la sola arte possibile, nella sorpresa dell’agire che non si prevede, nel diverso. Le loro pieces artistiche hanno il loro picco quando vengono coinvolti i due figlioli, Annie e Baxter. Sangue finto, false rapine, canzoni terribili e molto altro viene realizzato grazie alla partecipazione dei due ragazzi, che imparano sulla loro pelle quanto per il padre l’arte sia tutto, il suo unico grande amore. Più di ogni altra cosa.  E all’inizio giocare all’assalto della banca è divertente, solo che poi si cresce e…

Tratto dal romanzo di Kevin Wilson, il film è diretto da Jason Bateman (allo stesso tempo anche attore nel ruolo di Baxter) e vanta un interessante cast,  Annie è Nicole Kidman, papà Fang è recitato da  Christopher Walken mentre Maryann Plunkett  è mamma Fang,

Come è possibile diventare altro dai propri genitori? Come possiamo crescere al meglio, nonostante la nostra famiglia?

A queste domande sembra voler rispondere il regista. Sebbene grandi i due giovani Fang hanno problemi nel definirsi se non rispetto alla loro appartenenza alla famiglia. La fatica di questa coppia adulta di fratelli in lotta con l’immaturità dei loro genitori è visibile nelle loro incertezze e nel modo in cui devono sempre passare per le parole che il padre gli ha insegnato per poter affrontare le loro sfide, professionali e non solo. Annie è una attrice su cui pesa la mancata stima del padre, che ritiene il cinema una forma di arte nulla, Baxter scrive romanzi, ma dopo un buon inizio non riesce a finire il suo terzo libro, quello che parla della sua famiglia, quello intimo. Entrambi se la cavano ma non sono al massimo di quello che possono, con momenti di bassa autostima e leggerezza estrema. Il peso del loro passato è troppo gravoso anche se negli ultimi tempi sono meno in contatto con i genitori.

Quando i due genitori spariscono e loro non capiscono se sia l’ulteriore performance o se davvero siano stati uccisi. Alla ricerca di prove e di segnali, i due fratelli scopriranno che è il legame che li unisce a renderli più forti dei loro manchevoli genitori. Se il padre ha sacrificato tutto, anche la sua paternità all’idea di essere un artista, loro possono recuperare il senso delle relazioni, dell’affetto, dello stare insieme. Per Caleb, i figli sono A e B, ragazzi senza nome, materiale vivente adatto a permettergli di essere solo opera d’arte. Certo li ama, ma come molti adulti troppo presi dal loro ego e dalla loro battaglia personale, li ama male.

Mentre cercano di capire se hanno persi i genitori per un incidente o se sia solo la loro ennesima opera d’arte, i fratelli si fanno forza, ripercorrono la loro vita, le manipolazioni subite per calzare a pennello i desideri paterni, la mancanza di una normalità che rimpiangono (avrebbero preferito andare a Disneyland che essere sempre attori nelle loro opere). L’arte di Caleb sacrifica tutto, amore più forte di quello per un figlio e di una moglie, la sua sola realizzazione e nelle sua eternità artistica.

Mano nella mano, Annie e Baxter, diventeranno adulti sul serio. Quando scopriranno le ennesime beffe paterne e materne, quando vedranno la fragilità/dipendenza della madre (innamorata/ossessionata dal marito al punto da rinunciare alla sua arte, la pittura e alla sua unicità come compagna, accettando una altra donna nella vita di lui), quando capiranno che la loro strada verso la serenità è solo loro, Annie e Baxter si troveranno di colpo adulti e sorridenti.

Un inno ai fratelli e alle sorelle del mondo, che non hanno avuta la fortuna di avere dei genitori attenti anche ai loro bisogni oltre che ai propri ma che hanno saputo proteggersi e tenersi per mano.

Con Annie e Baxter impariamo l’importanza di “uccidere tutti i genitori” come canta una pessima canzoncina scritta da Annie ragazzina per una loro performance e complice, anni dopo, della svolta del film. Andare oltre i loro limiti,  lasciando i genitori nella vita che si sono scelti, Baxter accompagnerà la sorella a capire che sia che siano morti sia che siano artefici della sparizione, sono andati via ed è arrivato il tempo di  crescere senza di loro, di crescere nonostante loro.

Un passaggio dovuto nella vita di tutti noi, anche in quella di chi ha avuta la fortuna di crescere con genitori più attenti e presenti. Svincolarsi dalla propria storia familiare, scegliere la propria strada, costruire i propri sogni. Con fatica, a volte, ma è sempre possibile.

Pollicino: Chi fa fatica ad “uccidere i propri genitori”

L’Orco: Un genitore troppo innamorato di sè per vedere i suoi figli

L’arma segreta: La relazione fraterna come salvagente per riprendere a crescere

Marzia Cikada
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