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Leggende Metropolitane, dalla paura alla scoperta dell'Eroe Bambino! – Pollicino era un grande
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Leggende Metropolitane, dalla paura alla scoperta dell'Eroe Bambino!

La scarsa memoria delle generazioni consolida le leggende.
Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, 1957

painting-1077860__180.jpgSiamo fatti di storie. Ne raccontiamo, ne inventiamo, ne abbiamo bisogno per dare senso a tanto che viviamo. Non solo ne costruiamo per noi stessi, ma insieme, in comunità, siamo soliti inventarne e metterle a disposizione di tutti. E i maggiori fruitori sono spesso i bambini. Per loro le storie della buona notte, le storie buone a rassicurare, a spiegare l’inspiegabile, a rasserenare davanti ad un brutto spavento.Le favole, le storie speciali che raccontano qualcosa di bello e complicato, sono moltissime e diverse a seconda del bisogno.

E poi ci sono le storie spaventose. Quelle che mettono paura , usate il più delle volte per avere un’arma veloce per mantenere potere e controllo sul bambino. Quelle storie che raccontano fatti strani e imprevedibili che solitamente ci dicono cosa non fare, dove non entrare, di cosa avere paura. Con molte di queste storie ci si cresce. Diventano parte della nostra storia anche loro, fino al giorno in cui le possiamo salutare e metterle in un capitolo diverso della nostra vita, quello delle “leggende metropolitane”.

La leggenda metropolitana si diffonde facilmente perchè parla ai nostri bisogni primari, come il bisogno di sapersi al sicuro, per esempio. Inoltre, le storie che racconta sono talmente strane, improbabili, che perciò stesso ci sembrano possibili. Senza contare che arrivano per lo più da fonti autorevoli ( adulti o bambini più grandi). Il meccanismo è cognitivo, le sfumature che porterebbero a capire che non sono possibili, non vengono notate dai bambini ( e non solo) e come nelle fiabe, la linea tra il bene e il male è netta. E’ facile capire cosa fare nostro, da una parte il nostro bene, dall’altra parte una qualche brutta cosa che è pronta a capitarci se non facciamo come la leggenda indica.

ORA. Prendetevi un minuto e rispondete alla domanda:

C’è nella vostra infanzia una storia spaventosa a cui credevate ciecamente che vi impediva di fare qualcosa? (es. il bagno al mare, pipì in piscina, masticare gomme, bere troppa acqua, mangiare cocomeri, guardare determinati programmi, giocare…)

Cosa avete risposto? Erano più di una? Vi condizionano ancora? Le avete tramandate ai vostri bambini? Ci ridete con loro? Molto probabilmente, ora che siete adulti, o un po’ più grandi, quella stessa storia vi fa sorridere, ma se le siete sopravvissuti, certamente c’è ora un bimbo da qualche parte nel mondo, che sta vivendo la stessa sensazione di “non si fa…altrimenti” che avevate voi anni fa.

Una disegnatrice, Agata Matteucci, ne ha raccolte molte di queste storie e ne ha tirato fuori un libricino spaventoso dal titolo “Le terribili leggende metropolitane che si tramandano i bambini” (ed.NPE, 2015) che ci fa sorridere, dagatamatteuccia grandi, ma ci ricorda anche i tabù dell’infanzia, le piccole paure che condizionano nei movimenti, nelle scelte, nel modo di fare.

Certo, per un genitore è utile chiedere aiuto alla leggenda per mettere un punto o assicurarsi il rispetto di regole altrimenti poco comprensibili per un bambini. Perchè quasi nessun bimbo eviterebbe di fare pipì in piscina se non avesse il timore della vergogna di quel reagente che dipingerebbe di rosso l’acqua intorno a lui. Ecco allora che il veto dato attraverso il mito, la leggenda metropolitana, assume un valore di deterrente magico, perchè difficilmente il bambino a cui viene raccontata la storia cercherà la sua veridicità. E’ accaduto, lo dice un adulto, mi basta! La riflessione che accompagna a capire quando non si capisce, viene sospesa, perchè la fonte è autorevole e non ci si sente ignoranti, anzi, ci si sente salvati da un nefasto incidente ( cocomeri che crescono nella pancia, rane nello stomaco, umiliazioni varie a seconda della leggenda).

D’altronde anni fa, Elio e le Storie tese, cantavano le gesta di un Cuggino che aveva vissute molte situazioni particolari in odore di leggenda che, anche loro, avevano il ruolo di fare una certa pressione sulle persone al fine di non presentare comportamenti a rischio ( rapporti sessuali a rischio, velocità pericolose in moto etc).

Sembrerebbe tutto divertente, a vederlo così. Ma la verità è che una sottile linea di angoscia le riempie e le rende quello che sono, storie potenti, che si tramandano, che si riempiono di senso. Molti genitori per esempio,  ne abusano, in un qual senso rendendo più fragile il bambino che potrebbe essere, invece, bisognoso di rassicurazioni. La logica della paura è infatti un nemico duro a morire per molti bambini, che avrebbero invece bisogno di avventure dove sono loro emotivamente i protagonisti coraggiosi e dove possano sentire di avere occasione e possibilità di superare le loro ansie, piccole p grandi che siano. L’adulto dovrebbe quindi offrire tutto il suo sostegno e la sua empatia per i piccoli, inventando storie al James-p-sulley-sullivan.pngcontrario, dove il buio non fa più paura, dove le avventure da vivere sono positive, dove i mostri del sonno non spaventano. Per esempio,  il film “Monster & CO” (Pixar, 2001) insegnava proprio ad esorcizzare le paure mettendo al centro della trama, come personaggio positivo, il tenero, enorme, James Patrick Sullivan, più conosciuto come Sulley. Ed ecco che il mostro nell’armadio, che si annida nel buio, diventa uno che lo fa per lavoro, di cui non si deve avere paura, che può diventare nostro amico.

Certo crescendo i bambini imparano. Imparano a loro spese che anche i grandi dicono sciocchezze, e li perdonano perchè imparano anche che, a volte, lo fanno per proteggere, per amore. E di qualche leggenda metropolitana si potrà sorridere insieme mettendola alla prova. Magari iniziando dalla scoperta che se ingeriamo semi del cocomero, non ci crescerà una pianta nella pancia ( anzi dicono facciano anche bene).

Eppure facciamo attenzione!! Nel frattempo, mentre i bambini crescono, tante piccole paure sono state infilate sotto pelle e qualcuna di queste potrebbe essere per loro davvero limitante. A volte solo per non fare la fatica di ascoltare, spiegare, raccontare insieme al bambino, riempire la loro giornata di veti, magari motivati da piccole leggende a rinforzo, potrebbe essere una scelta più delicata di quanto si pensi. Ogni leggenda è buona per il genitore perennemente preoccupato,che cerca a suo modo, armato di buone intenzioni, di proteggere il piccolo. Ma per entrambi sarebbe bene affrontare insieme le piccole paure, prima che diventino limiti reali e dare regole chiare, capaci di parlare il linguaggio comprensibile delle ragioni e dei perchè, senza chiedere aiuto ai “sennò muori…” Sarà un impegno per gli adulti, che si troveranno a decostruire qualche storia che il bambino porterà a casa, ma di certo aiuterà il bambino a sentirsi meno ridicolo, come spesso accade, per tante piccole ansie che coltiverà.

E della fantasia che ne facciamo? Facciamone buon uso. In ogni bambino proviamo a coltivare l’eroe, quel piccolo inestimabile eroe, che gli fa affrontare l’avventura della vita sapendosi al amato ma anche libero, libero di non finire le verdure nel piatto senza temere l’inferno, di conoscere quello che è sconosciuto, di mettere anche in dubbio il mito che mamma e/o papà abbiano sempre ragione.

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Marzia Cikada
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