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A Caccia di Giganti ( ogni Adolescente ha il suo) – Pollicino era un grande
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A Caccia di Giganti ( ogni Adolescente ha il suo)

Ma ricorda noi
Non saremo mai come voi
Non saremo mai come voi, siamo diversi
Tre Allegri Ragazzi Morti “Mai come Voi”
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L’età della crisi. La chiamano. Come se nelle altre età della vita, fosse una passeggiata.

L’età che non ci si riconosce, che si cambia. Come se a sessanta anni, fosse facile vedere il corpo che si trasforma, sorridere a tutte le rughe che si hanno sulla fronte, alla lentezza che acquisisce il camminare.

Quelli che non sono più quelli che erano. Come se i bambini fossero ascoltati e conosciuti sempre e in tutto. Come se l’infanzia non fosse piena di momenti sbadati, attenzioni negate, carezze lasciate appassire offrendo al posto magari l’ultimo giocattolo hi-tech ( però poi i ragazzi sanno solo giocare alla play).

Non ci sono età che come l’adolescenza devono lottare con le etichette che tutti vogliono dargli. Non ci sono età che spaventano di più.

Anche perchè linguaggi, mode, miti, significati, strumenti degli adolescenti cambiano naturalmente con il passare degli anni e non è poi facile stare al passo. Ma se impariamo a guardare, le richieste sono sempre le stesse. Che si ci occupi di loro, lasciandoli scoprire chi loro siano. Le possibilità che ogni singolo giorno adolescente nasconde o manifesta con violenza, sono talmente tante e spesso insospettate che fanno correre un fremito lungo la schiena degli adulti. E che fanno? Capita che i genitori si spaventino. Spesso si ritirano perchè non sanno cosa fare, oppure si nascondono dietro un eccesso di regole, oltre il numero ragionevole e senza ascoltare quello che le ribellioni raccontano.

Molti sono i genitori confusi e fragili, davvero capita  che non sappiano cosa e come fare. Non sono cattivi genitori, non tutti hanno segnato indelebilmente con qualche errore nell’occuparsi di loro i ragazzi, molti sono abbastanza adeguati ma  spaventati e confusi. Eppure ci provano, con tutte le loro forze, magari sbagliando il modo, ma ci provano. Andrebbero sostenuti a trovare il modo giusto, che pure lo avrebbero a costruirlo insieme ai figli.

adole.jpegI genitori non riconoscono negli adolescenti i loro bambini. E perchè dovrebbero? Spesso non si assomigliano neanche. Ed è propri quello che vuole il ragazzo, cambiare. Gli adolescenti non dovrebbero essere sempre riportati a quel figlio immaginato, riconosciuti solo in quello che si vuole conoscere,  ma  accolti con la loro esclusività, con i loro sogni (anche quelli folli che impareranno ad abbandonare o seguiranno fino a renderli reali), con le loro mezze parole.

I genitori si focalizzano sull’adolescente da domare, ma dovrebbero prima capire cosa sono diventati loro adesso che hanno un figlio non più piccolo, cosa provano adesso che le loro relazioni devono cambiare di forma. E devono cambiare per forza. Non più adulti che educano un bambino ma genitori davanti ad un adolescente. Capitano allora molti errori, magari fatti con le migliori intenzioni ma inadatti a creare una relazione con i ragazzi.  Il linguaggio dei genitori si rifugia sovente in confronti ( “…guarda che bravo, invece, tuo cugino..”), in velati sensi di colpa (” la stai uccidendo tua madre”),  in esibite lamentele davanti ad altri, peggio se in presenza dei figli (“…non sai che pagella mi ha portata la signorina!”), in aspettative che parlano di sogni propri ( “diventerai il medico che io non sono stata per crescere te”) o in prese di posizione contrarie ai progetti dei ragazzi (“davvero vuoi fare un lavoro così stupido?”). Se ci vedete qualcosa di sgradevole, è perchè non farebbe piacere neppure ad un adulto essere dentro comunicazione di questo tipo.

Questo significa anche riconoscere un ruolo chiave alla Scuola, sempre  il palcoscenico più grande, dove spesso invisibili agli occhi dei grandi, si consumano piccoli/enormi traumi, parole dolorose, attacchi, incontri che possono diventare inizio di qualcosa o distruzione di molto.

E’ a scuola più che in altri luoghi che sarebbe da costruire uno spazio adulto capace di gestire e trattare delicate situazioni degli adolescenti, educare ad una crescita consapevole e attenta al mondo intorno. O anche a scuola. Facilitando anche una relazione genitori/insegnanti costruttiva nell’interesse dei ragazzi/studenti.

Ogni adolescente, o quasi, combatte.

Contro il proprio corpo, contro la propria famiglia, contro la paura di non farcela, la solitudine, i pregiudizi propri e degli altri, i sogni, quello che si prova, quello che non si riesce a provare. Ogni ragazzo ha il suo gigante da combattere. Il suo nemico numero uno a cui sacrifica molte delle sue energie. Quindi, sceglie le armi che sembrano migliori o quelle che sono a portata di mano, quelle che gli viene naturale usare. Alcune armi si riveleranno utili, altre dannose. Non adatte. Il corpo diventa allora un campo di battaglia, gli altri diventano qualcuno da cui scappare, capaci di spingere a farla finita, si sente di doversi scusare per quello che si è, per chi si ama, i genitori un muro invalicabile che sembra non avere nessuna intenzione di essere scalato e il futuro un foglio grigio su cui non si ha molto da scrivere. Eppure, silenziosamente o urlando, chiusi in cameretta o pestando i piedi in una piazza, gli adolescenti hanno tutti una storia da raccontare.

 

E cosa deve fare un adulto? Un professionista? Io, mi arrendo. Non posso capire un adolescente. Non posso interpretarlo. Non posso etichettarlo. Non posso. Semplicemente. Non posso da sola. Non posso con i manuali alla mano, solo unendo i puntini tra una mancanza subita, un genitore o due, un atto compiuto. Io non posso leggere una persona come un bugiardino che mi racconta le controindicazioni che porta con sé. Ed è in quel momento che posso davvero avvicinarmi. Sempre che loro lo vogliano, solo se loro lo vogliono. Se me lo sono guadagnato. E’ nel momento che non giudico ma ascolto, nel momento che non lamento ma osservo,  quando tendo una mano e non indico una mancanza che posso pensare che forse, lentamente, possa arrivare a conoscere la storia di quel singolo ragazzo, con il suo singolo gigante, sulla sua speciale battaglia. E magari, passargli l’arma giusta per vincerla.

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Marzia Cikada

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