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Fino all'ultimo ricordo. Ipertimesia e l'impossibilità di dimenticare – Pollicino era un grande
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Fino all'ultimo ricordo. Ipertimesia e l'impossibilità di dimenticare

Dio ci ha donato la memoria, così possiamo avere le rose anche a dicembre.
James Matthew Barrie

 

Una volta c’erano gli elefanti, a loro veniva data l’etichetta di quelli con una ottima memoria. Oggi ci sono persone che eccedono in memoria, che ricordano, ricordano anche troppo.

Il termine tecnico coniato è quello di ipertimesia, parola che nasce dal greco (significa letteralmente “ricordare eccessivamente”).  Con questo termine si fa riferimento a quella particolare situazione per cui si ricorda tutto quanto è accaduto nella propria vita, con estrema precisione di dettagli, in maniera estremamente veloce.  Se il primo caso, segnalato con questo nome, è del 2006, questa è comunque una caratteristica, sebbene non comune, presente in una piccola parte della popolazione.

Una memoria autobiografica terribilmente forte e precisa, tanto da far incuriosire specialisti e autori TV. Di entrambi si parla in un  articolo su Repubblica, che mette a fuoco il problema, segnalando la possibile presenza, solo in Italia, di una  ventina di persone che non possono dimenticare. Un tema talmente interessante da averne fatta una serie tv Unforgettable, che vede protagonista una donna poliziotto con questa caratteristica.

Sul versante della ricerca, è il neurobiologo americano James L. McGaugh, dell’Università della California-Irvine, fra i maggiori esperti mondiali nello studio dei processi cognitivi della memoria emozionale, che ha studiato e proposto i risultati sul tema ottenuti in anni di raccolta di storie ed esperienze di persone con questa caratteristica della memoria. Si tratta di persone che possono ricordare tutto quanto sia loro accaduto, non solo nelle immagini ma anche nei dettagli temporali, giorno, ora, ogni particolare diventa parte della memoria. Un dono che può portare all’ossessione, in certi casi, ma che certamente colpisce per la sua eccezionalità.

Quello che al momento ancora manca, è capire dove vengono conservata la traccia amnestica del ricordo, in quale punto si svolge questa perfetta conservazione delle immagini e del tempo. Non abbiamo chiaro quale sia l’area o le aree in causa al manifestarsi di questo fenomeno ma si sta procedendo a scoprilo.

La prima paziente di McGaugh, Jill Price, ha scritto un libroLa donna che non può dimenticare” proprio sulla sua esperienza e su come questa abbia condizionata la sua vita. Una vera e propria ossessione quotidiana, dove ogni giorno è netto e vivido nella mente, i belli come i brutti. Una vera e propria dannazione che permette di accumulare dati su dati ma non permette di cancellare niente. Secondo l’autrice, il dono terribile è stato con lei da quando aveva soli 8 anni, da allora tiene con sé ogni istante della sua vita come della storia, insieme ad una numerosa trafila di collezioni di bambole, giornali, musica. Tutto per Jill è da collezionare.

Perchè potrebbe diventare un problema? Semplicemente la memoria può trasformarsi in un carceriere, pensiamo a quante piccole e grandi cose siamo ben felici di aver dimenticato, allontanandole da noi come dalla nostra memoria. Perchè dimenticare permette molto spesso il passo in avanti laddove ci siano state sofferenza e ferite. Amori finiti, morti, momenti difficili, liti, offese, occasioni perse, senza il potere del lasciare andare molto di questo potrebbe diventare un compagno di vita faticoso e pensante. Il non certo ottimista E.Cioran scriveva che “la sola funzione della memoria è di aiutarci a rimpiangere”, non solo. Sappiamo bene quanto siano le emozioni negative, come l’odio, a essere più persistenti e radicate nella mente e nella memoria di molti di noi. Se nulla potessimo cancellare o vedere affievolito nel tempo?

Se è vero che quasi tutto si attenua senza però sparire del tutto è anche vero che nel nostro intimo diario personale della vita, con il tempo i contorni si fanno sfumati e spesso questi li rende accettabili, migliori. In casi in cui la memoria sia lucida e precisa come quella presentata di ipertimesia tutto è sempre e definitivamente come è stato vissuto, incancellabile ed imperituro. Per questo persone con questo dono sono facili a tratti di depressione o ossessivi compulsivi, accumulano accumulano e presto non riescono a far altro.

Un dono che può trasformarsi in una dannazione, una caratteristica che diventa un modo di essere, la memoria che si fa rifugio dove nulla può essere cambiato o alterato dal tempo. dove tutto è sempre uguale e le trasformazioni impossibili.

Pollicino:  Chi è affetto da ipertimesia

L’Orco : Il non poter dimenticare nulla

L’arma segreta :  Cercare di capire il proprio funzionamento e imparare a convivere con questo eccezionale e terribile dono

 

 

 

 

 

Marzia Cikada

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