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Quando nasce un papà, la paternità ai giorni nostri. – Pollicino era un grande
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Quando nasce un papà, la paternità ai giorni nostri.

(Pensavi che) l’idea di sentirti padre in quanto uomo responsabile fosse un’idea insufficiente, e tutto sommato mediocre. Doveva esserci dell’altro nel diventarlo… un’epifania, una manifestazione d’appartenenza, un segno, pensavi. Ma il problema, adesso, è che non c’è più tempo per questi discorsi. Perché tua figlia c’è. E’ a casa..La chiami già per nome. Tutti la chiamano per nome, manco volessero convincerla che esiste, Dovresti aver capito con cosa hai a che fare. Invece sei ancora lì che non sai niente. E’ imbarazzante.
Diego De Silva “Diventare è capire di essere” (2013)
 

I padri sono cambiati. L’abbiamo capito. Non abbiamo più, se non in piccola parte, famiglie gerarchiche, dove il padre  detiene il potere, definisce, decide. Il “pater familias” oggi è diverso. Il nuovo padre non per questo ha vita facile. Se il padre del passato era più sfumato, poco presente nella gravidanza, preposto a ruolo di educatore/punitivo per lo più nelle fasi della crescita dei figli, oggi gli uomini hanno fatto una scelta diversa. Ci sono. Sono visibili, reclamano la possibilità di fare da subito il loro pezzo.

Non è più colui che portava il valore della morale, della legge, che rappresentava la società con i suoi precetti, oggi, nella struttura familiare il padre è diventato un papà. La separazione netta mamma/coccole e padre/regole non regge più così bene. Nel migliore dei casi si incontra con aspetti più emotivi e di presenza, arricchendo la famiglia, benchè capiti che si possano perdere poi aspetti importanti come mettere regole. Questa figura in movimento è stata trattata dal mondo della psicologia con attenzione, un testo su tutti “Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove dimensioni paterne in una prospettiva sistemico-relazionale” a cura di M.Andolfi (2001) dove per evitare la scomparsa del padre, per tutto quanto questa significhi, si richiama l’attenzione sulla trasformazione di questo ruolo e su quanto contesto sociale, mass-media e istituzioni debbano essere presenti e accompagnare questo momento di cambiamento nella famiglia. Pensiamo non solo alle coppie eterosessuali ma ai tanti padri single o omosessuali che cercano di farsi strada, di far valere il loro desiderio così come le loro storie e competenze in un mondo spesso troppo disattento.

Come inizia quest’avventura nell’essere padre? Con tempi spesso molto più corti di quelli delle mamme. Perchè non vivendo la gravidanza manca il tempo dell’incontro e del crescere insieme con il figlio o anche solo la sua idea. Alcuni ci provano a vivere, come le madri, la gravidanza come propria ma il fatto è che mentre la mamma ha il “tempo” di  entrare in contato con il bambino, adeguandosi a lui, rendendolo parte della sua identità, anche fisicamente a volte prima di tutto fisicamente, i padri non hanno questa possibilità. Sono passivi spettatori, molto spesso, di trasformazioni che non sa come e con chi condividere. E poi il bambino nasce.

Una nota curiosa su questo punto, è la creazione di una cintura speciale realizzata da Huggies e Ogivily e Mather Argentin (video tratto da Repubblica”) che permette di trasmettere i movimenti del bimbo nella pancia della mamma a quella del papà. Le reazioni dei papà, a quello che normalmente non possono immaginare, sono emozionanti e fanno capire quanto manca ai padri, in termini di emozioni. Il contatto con il feto giorno dopo giorno, con il figlio pensabile perchè sentito, vissuto, presente.

Per questo, favorire il rapporto papà/bambino già durante la gravidanza è importante per tutti. Perchè permette di creare già prima della nascita creare la triade ( mamma/papà/bambino)  e rinforzare le loro future interazioni in un clima di profondo coinvolgimento. I nuovi padri sono padri da subito, non aspettano in “panchina” attendendo il loro momento di entrare in scena, con regole e valori alla mano, spesso avendo ben poca familiarità con il piccolo per aver ceduto ogni potere alla mamma ( o alle altre figure femminili di casa). Oggi il papà entra in campo presto, anzi da prima. Questo permette di sostenere anche meglio le mamme, alle prese con il groviglio di emozioni tipiche dei primi mesi subito dopo il parto, e di sentirsi più parte in causa, più coinvolto.

Essere in tre da subito, aiuta la famiglie e aiuta ad evitare l’allontanamento padri, spesso allontanati dal loro sentirsi spettatori mentre uno stuolo di persone altre dalla coppia ( suocere, madri, amiche, donne) si muove intorno alla propria compagna e al proprio bambino. Non serve più, in questi casi, lo spauracchio del lavoro a tenerli lontani. Possono trovare il loro ruolo. Spesso infatti, i padri usano il lavoro come scusa per allontanarsi da quel posto, la casa, dove non si sentono più in grado di avere un ruolo. Mentre a lavoro sono ancora loro, riconosciuti e capaci, i soliti ragazzi di sempre. Perchè essere padri significa anche fare un salto nel proprio ciclo vitale, diventare adulto, responsabile per qualcuno in più. Per la propria famiglia, per i propri figli. Una vera rivoluzione che rende l’uomo/papà delicato e fragile, da non lasciar solo.

E’ importante, in questo, anche il ruolo delle mamme, che devono riuscire a mettere paletti che tengano meno dentro l’esterno, l’esercito dei “ti dico io…” o “ti aiuto io…” e aumentare invece la complicità con il padre. Anche in questo caso ne gioveranno tutti. Una maggiore alleanza all’inizio dell’avventura dell’essere genitori, aiuta la coppia a tornare poi più serenamente uomo/donna insieme. Quando l’urgenza di essere solo genitori, che i ritmi forsennati dei primi mesi avranno reso un vero lavoro a tempo pieno, sarà passata, sarà allora più facile riconoscersi per la coppia che si era, persi tra pannolini e pappe e riprendere il discorso comune senza dimenticarsi come era stare insieme prima del bambino.

La nuova paternità, intesa come processo che costruisce tra il prima e il dopo il parto, che racchiude storia passata con il proprio di padre e storia presente divisa tra il rapporto con la mamma, il mondo e il figlio vissuto, pensato, conosciuto, si muove ad un ritmo in continuo movimento. Il padre che nasce con la venuta al mondo del figlio, è un padre che spesso deve ancora fare i conti con sé stesso e che crescerà grazie anche a come sarà capace di diventare, negoziando il suo ruolo con la compagna e con le figure intorno a lui, non ultimo, sarà il padre che vorrà diventare insieme a suo figlio. Diamogli attenzione. Abbiamo ancora bisogno di lui.

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Marzia Cikada
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