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Empatia, la parola magica che salverà il mondo? – Pollicino era un grande
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Empatia, la parola magica che salverà il mondo?

I live in a world where I’m the center of it
And everyone else seem so small
That was the beginning of my downfall
I never seen through your lens, friend..
Shelter “Empathy” *
 

Guardare il mondo attraverso le lenti dell’altro. Questo potrebbe essere un modo semplice per raccontare e definire l’empatia. Un concetto, una risorsa, una abilità di cui si parla sempre di più e che abbraccia diverse discipline.  L’empatia si mostra come una strategia utile nella comunicazione per dare ascolto a segnali altrimenti condannati a restar nascosti.

Cosa fa l’empatico? Si accorge di quello che non si vede e rende la relazione più autentica dando attenzione all’interlocutore verso la comprensione reciproca. Ancora, riesce a sentire come l’altro  sente senza giudicarlo, non solo simpatizzando ma facendo propria la visione altrui. Una grande abilità quindi, che come tutte le altre si può allenare e regolare.

L’empatia sta diventando una visione del mondo. Perchè se da una parte ci viene raccontata la storia dell’uomo mangia uomo, spinto solo dal bisogno di possesso e dal suo egoismo, dall’altra si parla sempre di più di empatia, di un uomo capace, anzi predisposto, a manifestare emozioni in relazione con gli altri. E non si tratta solo di favole buone, ma di solide teorie portate avanti anche da economisti e biologi. Per esempio è dell’economista statunitense Jeremy Rifkin il testo La civiltà dell’empatia”, (2010 ) dove si parla dello sviluppo della società come proporzionale alla capacità di empatizzare dell’uomo. Questa sarebbe una fortuna, perchè permetterebbe un vantaggio, quello del “salto empatico” che rende possibile una migliore evoluzione per la comunità, dovuto anche alla spinta delle tecnologie e della globalizzazione. Immedesimarsi nell’altro diventa una potente risorsa e una sfida. Quella che è necessario accogliere per salvare il mondo dalla crescente e accelerata devastazione che viene fatta del nostro pianeta. Si chiede Rifkin

Riusciremo ad acquisire una coscienza biosferica e un’empatia globale in tempo utile per evitare il collasso planetario?”

Il biologo, etologo Frans De Waal, nel suo “Le Età dell’Empatia” (2009) analizza il comportamento di  animali ( come scimpanzé, delfini, elefanti) e uomini segnalando che l’empatia regna in entrambi i mondi con una certa naturalezza, risultando quindi innata. Una informazione in più sul tema che ci racconta anche come nella sua assenza o cattiva manifestazione, deve entrarci qualcosa il modo in cui le persone crescono e imparano ad usarla.

EMPATIA E NEUROSCIENZE

L’attenzione al campo dell’empatia si è avuta in special modo tra gli anni ’80 e ’90 quando si è fatta la scoperta dei “neuroni specchio” . E’ successo in Italia, grazie al gruppo di Giacomo Rizzolatti all’Università di Parma. Questa scoperta, ci ha permesso di capire cosa succede nel cervello quando si osserva il comportamento altrui, quali zone vengono interessate (regioni parietali frontali inferiori del cervello e sistema limbico) e come si muove il messaggio empatico. Si  tratterebbe di meccanismi di risonanza tra chi manifesta una emozione e chi la riceve, che riesce a sintonizzarsi in modo da metter in atto movimenti, percezione, emozioni adatte ad accogliere e fare propria l’esperienza altrui.

EMPATIA E LE RELAZIONI

L’empatia come abilità sociale che non si vede, non si tocca ma silenziosamente arricchisce, permette di comunicare meglio con l’altro, anche solo con un gesto. Grazie all’empatia ci si mette in contatto con l’altro per poi tornare nel proprio mondo uscire dai propri schemi per vedere cosa vedono gli altri, anche solo il tempo necessario per capirsi A darne dimostrazione visiva, ci aiuta un video di animazione, che gira da un po’ nella rete. Si chiama “The power of Empathy” ( trad. Il potere dell’Empatia) ed è stato utilizzato dalla docente, ricercatrice di Houston, Brené Brown, conosciuta ai più per le sue belle conferenze su TED, per raccontare, appunto, quanto possa diventare un punto di forza l’utilizzo dell’empatia nelle relazioni. La Brown porta avanti da decenni studi sociali sull’empatia e la vulnerabilità dell’essere umano. Riferendo come, diventando abbastanza coraggiosi da entrare in contatto con le personali fragilità, si possano costruire legami empatici e funzionali al benessere. Il video ce lo mostra, nell’animazione curata da Katy Davis, nella relazione tra il simpatico Orso e la triste Volpe. Loro entrano in contatto, uno capisce come l’altro si sente. Se voglio connettermi con la tua emozione devo entrare per prima cosa in relazione con la mia emozione. Empatia è quindi la parola magica attraverso cui riconosciamo l’altro come essere unico, fragile, vulnerabile, insomma, proprio come noi.

EMPATIA,  I GENERI E LA COPPIA

Prima di tutto, pare che siano più empatiche le donne. Lo afferma un libro del 2003, “Questione di cervello. La differenza essenziale tra uomini e donne” del professore di sviluppo psicopatologico Simon Baron-Cohen. In questo testo, si definisce che, mentre il cervello maschile è portato ad essere sistematico per dover concretamente elaborare sistemi e risolvere i problemi, quello delle donne è più capace di empatia perchè da sempre sono quelle che si occupano delle relazioni nelle comunità e, prima di tutto, hanno il compito della cura dei bambini. Questo aspetto risulta poi fondamentale se pensiamo che è proprio nel primo legame fondamentale che il bambino impara a vivere l’empatia. Grazie ad un attaccamento sicuro si accetta, infatti, di scoprire il mondo e il mondo degli altri, cosa impossibile per chi resti imprigionato e centrato solo su se stesso come nei casi in cui ci sia stato un problema a questo livello e l’esplorazione del mondo si sia resa impossibile.

Nelle relazioni l’empatia è importantissima, cruciale. Permette di creare lo spazio del Noi della coppia, costruendo intimità. Insomma, “mettersi nei panni di….” risulta una abilità che permette di non trasformare il tutto in un gioco di forza.

Quanta violenza nasce dal non riuscire a pensare a cosa vivono gli altri giorno dopo giorno? Pensiamo alla violenza tra uomo e donna. Su questo tema, su cosa accadrebbe se davvero ci fosse l’occasione di invertire le parti, è stato girato un corto dalla regista francesce Eléonore Pourriat, dal titolo Majorité Opprimée. In pochi giorni ha superato i 6 milioni di visualizzazioni e toccato, si spera, diversi cervelli giocando proprio su un mondo rovesciato, dove i ruoli siano al contrario rispetto ad oggi. Questo dovrebbe permettere, soprattutto agli uomini, di empatizzare con il protagonista e di conseguenza, di riuscire a vedere in maniera diversa la stessa “normalità” delle piccole e grandi violenze di tutti i giorni ai danni delle donne di tutto il mondo.

Video

EMPATIA E I RAGAZZI

Se è vero che l’empatia, abbiamo detto, è biologicamente innata, è anche vero che tende a perdersi se non “allenata”. Molto spesso, specie nei casi di bullismo o cyberbullismo, quello che manca è proprio questo: la consapevolezza delle emozioni dell’altro. La comprensione del dolore reale che provoca un attacco anche se online. Un bambino a cui si presta la dovuta attenzione, specie quando inizia a costruire la sua immagine del mondo degli altri, la sua “teoria della mente” sarà un bambino più difficilmente autore di bullismo. Empatia è una parola fondamentale per educare i ragazzi.

Una politica capace di sostenere buone pratiche, uno spazio idoneo per allenare gli studenti a sentire, ad ascoltare ed entrare in contatto con il mondo dell’altro risulta predittiva di un minor numero di vittime di violenza a scuola. Una per tutte, l’Organizzazione “Roots of Empathy” presente in Europa, Canada, Nuova Zelanda, Usa e Inghilterra, porta da anni nelle classi scolastiche dei programmi ad hoc per educare all’affettività e sviluppare le capacità empatiche. Questa sarebbe bello fosse una scommessa anche per la nostra scuola, per gli insegnanti come per i genitori, soprattutto dove la tecnologia e la facilità data da internet di ferire l’altro si fa sempre più alla portata di mano e senza regole.


Pollicino: Siamo tutti nati empatici, dobbiamo solo stare allenati!
L’Orco : Un cattivo attaccamento, mancanza di sintonia con l’altro
L’arma segreta :  Non dimenticare mai l’innata capacità di “mettersi nei panni degli altri…” 
Marzia Cikada
Commenti
  • Knicols

    Parole sagge. Ti ringrazio per aver parlato d’un argomento così spinoso. Spesso si tende a “minimizzarlo”, così come lo si fa con l’amore, mostrando esclusivamente il lato superficiale e vacuo. E’ bello vedere persone così colte e con un abilità espressiva così fine che si dedicano a questo genere di cose. Sembra na sviolinata? Già. pazienza. Ho trovato davvero interessante quest’articolo e volevo solo dirtelo, dato che “mettendomi nei tuoi panni” anche a me piacerebbe ricevere apprezzamenti se faccio qualcosa di così mastodontico e in cui metto così tanta passione (Che a mio avviso traspare da come scrivi).

    11 marzo 2014 at 15:32 Rispondi
    • Dott.ssa Marzia Cikada

      Difficile credere a chi dice “No. Dai. Niente complimenti!” Non fanno male e, nelle giuste dosi, spingono a continuare avventure anche faticose. Quindi semplicemente ti ringrazio per le parole che hai regalato al mio lavoro. Anche Pollicino sorride.

      12 marzo 2014 at 8:41 Rispondi

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