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°I Peccati Capitali e la Psicologia° 2. Superbia – Pollicino era un grande
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°I Peccati Capitali e la Psicologia° 2. Superbia

Chi porta il naso troppo alto, facilmente inciampa.
Proverbio Italiano
 

Il Superbo avanza tra gli altri, eppure non li vede come persone se non come ammiratori, come inferiori di cui non si ha bisogno che per essere confermato “Il migliore”. Il Superbo basta a sé stesso, non concede attenzioni ma ne riceve. Si sente sempre “un po’ più” dell’altro e vive nella sua presunta perfezione senza mai toccare il suolo.

La Superbia è certamente uno dei più terribili dei vizi capitali dal punto di vista delle relazioni. Chi si vive meglio degli altri, trova spesso infatti qualcuno che, sottomesso da tanta sicumera, sarà disposto a rinunciare alla sua peculiarità per accettare di non essere altro che il pubblico per questo Eroe indolente, irraggiungibile, inattaccabile, talmente e presuntuosamente infatuato di se stesso. Pur partendo nel migliore dei modi e con tutte le energie, spesso ogni tentativo di farlo scendere con i ‘piedi per terra’, si rivelarà inutile.

Nella Tragedia Greca, la Hýbris (tracotanza, superbia) veniva punita come la colpa peggiore, la violenza di cui vendicarsi. Ne erano incaricati gli stessi dei che dovevano, con la loro punizione, ricordare agli uomini di aver passato il segno, di essersi voluti avvicinare troppo agli dei ( pensiamo a Prometeo, che volle rubare il fuoco, a Icaro che volle volare).  Così il superbo è ancora colui che si pone sullo stesso piano di una divinità, irraggiungibile, lontano, perfettamente freddo alle relazioni, incapace di concedere all’altro vicinanza reale e attenzione.

L’immagine che viene in mente parlando della Superbia è quella di una alta torre dove nessuno può arrivare, perfetta ma sola in mezzo al resto, imponente ma condannata ad essere talmente alta da non poter far altro che guardarla. Ma nessuno può vivere in pura ammirazione, neppure della più bella delle costruzioni, quindi infine si passa oltre, lasciando la torre al sicuro nella sua solitudine.

Il Superbo però ha bisogno degli altri, questi devono ammirarlo, non esiste superiorità senza qualcuno che sia inferiore. Quindi il superbo vede nell’altro non una persona ma il pubblico che può renderlo immortale, che può applaudire i suoi pregi, ammirare la sua perfezione. Senza mai cedere al confronto reale, l’altro è colui che semplicemente rinforza con la sua piccolezza l’immagine dorata che il superbo ha di sé.

Questo non significa entrare in relazione, questa è temuta fortemente. L’altro viene disconfermato in continuazione ( “Tu non esisti come persona”) per confermare invece il proprio potere sugli altri tutti, la propria distanza quasi sacra, inviolabile che porta il Superbo ad agire per sé solo, nella più piena indifferenza. Il superbo ha seguaci non amici, trascina con il suo fascino ma passivamente, schiacciando l’altro nel suo continuo rimandargli il messaggio di non essere altro che un ammiratore, non vedendone emozioni e bisogni.

Pensiamo alla Marchesa Isabelle de Merteuil, ruolo interpretato da Glenn Close nel film di Stefen Frears “Le relazioni pericolose”(1988) che utilizza e gioca con gli altri, annichiliti dalla sua superiorità dichiarata, sentendosi nata per dominare l’altro, circondata dalla vanagloria dentro cui si muove nella storia ritenendosi protagonista intoccabile e assoluta della storia fino allo schianto quando gli altri da pubblico decidono di essere critici e giudicare la violenza dei suoi intrighi. Il Superbo non vive, non si concede, relazioni nel loro significato di scambio, di reciprocità. Profondamente, temono il potere dell’altro perchè potrebbe mettere in crisi il loro impero di cristallo, la loro distanza dorata, la loro perfetta solitudine piena di ammirazione.

Nella storia dei superbi non difficilmente si nasconde del dolore. Solitamente la salita sul monte, lontano da tutti, del superbo inizia con i primi a prendersi cura di lui. E’ sin dai primi mesi di vita che la sensazione di essere invisibile e non accettato si fa strada nel bambino. Per difficoltà di capirlo e amarlo da parte dei genitori, o chi per loro, il piccolo cresce sentendosi non idoneo, invisibile nelle sue richieste. Come si protegge? Nascondendosi dove nessuno può arrivare, più in alto di tutti e tutto.  E’ infatti il confronto che viene evitato, perché cela la sensazione di fragilità che non si vuole più sentire.

Lentamente viene costruita una maschera, una copertura di forza presunta, di superiorità ostentata che racconta di sé una storia fatta di sicurezze e inarrivabili pregi. La distanza si fa sempre di più fino a credere ciecamente a quanto costruito per proteggersi. Il vuoto e la paura ora sono lontani, non esistono come non esiste persona che possa ferire il superbo, nessuno è più in grado di sopraffarlo, anche perché nessuno diventa più degno di avvicinarsi al di là della presunzione manifesta. Resta possibile solo l’ammirazione.

L’efficacia di tale difesa è tale, che diventa quasi impossibile cambiare qualcosa in senso contrario. Il superbo di isola sempre di più mentre, sempre di più, l’altro si allontana, viene riconosciuto solo come seguace, fan ma non persona con cui entrare realmente in relazione. La paura di non essere accettati è straziante e per evitarla si non sono permessi neppure i più piccoli difetti. Ecco, quindi, che sembrerebbe dire all’altro “se ti avvicini mi romperai”. Non mettersi in una relazione squisitamente umana, con il gioco dei pregi e dei difetti, con la possibilità di essere feriti e rifiutati vuole dire anche non rischiare di essere giudicati, per restare lontani da ogni giudizio, perfetti e impeccabili.

Le relazioni con persone superbe parlano di dolore e solitudine, da ambedue le parti la difficoltà di vivere una storia di coppia sana, ferisce l’uno per paura di entrare in contatto e l’altro per incapacità di far sentire la sua voce e i suoi bisogni. In fondo, sarà l’isolamento il solo vero compagno del superbo. Una distanza emotiva dagli altri che spesso di trasforma in una forma terribile e violenta di rancore che avvelena tutto. Prigioniero della sua immagine falsa, il superbo rischia di rimanere prigioniero della sua stessa medicina. Si vive come incompreso, perché troppo più in alto, ma il suo vero bisogno, ormai terribilmente nascosto nelle segrete della sua anima, è di sentirsi amato e accettato, come tutti gli umani pieni di difetti presenti in questo piccolo mondo.

Riportare sé stessi ad una distanza in cui è ancora possibile sentire l’affetto e la vicinanza dell’altro, riscoprendo il bisogno delle relazioni piene e superando il dolore/rabbia per le mancanze subite in passato, sarà più possibile? Solo se il superbo seguirà, finché sarà possibile sentirla, la sua voce più fragile e si avvicinerà ad un percorso capace di riportarlo nel mondo, prendendo le distanze invece, dal meccanismo utilizzato da sempre. Se così non sarà possibile fare, solo o con l’aiuto di un professionista, il suo distacco sprezzante sarà infine impossibile da colmare tenendolo, lucente ma solo, nella sua alta, invalicabile, prigione dorata.

Pollicino:  Il superbo che vuole tornare sulla Terra
L’Orco : La paura di essere feriti che ci fa dire ” Non voglio nessuno, tanto sono il migliore!”
L’arma segreta :  Superare la rabbia e perdonare le ferite passate per rientrare lentamente in contatto con gli altri e con i propri fantastici difetti tutti umani
Marzia Cikada
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