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Wonder, il vero prodigio è riuscire ad essere gentili. – Pollicino era un grande
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Wonder, il vero prodigio è riuscire ad essere gentili.

“Non dovremmo forse inventare una nuova regola di vita..
cioè cercare di essere sempre un pò più gentili del necessario?”
J.M.Barrie letto dal Preside Kiap

I Pollicini hanno il cuore tenero. E’ un dato. E capita piangano nel leggere storie di altri Pollicini. A volte copiosamente e con tenerezza, come quando, dopo tanta vita in mezzo, si ritrova un vecchio amico e lo si vede fantastico nonostante le ferite del tempo. Ecco. Io leggendo “Wonder” mi sono emozionata.

Il libro della Giunti uscito lo scorso anno, primo libro di R.J.Palacio è un libro che dovrebbe essere consigliato ai ragazzi e discusso insieme con gli insegnanti, un testo facile, diretto e potente nelle sue immagini, eccessivo a volte solo nei buoni sentimenti.  La storia? Il giovane August Pullman non è mai stato a scuola ma decide di farlo a 10 anni, entrando in prima media. Il padre teme sarà un agnello al macello e molte saranno le difficoltà che si incontreranno, ma August farà valere una legge importante, quella della gentilezza e tra attacchi, guerre, lacrime e nuovi amici, infine avrà modo di raccontare una nuova prodigiosa storia. Il problema di August? Una sindrome terribile che gli rende deforme il volto. Nello specifico, quello che ha colpito August è una disostosi mandibolo-facciale causata da una mutazione del gene TCOF1 e complicata da una microsomia emifacciale caratteristica della gamma OAV, una mutazione genetica che, secondo la sorella, “ha dato guerra alla sua faccia”, rendendolo tutt’altro che piacevole allo sguardo. Se non si vedesse il suo volto sarebbe un allegro, intelligente ragazzino di dieci anni con le sue paure e le sue passioni, come quella per Guerre Stellari.

La scuola media è un inferno per molti ragazzini, ma quando si entra a scuola con un aspetto speciale, diverso come quello di August, quello che può capitare è potenzialmente terribile. Il libro, nella collana per bambini, racconta e mostra qualcosa che non ha età, il peso del pregiudizio, il bisogno di sentirsi accettare, la possibilità di sbagliare e poi imparare qualcosa che non c’è sui libri di scuola. Nel testo si affronta la menomazione fisica del volto di August da diversi punti di vista, il suo, quello della sorella, del fidanzato della sorella, degli amici. Ognuno racconta aspetti nascosti agli occhi dell’altro, teme, gioisce  e affronta la vita diversamente. Ognuno svela solo a sé stesso certe debolezze e mentre noi vediamo la storia crescere di sfumature, ecco che comprendiamo anche come sia difficile giudicare.  E sono molte le domande che impariamo a farci.

Cosa è diverso? Un volto, un arto, un colore sono pericolosi solo perché diversi? La paura che si prova davanti all’inusuale è legata a quanto si manifesta diverso o alla mia percezione, ai miei occhi al mio timore che possa scombinare l’ordine rassicurante delle cose? Come reagisco alle mie parti diverse? Dopo lo sgomento, riesco a integrarle con il resto o le nascondo sotto il tappeto, riesco a difendere quanto non è “come” o ne provo vergogna? Un volto di ragazzino certo è di impatto e spesso lo sguardo scappa davanti alla bruttezza, perché? Cosa mi porta ad allontanarmi a tacciarlo come portatore di pericolo, la fragilità è dentro di me o nella diversità? Le reazioni dei ragazzini nella scuola, dove piacere è sinonimo di omologarsi, certo fa fatica un po’ di più ma sono gli adulti a non riuscire a tornare sui loro passi.

Sono abbastanza gentile?Un bene che suona antico la gentilezza eppure quando manca anche le piccole cose fanno fatica ad essere piacevoli. Quanto cambia la qualità del tempio per il sorriso del barista piuttosto che il cipiglio infastidito del vicino di casa o la guida cittadina che taglia la strada. Norme non scritte che sono veri atti di eroismo messi a confronto con l’atmosfera di violenza in forme luccicanti a cui siamo quotidianamente sottoposti. In Wonder la gentilezza è provare l’altra strada, quella che lascia uno spazio dove sia possibile incontrarsi e non si affretta a giudicare per proteggersi. Viene riportato questo precetto di Wayne W. Dyer ( autore di moltissimi libri di autoconoscenza e motivazione molto famoso in America) che dice:

Quando ti viene data la possibilità di scegliere se essere giusto o essere gentile, scegli di essere gentile.

Perchè la giustizia spesso riflette gli egoismi del tempo e non ammette il lato fantasioso, speciale della vita mentre la gentilezza crea ponti tra mondi diversi e apre gli occhi su paesaggi che non avremmo mai potuto vedere altrimenti.

Cosa rende le cose più folli, e impensate, possibili? Noi. Semplicemente. Muovendoci con lentezza in un mondo fatto di emozioni e fragilità, possiamo ancora scoprire che ci sono battaglie per cui vale la pena uscire dal coro e decidere di scrivere la propria musica. A tutte le età è difficile trovare la propria strada e seguirla. La scuola media, in questa prospettiva, è solo uno dei luoghi più brutali che si possa immaginare, tipo il peggior bar di Caracas della pubblicità, così intriso di emozioni, ormoni, desideri di essere amati, genitori che difendono il loro stile familiare, poco spazio per l’altro che non sia come me ma che mi porti a farmi domande adulte, che mi spinga a prendere una posizione anche contraria alla maggioranza ma mia, scelta.

Leggendo il libro, il critico che è in noi, affermerà probabilmente quanto sia poco credibile il testo, quanto siano in fondo troppo buoni, quanto siano troppo in gamba i genitori di August e non solo. E’ vero, nel testo ci sono personaggi complessi umanamente ma, tranne qualche caso, mai negativi. E la realtà ci ha insegnato che il mondo è pieno di persone cattive, che il lieto fine è semplice buonismo e che a pensar male ci si protegge dalle brutture del mondo. Ma, davvero, solo questo ci ha insegnato la vita? Tra le righe, non c’è forse anche la magica possibilità di poter credere che le cose belle, semplicemente, succedono o anche, con un pizzico di fatica in più, si possono far succedere?

Pollicino:  La parte mostruosa di ognuno di noi
L’Orco : Il giudizio degli altri
L’arma segreta :  La gentilezza, la fiducia  e la semplicità.

Marzia Cikada
Commenti
  • marisamoles

    Cara Marzia,

    questo post è splendido, eppure parla di una cosa “brutta”. Credo che effettivamente la realtà che ci sta di fronte spesso spaventi ma non è chiudendo gli occhi che, come d’incanto, si trasformerà in ciò che ci piace e che vogliamo.

    12 ottobre 2013 at 10:19 Rispondi

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