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La Notte del Giudizio (The Purge) – Pollicino era un grande
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La Notte del Giudizio (The Purge)

 

La guerra consente di liberare, legittimamente, l’aggressività naturale, e vitale, che è in ciascuno di noi.
È evasione dal frustrante tran tran quotidiano, dalla noia, dal senso di inutilità e di vuoto che, soprattutto
nelle società opulente, ci prende alla gola.
Massimo Fini, Elogio della guerra, 1999

 

La Notte del GiudizioUn film horror o definito tale si aggira per le sale cinematografiche estive di questo agosto 2013. Il titolo è “The Purge” che potremmo tradurre come “la purificazione”, nel film viene passato come “lo sfogo”in Italia passato come la Notte del Giudizio. La regia è di James DeMonaco così come la sceneggiatura, il cast, a parte due attori piuttosto conosciuti (Ethan Hawke e Lena Headey), non è di quelli roboanti al botteghino. Nella sua essenza si tratta di un film curioso nell’idea, che ci porta a fare una o due riflessioni. La trama. Siamo negli Stati Uniti del 2022 e la situazione sembra florida, ricchezza, poca disoccupazione, biscotti fatti in casa dai vicini, criminalità minima. Come mai? Come ci siamo riusciti? Una notte all’anno, dalle sette della sera alle sette del mattino dopo, si può lasciare andare la propria aggressività liberamente, senza polizia o legge che possa punire. Dodici ore di sfogo, appunto, in cui è permesso uscire a caccia di persone deboli da colpire, in cui si appianano le liti con le armi, sotto telecamere che registrano ma non intervengono. Qui la trama del film ci fa vedere come un ragazzino decide di non accettare però un particolare di questa annuale brutalità. Protetto dalla sua casa da ricco, chiaramente sono i barboni, i poveri, i deboli a venire colpiti da questa ondata di violenza, il giovane Charlie farà entrare un uomo in cerca di aiuto dando il via ad una escalation di follia intorno a lui che metterà in crisi la fiducia in questo “perfetto” meccanismo crea equilibrio e serenità. Ma come vada a finire lo lasciamo agli appassionati di cinema. Quello che mi interessa è il meccanismo e il messaggio che passa attraverso questa inscenata crudeltà, il ricorso alle armi, alla aggressività senza regole capace di sfogarsi con chiunque per sentirsi pacificata poi, una violenza che non viene accettta nel quotidiano ma che poi esplode in tutto il suo flagore una sola volta l’anno.

Se i film horror, con le loro esagerazioni, sono sempre stati un ottima cartina tornasole dello stato della società, pensiamo agli Zombie di Romero, questo non lo è da meno. Nel film del 1978, “Zombie” appunto, si faceva notare come la moderna cultura del centro commerciale, il potere dell’acquistare e dell’omologazione, che si nutre di consumo e insieme consuma l’umanità della comunità, trasformasse le persone in zombie, non morti a zonzo per le città, senza niente più di alto e umano di quanto dovrebbe caratterizzare il nostro essere. Chiaramente sotto certi aspetti il tema è ancora molto attuale. Alla luce di questo, “The Purge” ci racconta due aspetti dell’umanità interessanti. Il primo aspetto è la lotta di classe senza fine. Sono poveri quelli che vengono lasciati a morire mentre i ricchi sono protetti dai loro sistemi di sicurezza, al riparo dallo sfogo annuale. Una distanza che rende impossibile la comuniucazione tra le due categorie ( ricchi vs poveri), annientando il senso di una comunità sana perchè in dialogo con tutte le sue parti. Altro aspetto è la solitudine dell’individuo, che per poter trattenere, ma non godere, del suo benessere sociale, di chiude in se, in casa, lontano da tutto, anche dalle emozioni normali e in buona dose sane che ognuno vive e condivide con l’altro. Le famiglie che vediamo, sono monadi solitarie, i rapporti sono superficialmente armonici, il dialogo, come l’ascolto, manca. L’argomento di discussione a cena è il successo lavorativo e non la sfera intima del proprio star bene o male reso migliore e sopportabile dal poterlo comunicare. Le emozioni restano così frustrate e chiuse in se stesse, fino al poterle finalmente sfogare come un qualcosa di sbagliato e da nascondere normalmente. Chiusi in una finta protezione, che lascia fuori dal mondo, isola, la famiglia che seguiamo vive senza capire quello che accade, se non troppo tardi. Quando finalmente si interroga, le emozioni tanto trattenute, sono esplose, la famiglia è distrutta e dovrà farsi carico di trovare un nuovo dialogo possibile, una nuova storia capace di rendere reali e solidi i legami tra i membri. Come scriveva già Freud nel 1922, ” È rimarchevole il fatto che l’uomo, quanto più limita la propria aggressività verso l’esterno, tanto più diventa rigoroso, ossia aggressivo, nel proprio ideale dell’Io.”   Infatti, quella che vediamo è ben lungi dall’essere una comunità equilibrata, arde invece da dentro, inseguendo ideali e valori che portano lontano dalla propria umanità.

L’aggressività esiste. Non va nascosta e poi fatta espodere come una bomba. L’aggressività parla di noi, delle nostre fatiche, comunica all’altro quanto non funziona e si vorrebbe cambiare. Trattenuti e celati dietro una facciata di benessere troppo spesso finta, le emozioni trattenute tendono a frustrare l’animo umano e ad esplodere quando meno ce lo aspettiamo. Non serve attendere il 2022, sono molti i litigi per motivi semplici e banali che sfociano in tragedie, pensiamo alle discussioni tra automobilisti che finiscono con la morte violenta di uno dei due. Spesso si celano vecchie ferite dietro certe esplosioni ma questo vuol dire che, ancora una volta, non si è stati in grado di fare chiarezza, trovare soluzioni condivise, accettare e superare. La Notte del giudizio ci racconta due possibilità. Quella di chiuderci in noi stessi, nel nostro piccolo e finto giardino e restare fuori dal mondo, illusoriamente protetti o quella di affrontare in maniera debita e non spaventata le normali pulsioni che si vivono, quella di risolvere le questioni che ci portano a star male in maniera cooperativa, ascoltando e provando ad ascoltarsi per costruire un benessere che non debba nascondersi in una tana. Trasformando la rabbia e l’aggressività in altro. Dialogo, ascolto, emozioni fluide. Nessuno vieta lo sfogo, il litigio, di cui tanto ci si preoccupa, nessuno dice che manifestare anche fortemente, la propria frustrazione non sia un bene per renderci più equilibrati. All’interno della coppia, per esempio, ce lo racconta un simpatico corto visibile sul sito de “La Stampa”, dal titolo, neanche a dirlo, di “La Terapia” (2013) che sembra raccontarci che piccoli scontri, anche animaleschi, se concertati con l’altro, possono solo far bene alla salute della coppia e delle relazioni, diventando un modo di migliorare la complicità, imparando anche a litigare. Meno specifica la creazione, a Forlì, della prima Camera della Rabbia italiana, dove si può rompere tutto per soli €35, in questo caso non si elabora granchè ma almeno non si finisce con il far male a nessuno.

Pollicino:  Chi si nega il piacere di una bella litigata
 
L’Orco :  La violenza delle emozioni trattenute
 
L’arma segreta : Ascoltare e dare senso alle propre emozioni aggressive evitando diventino mostruose

 

 

Marzia Cikada
Commenti
  • meo..... laura

    un po’ paradossale ma vero……..è lo sfogo che c’è in noi…….e i film horror servono anche a questo……….buona giornata ……meo

    21 agosto 2013 at 9:11 Rispondi

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