Top
Estate, il dramma dei bambini ( e dei genitori) dimenticati. Un video per riflettere. – Pollicino era un grande
fade
1070
post-template-default,single,single-post,postid-1070,single-format-standard,eltd-core-1.1,flow-ver-1.3.5,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0,vc_responsive

Estate, il dramma dei bambini ( e dei genitori) dimenticati. Un video per riflettere.

 Noi siamo responsabili anche per gli altri.
Ignazio Silone
 

Sono in troppi e fanno male, ogni nome è un pugno allo stomaco, una ferita per tutti a partire dalle famiglie che li hanno persi. Si tratta dei bambini dimenticati nella auto e che muoiono per il caldo, per la disidratazione, quando il loro corpo troppo giovane non riesce più a sostenere temperature che diventano altissime. Le emozioni che drammi come questo possono muovere sono diverse, rabbia per i genitori, dolore per il bambino, paura di poter vivere la stessa esperienza. I genitori, che causano questi incidenti, sono i primi a soffrire quanto accade, la morte di un figlio causata da una distrazione, può esserci male più terribile che trovarsi nemici della propria felicità? Ma cosa accade? Sono cattivi genitori, come facilmente si pensa? No. Non lo sono e il giudizio è la prima cosa fa frenare in questi casi.

Video You Tune "One Decision"Le immagini raccontate in questo video sono dolorose, sembrerebbe impossibile che una tale tragedia si possa davvero avverare, ma accade. Il video racconta che ogni 10 giorni ( negli Stati Uniti) un bambino muore da solo in macchina, bambini spesso sotto i 2 anni, bastano quindici minuti perché siano fatali.  Il video ha però una differenza con molte delle situazioni reali in cui i piccoli sono stati dimenticati, qui la mamma sta facendo la spesa mentre, nella maggioranza dei casi, il genitore che dimentica solitamente sta andando al lavoro, quando perde la cognizione del momento che sta vivendo e lascia il piccolo solo in auto, sta tenendo fede ai suoi impegni quotidiani . E’ come se dentro qualcosa facesse tilt, un black out totale che porta la persona a credere di aver fatto qualcosa che non ha fatto ( portare il bambino al nido, averlo messo al sicuro).

“C’è il momento in cui ogni scelta diventa irreversibile.” scriveva la scrittrice francese Marguerite Yourcenar. Ma possiamo parlare di scelta quando si dimentica un bimbo in auto? Si sente facilmente accusare i genitori di questi bimbi come avessero causato la morte dei loro figli scegliendola, come se fosse, la loro, una presa posizione, genitori cattivi, diversi da noi, a cui dire “a me non capiterebbe mai“. E’ sperabile che non capiti ma perché invece continua a succedere? Come è possibile che genitori anche attenti, competenti, innamorati dei loro bambini li dimentichino in auto andando a fare altro? E’ stato sottolineato come i genitori che causano questo incidente non hanno una minore cura dei loro bambini rispetto ad altri, non mostrano meno premura o una storia passata di incuria o disattenzione. Allora? Innanzitutto si tratta di una scelta? Se pensiamo che per scegliere dobbiamo fare un processo mentale, far percorrere al nostro pensiero una strada che porti a determinare un giudizio che valutando delle opzioni (si/no, rosso/verde, fare/non fare)ne seleziona una, ritenuta migliore delle altre. E’ questo che accade nel cervello di questi genitori? Non proprio.  E’ come se il loro cervello, sottoposto ad una condizione particolare, in un misto di stress, fatica, mancanza di sonno, emozioni diverse, fosse colto da amnesia e ritenesse di aver fatto quanto non ha fatto ( portare il bambino al nido, dai nonni, dalla baby sitter).

Una forma di dissociazione, di difesa, spesso legata ad uno stato dell’umore stressato per cui la persona si sconnette, la sua realtà diventa irreale, la sua memoria mente a se stessa. Stress, ritmi di vita troppo veloci e non in armonia con i tempi che dovrebbe vivere una famiglia. Le persone che si trovano vittime di questa forma di distanza da se stessi, sono sicuri che il bambino sia dove dovrebbe essere, non hanno dubbi. Le loro azioni sono automatiche, il cervello non ammette di non aver fatto quanto ogni giorno fa, non si pone il problema, non lo vede, non va in allarme perché si costruisce una immagine di quanto avrebbe dovuto fare e, solo successivamente, si risveglia entrando però nel vero incubo.

Un articolo di Giugno 2013 molto doloroso, bello, accurato su “IlPost” ( Bambini dimenticati in auto) racconta con lucidità e senza giudizio le storie di tanti bambini dimenticati, dando per altro, semplici ma fondamentali consigli per evitare si presenti questa situazione, come mettere le cose del bambino davanti con se o il proprio cellulare e borsa personale dietro con il bambino. Basta molto poco perché bambini molto piccoli soffrano per essere stati esposti ad alte temperature in carenza di ossigeno. Gli organi interni ne sono affaticati prima e colpiti duramente poi, il cuore può non reggere.   Di questo interessante articolo, è importante ricordare le parole del docente di fisiologia molecolare della University of South Florida di Tampa,  David Diamond, che viene intervistato sulla dimenticanza da un punto di vista squisitamente fisiologico. Ricordandoci il funzionamento del nostro cervello, ci spiega come stress, sonno, emozioni possono avere il potere di nascondere persino la realtà ( non ho lasciato mio figlio all’asilo) scrivendone una propria e rassicurante salvo poi, risvegliarsi per un qualche segnale speciale, magari il pianto del bimbo. Dice Diamond :

«…. Se sei capace di dimenticare il tuo telefono, sei potenzialmente capace di dimenticare tuo figlio».

La fisiologia può spiegare cosa accade tecnicamente. Ma le emozioni e il trauma che segue in questi casi sono inspiegabili. Questi genitori non hanno dimenticato solo il loro bambino, ma se stessi, una vita che abbia un ritmo meno frenetico in cui sia possibile proteggere la propria serenità insieme con i propri figli. Non dimentichiamo questi uomini, donne e bambini che sono stati tutti vittime di un mondo che troppo sovente vive ad un tempo accelerato, che non permette sviste, che propone agende piene, piani da rispettare, corse quotidiane rincorrendo il raggiungimenti di obiettivi che vengono spostati sempre di un po’ più avanti. Basta poco in vite già provate da ritmi lavorativi, e non solo, tremendi  per dimenticarsi di se. Ascoltiamo il nostro corpo quando ci segnala la sua fatica, curiamo le nostre relazioni ed il benessere della nostra famiglia con attenzione e lentezza. Anche piccole gocce possono far saltare e mandare in black out vasi troppo colmi.

Un discorso a parte, sarebbe da fare per il contesto in cui capita questo tipo di incidente. La reazione degli altri che magari hanno modo di vedere cosa accade e non lo segnalano. Molto spesso, la presenza di un bambino nella macchina viene percepita ma non si fa nulla. In un altro video ( 2009) viene presentato un esperimento, viene messa in scena la possibile situazione tipo, bambino in auto, piangente in un caldo mattino ( si tratta di una bambola, stiamo tranquilli!) e passanti.  In pochi reagiscono cercando di chiamare la polizia o segnalare quanto notano. Intervistati dopo l’esperimento alla domanda perché non avessero fatto niente due soggetti hanno risposto “non era la mia macchina” o  “è impensabile che accada, quindi non ho fatto niente!”. Per mantenere l’equilibrio, il proprio stato di benessere, i soggetti, specie se soli e quindi più “fragili”, non fanno nulla, minimizzano, razionalizzando il loro comportamento.  Ma se è vero che per crescere un bambino non bastano solo i genitori, a volte anche per salvarlo questi vanno aiutati. Se ci trovassimo in una condizione del genere, in questi giorni caldissimi, non esitiamo a segnalarlo, facciamo qualcosa. Un vetro rotto sarà poca cosa in confronto alla gioia di aver ancora il proprio bambino vivo.

Pollicino:  Bimbi dimenticati nelle macchine, genitori che dimenticano se stessi.

L’Orco : Lo stress, i ritmi impossibili, la mente che mente a se stessa.

L’arma segreta :  Fare attenzione a come ci si sente, lasciare segnali della presenza del bambino e, se si incontra un bambino chiuso in macchina, chiamare il 112

Marzia Cikada
Commenti
  • marisamoles

    Cara Marzia,
    da madre posso dire che l’unica cosa da non fare, in questi disgraziati casi, è giudicare. I genitori cui accadono questo tipo di tragedie smettono di vivere, non potranno mai cancellare dalla loro mente la sciagura e, forse, se i genitori rimarranno insieme, il “colpevole” non smetterà mai di sentirsi accusato, magari silenziosamente, non potrà guardare in faccia l’altro/a senza leggere nel suo pensiero “come hai potuto?”. I giudizi, il disprezzo dell’opinione pubblica sarebbero del tutto superflui. Soprattutto gratuiti.
    Nel caso della piccola Elena, accaduto nel 2011, mi ha colpito il comportamento della madre, in attesa di un’altra bimba, che per prima ha difeso il marito e ha chiesto di non giudicarlo: «Quello che è capitato a lui può capitare a ognuno di noi, perché non ci si ferma mai», ha detto. (ne ho parlato in questo post: http://marisamoles.wordpress.com/2011/05/22/la-morte-della-piccola-elena-un-papa-esemplare-con-una-moglie-speciale/)

    E’ facile dire “a me non sarebbe mai successo”. In casi come tutti sono bravi a mettersi nei panni degli altri. Di solito, invece, è una cosa difficilissima.

    2 agosto 2013 at 17:31 Rispondi
  • Giuseppe Ferrito

    Realizzata a Messina, Infant Reminder è la prima applicazione al mondo, per smartphones e tablets, totalmente gratuita e utilizzabile in tutto il mondo, in grado di scongiurare il pericolo di dimenticare i bambini nei veicoli.
    Prelevala gratuitamente dal sito ufficiale http://www.infantreminder.com/ oppure da App Store o Google Play.
    Consulta online la guida utente di Infant Reminder all’indirizzo http://www.infantreminder.com/gallery.html
    Preleva la guida utente di Infant Reminder in formato PDF all’indirizzo http://www.infantreminder.com/docs/guidautente.pdf
    Guarda la videoguida di Infant Reminder all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=vqV9OBwcryg&feature=youtu.be

    11 settembre 2013 at 14:29 Rispondi

Rispondi