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Videpoker, se non si accetta la dipendenza, capiti si accetti la macchina! Il caso Padova. – Pollicino era un grande
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Videpoker, se non si accetta la dipendenza, capiti si accetti la macchina! Il caso Padova.

Se non riesci a individuare il pollo nella prima mezz’ora di gioco, allora il pollo sei tu.
Dal film “Il Giocatore” (1998)

Videopoker, basta una monetina e tenti la fortuna, poi ne bastano due, poi tre….e alla fine moltissime famiglie italiane si trovano sul lastrico. L’illusione della vincita che “ti cambia la vita” e ti risolve i problemi si trasforma poi in una fuga in una dimensione altra dove tentare di allontanarsi dall’angoscia di vivere fino a trovarsi nella maglie di una rete fitta e stretta, che non permette di respirare e può portare a conseguenze tragiche per se e la propria famiglia. Videopoker, gratta&vinci, lotterie, scommesse sono moltissime le forme di gioco che creano dipendenza, come quella da sostanze, una dipendenza difficile da superare, che seppure viene definita come una “Nuova Dipendenza“, una dipendenza senza droga che si basa su vecchi elementi ed emozioni, la sfida, l’angoscia, l’astinenza, il controllo, la fiducia che poi tutto si sistemerà con la prossima monetina. Si inizia definendolo vizio ma è una malattia vera e propria che soffre dell’astinenza, che ha bisogno di sempre più tempo per essere soddisfatta, che mangia la “normalità”  e toglie al soggetto il controllo sulla propria vita, portandolo a dimenticarsi, in maniera anche letteraria, della sua famiglia.

Intanto a Padova, un uomo armato di accetta si è scagliato contro le macchine che gli avevano fatto perdere €5000 e l’ha distrutta sotto le telecamere ( Il video è stato riportato anche da Repubblica) e qualche giorno fa, era scoppiata una rissa, a Milano, per il mancato pagamento di una vincita dopo che il giocatore aveva preso a pugni la macchina.  Ma siamo certi che siano le macchine a far perdere la somma lamentata? Chiaramente no. Il potere della macchina è forte laddove il soggetto si lasci attrarre dal canto, in principio affascinante, di questa sirena tentatrice moderna che fa sognare un momento da vincente e porta poi in una continua situazione di irritabilità, angoscia, sofferenza, fino al cadere nell’illegale cercando di recuperare le perdite subite, fino a possibili truffe, fino al perdere il lavoro, giocarsi la casa, al lasciare la famiglia, sempre inquieti, in preda ai conti che non tornano e non possono tornare solo rincorrendoli. Il gioco d’azzardo patologico è un vero e proprio disturbo del comportamento, con caratteristiche simili alla tossicodipendenza, che nasce per ottenere un premio, in denaro, si nutre di somme di denaro anche non ingenti e si sviluppa nella maglie del caso. Un giocatore patologico vede aumentare sempre di più la frequenza delle sue giocate, prima per vincere e poi per recuperare le perdite, prima per una mezz’ora e poi per ore, sempre di più, dimenticando impegni di lavoro, facendo tardi a cena, lasciando da parte la famiglia. Il tempo che si trascorre giocando è tempo al di là del quotidiano, una dimensione che allontana il giocatore dalle sofferenze che lo legano alla sua vita, possibili momenti di depressione, sentimenti negativi, problemi di ansia che sembrano inizialmente attenuarsi giocando per fare poi posto ad emozioni ben peggiori.

Così Fëdor Michajlovič Dostoevskij, nel libro “Il Giocatore” del 1866 descriveva un giocatore attraverso le parole di mister Astley ad Aleksej Ivanovič ( si parlava nel caso di roulette) :

Lei vegeta, lei non soltanto ha rinunciato ai suoi interessi personali e a quelli sociali, non soltanto ai suoi doveri di uomo e di cittadino, non soltanto ai suoi amici (eppure ne aveva), non soltanto ha rinunciato a qualsiasi fine nella vita, eccettuato quello di vincere, ma perfino ai suoi ricordi. Io ricordo di averla conosciuta in un momento forte e ardente della sua vita, ma sono convinto che lei adesso ha dimenticato tutte le sue migliori inclinazioni di allora; i suoi sogni di adesso, anche quelli più urgenti ed essenziali, ormai non vanno oltre al pair e impair, rouge, noir, la dozzina di mezzo e così via; ne sono assolutamente convinto!

Il gambling, il gioco d’azzardo, diventa quindi un vero e proprio intruso malizioso nella vita delle persone, ma un intruso affascinante e annichilente, capace di portare il soggetto, il giocatore lontano da tutto quanto era prima definibile come la sua vita. In casa, nelle relazioni con moglie, mariti e figli, questo viene vissuto come un amante, un estraneo che allontana un membro della famiglia dagli altri, come viene riportato in maniera chiara anche quest’articolo sul trattamento con le famiglie di giocatori riportato sul sito Psicolab da una esperienza nel territorio di Verbania ( Il lavoro coi familiari dei giocatori d’azzardo) e proprio per questo diventa fondamentale il supporto della famiglia nel trattamento di questo problema. Perchè si tratta di una dipendenza che devasta la vita che incontra, alla ricerca di un Piacere e di una Soluzione alle difficoltà della vita che non è in grado di dare se non in quei brevissimi secondi in cui si spera che il caso guardi benevolmente la propria macchina.

Quindi, come affrontare una tale dipendenza? Basta distruggere le macchine, come avrà pensato il giocatore di Padova? Basta un novello luddismo per liberarsi di una malattia che ci toglie la libertà? Anche in questo caso bisogna rispondere di no. Distruggere quelle macchine non evita che si possa confidare, in futuro, in altre macchine. Si preferisce, invece, un trattamento psicoterapico in cui il soggetto riesca a riportare se stesso ad una  dimensione perduta, alle relazioni di sempre, della famiglia, del piacere delle amicizie, degli affetti. In questo appare importante il sostegno della famiglia, lavori spesso portati avanti in gruppo facendo attenzione alle ricadute in depressione importanti per coloro che sono soggetti a dipendenza. Inoltre, stanno nascendo anche gruppi di auto-aiuto che cercano di affrontare insieme l’aver perso il controllo della situazione. Non dimentichiamo che quando, finalmente, il soggetto riesca a chiedere o accettare aiuto, il primo passo sarà anche quello di valutare e trovare un piano di rientro delle perdite finanziarie o di eventuali debiti accumulati nel tempo, azione forte e da portare avanti con chiarezza, cercando di non far passare soldi nelle mani del giocatore nelle prime fasi del trattamento, la tentazione è spesso troppo forte.

Ma contenere un fenomeno sempre più in espansione costa fatica, risorse, professionisti sul campo e impegno anche da parte di Stato e gestori di bar. Senza contare il giro di denaro che mette nelle tasche delle aziende produttrici di videopoker, nel 2007 era stata segnalata dalla Guardia di Finanza anche una importante evasione fiscale, in gran parte, neanche a dirlo, condonata. E non solo delle aziende promotrici. Lo Stato da questa nuova dipendenza non ha poco da guadagnare e la crisi economica nutre di speranza moltissime persone che rincorrono la soluzione facile del gioco come modo per risolvere il problema delle proprie difficoltà finanziarie, incappando poi in un problema ancor peggiore ed insidioso.  Mentre sono pochi i gestori di attività commerciali che dicono “NO” ai videopoker, se ne segnala uno a Teramo, stanco di vedere i suoi frequentatori rovinati dal gioco, in molti vedono il guadagno delle macchinette come una facile entrata. Una cultura della prevenzione di questo tipo di problemi, una maggiore attenzione al fenomeno costerebbe qualcosa subito ma sarebbe come sempre un gran risparmio per il Paese, il Servizio Sanitario Nazionale e le famiglie tutte,  se non fosse che “pochi, maledetti e subito” resta lo slogan non solo dei giocatori di videopoker ma anche del loro stesso Stato.

Pollicino:  Il giocatore

L’Orco : La speranza di vincita “facile” che diventa certezza di dipendenza

L’arma segreta :  Ritrovare una dimensione reale della vita, affrontando le difficoltà con la propria famiglia

Marzia Cikada
Commenti
  • marisamoles

    Come hai ragione! Siamo alle solite: lo Stato ci guadagna, e non poco, e si limita a scrivere sui pacchetti di sigarette che il fumo fa male oppure negli spot pubblicitari invita a giocare con moderazione. E’ una contraddizione: ci vorrebbe sani ma non ci dà la possibilità di non ammalarci e se ci ammaliamo non si cura di noi, o quantomeno lo fa in modo inadeguato.
    Troppo facile.

    18 luglio 2013 at 11:51 Rispondi

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