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Spettegolo dunque sono. Il pettegolezzo e le sue due facce. – Pollicino era un grande
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Spettegolo dunque sono. Il pettegolezzo e le sue due facce.

“I pettegolezzi, quando invecchiano, diventano miti.”
Stanisław Lec 

 

Spettegolo dunque sono.

Per quanto ci piacerebbe, quasi nessuno di noi, ad esser sinceri, potrà dire di non aver mai partecipato ad una seduta di pettegolezzi, ascoltato gossip, letto qualche notizia in merito su social network o giornali.

Il pettegolezzo è vecchio come l’uomo ed è terribilmente umano. 

Il primo di cui si parla pare sia attribuibile ai tempi della Mesopotamia, 3500 ac, e tratterebbe di un tradimento tra una donna sposata ed un uomo potente. Ma la storia è piena di gossip, di personaggi che si prendono la briga di raccontare tutto quanto accadeva nelle stanze di ricchi personaggi o condottieri, pensiamo a Gaio Svetonio Tranquillo (70-126 d. C.) che ai tempi dei romani tanto lavorò per portare alla luce, colorati a tinte forte, i vizi del potere, raccontando di uomini come Caligola o Nerone.  Nel presunto storico, era presente il forte desiderio di ferire la reputazione di personaggi che avevano leso la sua amata repubblica. Ma moltissime storie ci sono raccontate dal gossip e non possiamo non dirci pettegoli, almeno un po’. Come ci ricorda l’interessante libro del filosofo Paolo Pedote, “Gossip dalla Mesopotamia a Dagospia” ( 2013) di gossip di parlava già nella Bibbia e c’è sempre la sua lunga mano dietro molti eventi e miti recenti ( Lady D., Clinton, Ruby). Sembrerebbe, quindi,  che il ruolo del pettegolezzo nella vita di ognuno sia di una certa rilevanza anche oggi. Politica, mondo del cinema, vite di principesse e attori ma anche vicini di casa, si parla e sparla di tutti, si sogna pensando al flirt dell’estate di un particolare personaggio, si raccontano i fatti personali del collega o del vicino per curiosità, invidia e non solo.

Ma il pettegolezzo ha due anime e non sono entrambe “cattive”.

Un libro  scritto dalla psicologa sociale Nicoletta Cavazza “Pettegolezzi e Reputazione “ pubblicato nel 2012 dal Mulino, ci racconta le due facce del pettegolezzo. Da una parte il suo potere persuasivo nell’attaccare la reputazione altrui, dall’altra il valore rafforzativo all’interno dei legami sociali e nella promozione di  comportamenti cooperativi. Ma andiamo per ordine.

 

Quando l’obiettivo del gossip è ferire la reputazione altrui, il pettegolezzo diventa uno strumento potente.

Il pettegolezzo viene molto utilizzato in ambiente lavorativo, ma non solo. Si porta l’attenzione di tutti su caratteristiche, reali o presunte, della persona da colpire, si puntano i riflettori sulla sua vita e si comincia a farne tema di discussione, spesso trasformando le persone in argomenti,quasi dimenticando che quanto si dice, potrebbe non essere reale e fare del male all’altro.

Pensiamoci, abbiamo idea di quanto possa essere feroce e spietato il gioco del gossip? Negli ultimi anni sono stati diversi i suicidi per un gossip feroce e virale, complici specialmente i social. Ragazzi giovanissimi, per lo più ragazze ma non solo, feriti a morte dal crollo della loro reputazione sotto le frecce avvelenate del pettegolezzo di compagni di scuola e pari, storie in parte reali ma rese più cariche, sbandierate anche se private come le preferenze sessuali o le intime abitudini. Senza arrivare a tali tragiche conseguenze, resta comunque la reputazione l’obiettivo anche nelle forme meno violente di pettegolezzo. Ma cosa intendiamo per reputazione?

Nicholas Emler (1994) la definisce come il  “giudizio formulato da una comunità su un individuo in particolare che generalmente, ma non necessariamente, appartiene alla comunità stessa” . La reputazione di ognuno di noi è fondamentale nelle interazioni con gli altri, per la personale sopravvivenza, perché permette di cooperare e di adattarsi alla realtà. Capiamo quindi come, una messa in discussione di questa, possa avere un ritorno terribile sulla vita e il benessere dell’individuo. L’ambiente lavorativo è spesso il principale luogo del pettegolezzo. Utilizzato per migliorare il senso di appartenenza al gruppo, può diventare un terribile nemico se mosso da motivazione di biasimo e invidia dell’altro. Il temibile “parlare alle spalle”  che nasconde risentimento o voglia di rovinare la reputazione di un rivale, è potente strumento specie per chi bada molto alle apparenze, lascia molto potere all’esterno, non ha un buon livello di auto-efficacia trasformando un iniziale sfogo in possibile elemento di stress ( se ne parla anche nel numero 230 di Psicologia Contemporanea, articolo di Guido Sarchielli, “La sai l’ultima? Il gossip nei luoghi di lavoro” 2012).

E poi abbiamo il lato “buono” del pettegolezzo.

Laddove quanto si racconta non è colorato di cattiveria ma solo di poco “ritoccato”, il pettegolezzo può aiutare anche a superare una certa insicurezza, rendendo le proprie storie più interessanti per gli altri.  Diventa una sorta di strumento facilitante per interagire nel sociale. Il pettegolezzo diventa “rilassante” nella misura in cui, in gruppo, ci facilita di parlare di eventi che possono anche esser stati dolorosi sul momento.

Pensiamo alle quattro chiacchiere tra amiche o amici. Gli ex diventano obiettivo di frecciatine e battute, i difetti vengono ridicolizzati, le nuove compagne prese in giro con sarcasmo o bonariamente. Si tratta di un momento di rielaborazione della piccola comunità di episodi anche dolorosi del passato ( come una relazione finita male) in salsa pettegola, in modo che diventino digeribili e facilmente superabili, ma intimi,  non escono dai bar e dai salotti di casa, non si nutrono di malignità ma sono armi in soccorso di qualcuno del gruppo o di una emozioni che ne ha ferito buona parte ( “le donne….”, ” gli uomini…”, “l’ex”!).

Inoltre, il gossip utile garantisce un certo ordine sociale. Come?

Secondo una ricerca del CNR, nella persona della ricercatrice Rosaria Conte (2010), il pettegolezzo permette che i rapporti di cooperazione e controllo dei comportamenti negativi cresca, proprio perché agisce sulla reputazione. Comunicando come una persona sia “truffaldina” o disonesta, si crea un buco negativo nella sua reputazione e la si allontana dalla comunità. Chiaramente si deve avere un certo livello di certezza rispetto a quanto si vende come informazione sull’altro, benché sia insita nella stessa formazione del pettegolezzo una certa assenza di responsabilità su quanto si mette in giro. “Trasmettendo la reputazione tramite il pettegolezzo, attribuendola al pensiero diffuso”, precisa Conte, “la fonte evita di assumersi la responsabilità di quanto dice e, di conseguenza, si sottrae a eventuali ‘rappresaglie’ e ‘faide’ che potrebbero a loro volta produrre altri comportamenti aggressivi, reciproci e reiterati. In tale modo gli uomini sono dunque riusciti a controllare il cheating, aumentando al contempo la dimensione dei gruppi sociali”.

A simili considerazione era arrivato anche uno studio dell’Università di Berkeley, in California (2010), ipotizzando che il pettegolezzo produca vantaggi di tipo sociale nel tempo, proprio in termini di controllo, nonché diminuendo il livello di stress. Pubblicato sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology, lo studio svela alcuni aspetti terapeutici del gossip, che, nel momento in cui, sotto forma di pettegolezzo, ci permette di dire agli altri episodi e informazioni su terzi per noi fonte di stress, diminuisce la pressione a cui ci sentiamo sottoposti. Il collega si è comportato male, magari facendoci assistere ad un comportamento scorretto? Parlarne migliora il mio benessere, mi fa sentire meno stressato e impotente. Inoltre, mi mette in condizione di avvertire gli altri,  mi rende altruista e attento al prossimo.

Quindi il pettegolezzo unisce, rende la comunità coesa, rende più forte la rete delle relazioni sociali e allo stesso tempo, può lacerare, ferire, distruggere la reputazione di qualcuno per gioco, a volte con leggerezza. Un vizio umano, anche troppo, che diventa strumento sociale, veicola i favori e lo scontento, racconta e nega insieme. Barcamenarsi in questo mare non è facile, eppure resta necessario fare molta attenzione al livello di pettegolezzo a cui siamo sottoposti e che promuoviamo per evitare che diventi uno strumento di violenza piuttosto che un utile momento di condivisione con il prossimo.


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Marzia Cikada
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