Top
Non parlarmi, non rispondo. La Fobia Sociale ai tempi di Big Bang Theory – Pollicino era un grande
fade
992
post-template-default,single,single-post,postid-992,single-format-standard,eltd-core-1.1,flow-ver-1.3.5,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0,vc_responsive

Non parlarmi, non rispondo. La Fobia Sociale ai tempi di Big Bang Theory

Raj: Non mi piacciono gli insetti, mi spaventano a morte.
Sheldon: Interessante. Temi gli insettti e il genere femminile. Immagino che le coccinelle ti rendano catatonico.
Big Bang Theory
 

Ci sono persone che vorrebbero, potrebbero ma non riescono. A far cosa? A parlare con l’altro, a rendersi visibili nelle relazioni sociali, a conoscere persone nuove. Ad essere quell’animale sociale che Aristotele riteneva fosse ogni uomo. Prendiamo una sit-com di successo, Big Bang Theory, in onda dal 2007 e ormai alla 6° serie. Si tratta della avventure di un gruppo di amici con una caratteristica speciale, sono tutti eccellenti in qualche materia scientifica ma allo stesso modo meno eccellenti nei rapporti sociali. Uno su tutti Rajesh Koothrappali ha una forma molto aggressiva di Fobia Sociale per cui non riesce a parlare con le donne se non dopo aver abusato di alcolici. Le gag che ne escono sono divertenti, per chi sta a guardare, ma quanta difficoltà vive chi si trova nella stessa condizione?

Il ragazzo indiano è affetto da una forma speciale di Fobia Sociale insieme con il relativo mutismo selettivo. L’incapacità di parlare con l’altro sesso, che, a differenza dei suoi amici cervelloni e squisitamente nerd lo porta ad avere paura di quello che è, sentendosi inadeguato, sbagliato, impresentabile. Si tratta di Fobia Sociale, una paura che involontariamente fa in modo che il corpo non risponda in altri modi che con rossore, sudorazione, fatica, sonno, tremore, un senso di sentirsi sbagliati, nel posto sbagliato ( qualunque posto che abbia del sociale).

Si vive il dolore dell’ansia anticipatoria, cioè si crea dentro se stessi la sensazione, tattile, del fallimento che si vivrebbe a stare con gli altri, ci si prepara allo stress in cui una situazione potrebbe porre, rendendo insopportabile la sfida che ci si prefigge, che sia un appuntamento, una cena con gli amici, un colloquio di lavoro. Perchè la Fobia Sociale non prende solo nelle relazioni romantiche o di avvicinamento a qualcuno che piace, può riversarsi anche a scuola, nello studio, sul lavoro. Sono molti gli adolescenti con scarso rendimento non per mancanza di piacere nello studio ma per incapacità di esporsi. Ci si blocca al momento dell’interrogazione dopo aver tanto studiato, ci si immobilizza, la bocca serrata, le mani sudate, non sempre si riesce a capire la differenza tra un fobico ed un impreparato, scegliendo molto spesso la seconda ipotesi. E’ invece proprio negli anni dell’adolescenza che questo disagio si fa più forte e aggressivo, quando ci si trova a diventare un poco più grandi, quando si affronta il confronto, il sesso e si dovrebbe iniziare il percorso di distacco dalla famiglia di origine.

In un mondo fatto di relazioni, anche mediate ( sms, chat, facebook e ancora altro) sembrerebbe più facile comunicare ed invece le emozioni sono sempre le stesse e se mandare un  messaggio può risultare più semplice, mettersi in condizioni di farsi conoscere è per moltissimi un problema fondamentale e opprimente. La paura di non essere adeguati spinge talmente tanto che si finisce con l’aver paura dell’aver paura, emozione forte che spinge chi ne è afflitto a  chiudersi sempre di più, allontanarsi dalle situazioni in cui si dovrebbe uscire allo scoperto per mostrare, pensa il fobico, la sua deludente incapacità di essere all’altezza. E’ davvero così? Chiaramente no, si tratta del peggior giudice, come sempre,  che decide che non si sia all’altezza e siamo noi stessi. Evitare diventa invece il verbo per eccellenza. Si evitano le persone, gli amici, i luoghi a volte razionalmente, sapendo il perché della propria scelta, altre semplicemente accampando scuse. Si trova il modo per continuare a fare le cose senza mettersi in condizione di pericolo. Tornando alla Sit-Com, dovendo parlare per forza con una ragazza, il fobico Raj si procura un mediatore:

Howard: Vuoi dire che tu, Rajesh Koothrappali, hai parlato con Penny?

Raj: Io non ho parlato, sono stato parlato!

Ma per quanto può funzionare? Anche per tutta la vita.  La Fobia Sociale, definita come Generalizzata o Specifica a seconda che si manifesti in una o più situazioni, non si supera con facilità. Si trovano degli ambiti in cui il funzionamento sia sufficientemente buono per avere attività lavorative per il sostentamento ma non sempre si riesce a trovare come farsi degli amici, anche se spesso di ricorre a persone che manifestino le stesse difficoltà che si vivono sulla propria pelle ( come nella serie televisiva presentata, un nucleo ristretto di amici che non sono certo i più di successo nelle feste). La paura dell’altro nella Fobia Sociale arriva fino nel profondo e non si deve confondere con una “semplice”  timidezza, più limitata nelle reazioni e manifestazioni. Siamo di fronte ad un vero e proprio malessere, radicato nella persona.  Non solo il rossore, il timore di essere giudicati in maniera negativa, il desiderio di restare soli per non esporsi, tipico di alcuni timidi, nelle persone affette da fobia sociale, l’ansia vince su tutto. Non si tratta di un leggero imbarazzo ma di una concreta e copiosa difficoltà a entrare in relazione con l’altro, capace di bloccare la lingua, interferire con ogni gesto, compromettere ogni performance esterna all’uscita dalla propria tana. Infatti molte persone con fobia sociale, non riescono a farsi una famiglia loro, restando ancorati a quella di origine molto a lungo, riuscendo spesso da adulti a trovare chi possa sostenere ed entrare in rapporto con loro, magari persone che vivono lo stesso problema di ansia o che sono talmente diversi da trainare la coppia.

Tanta fatica di esser re in mezzo al mondo, agli altri, ha a che vedere con la paura. Paura di sentirsi inadatti al mondo. Quello che si teme sul serio, non è l’altro ma la nostra incapacità di metterci in relazione con lui. E se questo accade è perché non ci si sente ben equipaggiati a farlo ( una simpatica immagine, chiaramente calcata per esigenze di copione,  di incontro tra fobici ci viene presentata in questo video, dove il protagonista è proprio il nostro Raj insieme con una ragazza che lui vorrebbe conoscere meglio). Chi è ansioso a questi livelli, teme il potere che non si da. Negandosi di poter entrare in contatto con gli altri, si protegge dal sentirsi di poco valore ma soltanto sentendosi ulteriormente di poco valore.  Un gatto che si morde la coda senza riuscire a capire come smettere, senza poter smettere. Il dolore, il conflitto che si vive è profondo, nasce quasi sempre nel bambino che si è stati e cresce nutrendosi di rifiuti che ci si mette in condizione di ottenere.

Nel manifestare una Fobia Sociale conta molto il clima vissuto in famiglia. Il valore che si è sentito di aere nelle prime relazioni, nell’infanzia e poi crescendo, il livello di protezione che si è vissuto, spesso con genitori troppo protettivi da far tutto al posto del bambino, da non riconoscere i suoi meriti, da spaventarlo con il mostro nero che è il mondo fuori casa, queste e altre componenti possono rendere fragile nel tempo e impedire di darsi valore e ritenersi idoneo alle relazioni e agli altri. Persone che nutrono il senso di sfiducia in se stessi,  che portano una immagine di se stessi povera, una identità fragile, incapace di mettersi in relazione con l’altro perché non si riesce a sentire di poterlo fare. Bimbi che non hanno mai esplorato con facilità il mondo, che si sono visti intorno figure ansiose che ci si potesse sbucciare un ginocchio come se le strade della vita fossero sempre e solo vestite di morbida moquette.  Se la storia familiare ha insegnato che ” Non puoi farcela da solo!” ogni tentativo risulterà difficile se non impossibile. Si insegna la vergogna laddove si dovrebbe accogliere la paura di sbagliare solo per spingere avanti, oltre i confini di una protezione relativa, che significa semplicemente non mettersi in gioco completamente.  Emozioni come provare piacere, fare sesso, avere amici, sentirsi bravo, arrabbiarsi anche per difendere il proprio pensiero o diritto, sono impossibili da accettare perché significherebbe essere diversi da quello che si ritiene di dover essere, in linea con quanto è stato insegnato. Si crea una sorta di maschera che viene utilizzata al di fuori, si sviluppa l’ansia per ogni possibile strappo alla regola, in modo che non ci si debba mettere in situazioni in cui posso tradire la propria storia personale.

Che fare? Cercare, con l’aiuto dovuto, come smetterla di evitare la vita e, poco alla volta, esporsi a quanto si teme. Affrontare la propria storia e cercare di dare spazio e fiducia a se stessi. Una terapia in questi casi, potrebbe rappresentare lo sperimentare una relazione con qualcuno capace di accogliere e di non svalutare, di non dare giudizi ma anzi in grado di fare visibilità e forza alle proprie risorse, alle abilità sociali che si tengono nascoste sotto la paura. E nel caso del nostro Raj in Big Bang Theory? Il suo mutismo selettivo con le donne si scioglierà quando riuscirà a parlare con una donna amica, che si mostrerà comprensiva al suo dolore ( per la perdita di una ragazza, anch’essa fobica). Scoprirsi capace di questo sarà forse il primo passo per sperimentare il piacere di essere capace, riscoprire abilità perdute o nascoste e superare la paura e renderla meno limitante. Proprio come scriveva Mark Twain nel 1894 ” Il coraggio è la capacità di resistere alla paura, di dominare la paura: non è l’assenza di paura.”

Pollicino:  Piccoli spaventati fobici
L’Orco : La paura di essere capaci che rende incapaci
L’arma segreta : Fare un passo alla volta verso una nuova modalità di mettersi nel mondo

 

Marzia Cikada
Commenti
  • Marcello Celito

    Interessante come analisi, davvero molto approfondita. Trattare il tema della fobia sociale richiede sicuramente una grande introspezione!

    27 ottobre 2013 at 17:43 Rispondi

Scrivi un commento