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The Session – La terapia – Pollicino era un grande
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The Session – La terapia

 Ascoltatemi, anime ambiziose, 
il sesso è la maledizione della vita!
Edgar Lee Masters

The_Sessions_posterPer molti ma non per tutti” diceva un vecchio spot. Ecco, il sesso sembrerebbe, a volte, essere come uno il prodotto che si pubblicizzava in quel caso. Per molti, ma non per tutti. E se anche nella Dichiarazione Universale dei diritti sessuali del 1999 ( XV Congresso Mondiale Sessuologia, Hong Kong) si diceva che ” La sessualità è una parte integrante della personalità di ogni essere umano…” non sempre sembrerebbe possibile manifestarla.

Perchè ci sono i disabili. E con “loro” come si fa? Il sesso in quei casi è un diritto o un sogno che non è possibile raggiungere? A farci qualche domanda sul tema ci sono diversi spunti artistici. Uno su tutti, arriva il film del 2012 “The Session” di Brian Lewin. Cosa ci mostra questo film? La storia di un poeta  e giornalista di 38 anni, Mark O’Brien (John Hawkes) impossibilitato a muoversi, un poeta disabile che non ha mai potuto fare sesso. Se il suo corpo è orizzontale le sue fantasie son ben più verticali e il suo desiderio sarebbe di perdere la verginità. Curiosamente lo aiuterà un prete (l’attore William H. Macy) , difficile pensarlo possibile in Italia, che gli farà incontrare una assistente sessuale professionista ( Helen Hunt) con cui avrà la possibilità di avere un atto sessuale, seppur nel tempo limitato delle 10 sedute di terapia. Con dolore, il suo corpo, ferito dalla disabilità, non permetterà una immediata soddisfazione ma sarà necessaria disciplina e sopportazione per riuscirci. E con il sesso non arriverà  solo la soddisfazione data dall’atto in se dal sentirsi capace di portarlo a termine, insieme con le emozioni dell’eccitazione sessuale e dell’orgasmo, il poeta proverà altri sentimenti che lo porteranno a vivere altri strazi, psichici, interiori.

Perchè il sesso, l’intimità non sono cose facili per nessuno quasi quanto sono parte della vita di tutti. Come per il protagonista di questo interessante film, vincitore del Sundance Festival del 2012, soddisfare il desiderio di vedere il proprio corpo capace di gestire la sessualità e un rapporto completo, non è che una parte. I pensieri e le emozioni che sono legate alla sfera sessuale sono intimi e profondi e decidere di non fare finta che non ci siano porta a farsi anche della violenza, per potersi riconoscere pienamente nella propria umanità. Se per il protagonista della pellicola, scoprire di poter fare l’amore segnerà un cambiamento fondamentale per il resto della sua pur breve vita, incontrando poi non una assistente sessuale ma una compagna, molte persone ogni giorno si scontrano con la loro fisicità ferita non solo dalla disabilità ma anche dallo specchio crudele che sono gli altri. Avere desideri e non poterli soddisfare, a volte non saperli neppure tradurre in parole o arrivare a odiare quella parte di sé che sembra così difficile accogliere nel resto. Non solo davanti alla società e ai suoi ancora molti tabù rispetto alla persona disabile, ma rispetto alla propria intima percezione di se stessi.  Se il film “The Session” è difficile lasci indifferenti, allora fermiamoci e pensiamo.

Per esempio sulla figura dell’Assistente Sessuale. Perchè questo mestiere esiste. E’ presente come figura professionale preparata in molti paesi europei. Nella fine del Gennaio 2013 è nato in Italia anche un “Comitato Promotore per l’Assistenza Sessuale ai Disabili” che ritiene sia importante in un Paese democratico garantire ad ogni persona  la possibilità e libertà di scelta anche rispetto una figura, quella dell’assistente sessuale, che in Italia non esiste.  Perchè se le persone diversamente abili  devono prima di tutto accettare la loro diversità, non sempre possono riuscire da soli a capire e dare soddisfazione alle loro emozioni. Una sessualità sostenibile in questi casi potrebbe passare anche attraverso un assistente alla comunicazione che traduca in un linguaggio possibile il desiderio e la sessualità spesso azzittita ma non sopita di molti disabili.  Ma il ruolo del sesso nella vita di tanti ragazzi e adulti viene semplicemente tralasciato, poco riconosciuto mentre andrebbe non solo fatto “sfogare” ma ascoltato, cercando di trovare come sia possibile dialogare su questo con istituzioni, scuole, famiglie, educatori ( che sono spesso i più vicini a leggere nei disabili queste tematiche). Promuovere una visione capace di accogliere anche gli aspetti più intimi di certe emozioni.

Un progetto che si sta portando avanti dal 2010, sempre nel nostro Paese, è quello di “Sesso, Amore e Disabilità” della Associazione B.V.Bo. (Biblioteca Vivente Bologna). La voglia è quella di uscire dall’imbarazzo e superare il pregiudizio che gravita intorno alla sessualità del disabile facendo il primo semplice passo : dandogli uno spazio di ascolto e raccontando al mondo. Per questo si sono raccolte le storie di 37 persone, con disabilità diverse ma anche senza, trasformandole in un lungometraggio/documentario in DVD sulla vita sessuale ed affettiva delle persone con disabilità fisiche e sensoriali. Perchè la voglia di essere coccolati, amati, di essere presenti esiste ed è forte in chiunque, sebbene cambiando le persone, i limiti, le disabilità, cambiano i modi per mostrare questo desiderio al mondo. Essere consapevoli di quanto anche la sessualità svolga un ruolo fondamentale nel benessere delle persona disabili, potrebbe aiutarci ad andare oltre alle immagini da comunicazione istituzionale a cui spesso li releghiamo e permette di vedere finalmente le persone che sono per intero, con le loro paure, voglie, risorse, ferite.  E se un film può aiutarci ad andare oltre uno sguardo superficiale, allora, buona visione.

Pollicino:  I disabili e il sesso
 
L’Orco :  La mancanza di spazi, il pregiudizio
 
L’arma segreta : L’incontro tra persone e il riconoscere la piena umanità di ogni essere umano

 

Marzia Cikada
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