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Fratelli diversi. "Eppure è la stessa famiglia!!" Cosa ne dice la psicologia? – Pollicino era un grande
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Fratelli diversi. "Eppure è la stessa famiglia!!" Cosa ne dice la psicologia?

C’erano due giovani sorelle. Una era magra, con capelli scuri, vivace. L’altra era graziosa e delicata. Dorothy aveva forza. Edna aveva una bella voce che ossessionava la gente, e voleva fare l’attrice.
Anaìs Nin
 

Non tutti i fratelli e le sorelle si assomigliano. Anzi. Molto spesso i fratelli sono molti diversi tra loro. A volte moltissimo diversi, da far dire, con stupore, “Eppure è la stessa famiglia!”. Sull’importanza del rapporto tra fratelli si parla molto, specie negli ultimi anni. Su come sia fondamentale il confronto con loro, su come siano forti le loro emozioni, positive o negative che siano. Con la gelosia tra fratelli hanno a che vedere spesso i genitori ma non solo. Sono moltissime le madri e i padri che temono di fare “preferenze” o di non saper presentare il nuovo arrivato al figlio primogenito. Insomma, di fratelli dobbiamo occuparcene molto. Anche quando si consiglia che, peggio che tra moglie e marito, nelle liti tra fratelli è importante non mettere il dito, parafrasando il famoso detto. Perché nelle loro scaramucce, seppur tanto spaventano i genitori, i fratelli si allenano alla vita. Quindi meglio non intromettersi. Infatti, nello scontro, i fratelli impararono anche a mettersi in rapporto con gli altri, affermano quello che sono, si allenano ad esprimere emozioni, rabbia, desideri, limiti. Tutte cose che saranno utili durante la crescita, quando il bambino uscirà di casa ed incontrerà il mondo.

Altro detto popolare è “Cruccio di fratelli fa più che due flagelli” perché i dissapori tra fratelli sono forti e dolorosi per tutti. E molto spesso nascono proprio dall’estrema differenza che intercorre tra fratelli e sorelle. Ma come è possibile avere a che fare con persone e temperamenti così lontane le une dalle altre? Fratelli Grimm
Un libro ci racconta come sia possibile.  Si tratta di “Vite Separate. Perchè i fratelli sono così diversi”  di Judy Dunn e Robert Plomin, studiosi di psicologia dello sviluppo e genetica comportamentale. Il testo ci racconta come la genetica accomuni i fratelli, a lei si devono anche le somiglianze ( in parte) ma non è in grado di raccontarci la grande differenza riscontrata all’interno delle coppie di fratelli. Attraverso le storie di fratelli e sorelle illustri ( Mark Twain, Thomas Mann, Virginia Woolf, Lewis Carroll e molti altri), gli autori ragionano su cosa rende diversi i fratelli pur essendo cresciuti nella medesima famiglia. Si parte dai primi studi sistematici sulla somiglianza tra fratellidi Francis Galton che aveva nel 1889 portato avanti uno studio su 1.000 soggetti valutando come anche alcune caratteristiche fisiche ( altezza, peso per esempio) non erano semplicemente simili tra fratello e fratello, senza contare alcuni  “effetti bizzarri” dovuti secondo lui, a quello che Galton definiva la circostanza, il caso insomma. Quanto si evince dal testo, è che nonostante l’influenza genetica, capita che siano molti i fratelli diversi più che uguali. A questo fine risulta importante non tanto la cultura e l’ambiente condiviso ( non sono nei fatti simili) ma come i fatti vengono vissuti dal singolo individuo. Insomma, sembrerebbe difficile stabilire quanto i diversi comportamenti influenzino le esperienze o le esperienze rendano diversi i comportamenti. Di certo ci sono fattori importanti nei fratelli, che ne indicano in parte lo sviluppo. Per esempio è fondamentale il comportamento dei genitori con i singoli fratelli. La parzialità dei genitori, il fatto che ci siano o vengano anche solo percepite delle “preferenze” da parte di un genitore per uno o l’altro figlio, fa in modo che si cresca differenti, più o meno sicuri, più o meno creativi, più o meno sereni. Da una ricerca degli anni 50 risultava che 2/3 di un gruppo di ricerca si ritenevano preferiti o indicavano un fratello come tale, mentre studi più recenti in America  e Inghilterra hanno confermato che la stessa madre mostra “preferenze”, spesso per il più piccolo dei figli. Questo semplicemente fa percepire diversamente la stessa famiglia. Benché si cerchi sempre di più di non fare differenze, queste a volte sono anche solo vissute come tali e allora tutto cambia. Insomma, il mito dell’uguale trattamento è molto difficile da salvaguardare. Prendiamo il giovane  Charles Dickens, che a 12 anni, a causa della sua povertà sarà portatto a lavorare in fabbrica mentre la sorella resterà a casa.  Di certo, questo ha di molto segnato il destino dello scrittore e il suo coinvolgimento in storie come David Copperfield e la differenza di carattere con la sorella, che invece non aveva conosciuto le asprezze della vita in fabbrica così giovane.

Saremmo portati a pensare che i fattori non genetici siano, quindi, i responsabili della grande differenza tra fratelli. In effetti, è nella percezione degli eventi e delle relazioni, nel come si annotano e si risponde alle sollecitazioni avute nei rapporti importanti ( per esempio con la madre o il padre) che si definiscono le differenze tra i fratelli nonché, come si percepisce il mondo e si interpreta la storia, il proprio ruolo, il proprio posto nella famiglia segna anche come ci si nella tra fratelli, dando   un significato diverso a temi come  dominanza, controllo, potere.  Durante il ciclo di vita, eventi, storie, significati arrivano a dare un senso alla nostra vita sin da piccoli. I rapporti definiscono giorno dopo giorno la personalità dei diversi componenti della famiglia. Sono moltissimi  gli elementi che ci portano a interpretare la vita in un modo specifico. Essere nati primi o ultimi, essere belli in una famiglia dove esiste il valore della bellezza o ribelli in un’altra dove la regola regna sovrana. Il ruolo di cui la famiglia investe ogni singolo elemento, segna in parte le differenze tra i fratelli. Il desiderio di attenzioni da parte dei genitori, sarebbe la miccia che attiva la competizione tra maggiori e minori, ritiene Sulloway nel suo libro del 1996, “Fratelli maggiori, fratelli minori. Come la competizione tra fratelli determina la personalità”

Succede così che si possa scoprire in terapia come sia stato importante l’incontro e lo scontro con i propri fratelli durante la crescita, del peso che questo ha avuto e di quanto sia significato per la propria storia. Solitamente, purtroppo, in molte famiglie, sofferenze ed emozioni patite da piccoli diventano poi motivo di litigi che coinvolgono anche le generazioni successive, a botte di eredità, conflitti e violente rappresaglie non solo emotive.  Affrontare la narrazione della propria storia personale, aiuta a riscoprire la meraviglia di un legame speciale e unico ( come ce lo racconta anche Salvatore Capodieci nel testo “Fratelli e Sorelle” , 2003), irripetibile, nel bene e nel male.

Molte ferite dovute alle differenze tra i fratelli, o meglio dire ai diversi occhi con cui si è guardato ad una storia in apparenza uguale. diventano poi parte della quotidianità di molti di noi. Un fratello o una sorella, sarò per molti una risorsa irrinunciabile quando gli eventi della vita verranno violenti a ricordarci debolezze e caducità. Invece, ferite non curate e malumori legati a visioni parziali di quanto accaduto negli anni, porterà a maturare nuovo astio e spesso un senso di rivalsa o un dolore che non renderanno migliore il nostro tempo. Raccontare o provare solo a guardare alle peculiarità delle diverse famiglie, cercare di incontrarci con l’altra parte della storia, saprà spesso mostrarci  come, in fondo, non siano mai esistiti fratelli di serie A o B ma solo persone che hanno sofferto e goduto di emozioni diverse e  che sono estremamente uguali nel bisogno di essere parte della propria storia con tutte le differenze che ci sono. Insomma, non ci sono solo i Caino e gli Abele. Ed entrambi i ruoli hanno le loro difficoltà e i loro pregi.

Pollicino:  Fratelli e Sorelle 
L’Orco : Come si è percepita e narrata la storia della propria vita
L’arma segreta :  Superare le differenze per scoprire un legame fondamentale 
Marzia Cikada
Commenti
  • marisamoles

    Molto interessante questo articolo. Mi ha fatto tornare indietro di qualche anno.
    I miei due maschi sono diversissimi. Fino a qualche anno fa, facevo fatica a credere, addirittura, non solo che fossero vissuti nella stessa famiglia in cui veniva applicato lo stesso modello educativo per entrambi, ma che avessero avuto gli stessi stimoli a livello culturale. Insomma, per farla breve, il primogenito una personcina per bene, educato, non sempre obbediente ma tutto non si può avere dalla vita. Peccato però che non fossi mai riuscita a capire che c’era qualcosa che lo faceva “tramare” contro il fratello. Il secondogenito trasgressivo, faceva quello che voleva, non rispettava le regole, era la nostra disperazione.
    Facile dire che nelle liti fra fratelli, come tra marito e moglie, non bisogna mettere il dito. Io mi ci mettevo tutta, altroché, e le prendevo anche per evitare che si facessero male. Quando ripenso a tutto questo, riprovo lo stesso senso di impotenza e la medesima sofferenza. Ma poi li guardo ora, sono uomini, sono diversi da quel che erano ma non sono cambiati nel loro essere individui con caratteri molto differenti.
    Faccio un sospiro di sollievo e penso che, in fin dei conti, ho (abbiamo … mio marito un po’ meno) fatto un buon lavoro.

    13 maggio 2013 at 15:43 Rispondi

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