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Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook – Pollicino era un grande
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Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook

Un uomo senza difetti è una montagna senza crepacci. Non m’interessa.
René Char

Illatopositivo “Nessuno si senta escluso!”, sembra raccontarci il film “Lato Positivo” per la regia di David O. Russell (2012). Perché non ci sono persone che stanno solo e sempre bene, perché forse si possono trovare compromessi con la vita e la giusta strategia per riprendersi anche dopo un brutto colpo.  Il protagonista del film, Patrick è ossessionato dal voler riconquistare sua moglie Nikki dopo un tradimento di lei, da poco è uscito da un ospedale psichiatrico per bipolarismo e si sente “ricostruito”, Tiffany è una vedova che ha reagito al lutto con una ninfomania che utilizza per comunicare con gli altri e per punirsi annegandoci il suo senso di colpa, il padre di lui vive solo per lo sport mettendo in questo tutta la sua rabbia ma anche il suo amore, la madre è passivamente ansiosa di quanto combinano intorno a lei, il suo amico si sente schiacciato tra la moglie e il lavoro. Anche se un rapporto più “esplicito” con la malattia mentale ( cioè riconosciuto ed etichettato dal contesto sociale) ce l’hanno solo Patrick e Tiffany, che mostrano una buona conoscenza di terminologia medica e psicofarmaci, tutti manifestano aspetti ben poco in equilibrio con quanto ritenuto “normale” e armonico. Le ossessioni regnano sovrane in tutta la città. Per Patrick l’ossessione di dimostrare a sua moglie di essere diventato migliore è una compagna che ho ha aiutato a mantenere il contatto con la realtà, il padre è ossessionato dallo sport e annega in mille riti che gli scandiscono il tempo, Tiffany è ossessionata dal sesso, dal bisogno di restare in contatto con la vita dopo aver sperimentato la morte e anche i vicini sono ossessionati, come si alzano i toni ecco il ragazzo della casa accanto arrivare armato di telecamera. L’ossessione condiziona la vita riempiendola si pensieri, immagini e stimoli che finiscono con l’occupare  tutto lo spazio possibile, ripresentandosi in continuazione, non permettendo che ci sia altro che continua ansia e paura di quanto accade intorno a sé. Dall’altro canto comunica rispetto al nostro modo di essere e ai nostri bisogni e distrae dalla paura di vivere.  Il film sembra suggerirci che tutti abbiamo qualcosa per cui star male, ognuno ha la sua paura, non essere un buon marito, una buona madre, un buon fratello, non essere all’altezza, eppure tutti possono pensare di trovare come superare il dolore di non farcela e inventare un modo migliore di comunicare con sè stessi e con gli altri. Nella pellicola viene suggerito che la migliore terapia sono i legami. Il valore delle relazioni, da quelle familiari a quelle amorose che ci trasforma rimettendoci all’interno del mondo,  dove capita si sbagli il “come” dire le cose ma il contenuto riesce, in qualche modo e quasi sempre, ad arrivare ai destinatari. Come nella passione per il baseball che unisce la famiglia di Patrick e ne crea i miti e le leggende e diventa una maniera per riunire la famiglia, creando un linguaggio comune a cui tutti sanno di appartenere e di cui si accetta la bizzarria e l’ossessione perché capace di attribuire i ruoli familiari e veicola, dando significato, il loro affetto.

Il film, una commedia con Bradley Cooper, Robert De Niro e la vincitrice dell’Oscar Jennifer Lawrence, ha molti dei classici ingredienti delle commedia all’americana, comprese le lucine natalizie e capiamo in fretta come va a finire. eppure passa leggera mentre ci chiediamo quale sia il nostro pensiero buono contro la paura.

Pollicino:  Piccoli ossessionati  di tutti i giorni
 
L’Orco :  La paura
 
L’arma segreta : Come dice Patrick ” “se rimani positivo vedrai spuntare il sole tra le nuvole”
Marzia Cikada
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