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Ma dove ho messo la mia….testa? La distrazione. – Pollicino era un grande
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Ma dove ho messo la mia….testa? La distrazione.

Mi piacciono le persone distratte, è un segno che hanno delle idee e che sono buone: i malvagi e gli sciocchi hanno sempre presenza di spirito.
Charles Joseph de Ligne

Ci si dimentica di tutto. A volte. Le chiavi di casa, il portafogli, gli occhiali, oggetti che raccontano una storia ma vengono distrattamente lasciati altrove.  Un articolo di qualche anno fa, regalava una carrellata di oggetti perduti, dove figuravano anche lauree, dentiere, cellulari, correlando la facilità nel perdere cose  con l’aumento dell’età cronologica dell’Italia. Eppure i giovani con la testa altrove sono moltissimi. Cantava De Andrè  alla donna che gli diceva di aver perso due figli “Signora lei è una donna piuttosto distratta.” e sono diverse le opere dove la distrazione fa parte della storia.

Ma cosa si nasconde, cosa ci comunica la nostra distrazione?

Raccontare il concetto di distrazione non è facile perché questo fenomeno ha molte facce e aspetti. Coinvolge le nostre capacità cognitive ma anche la nostra capacità di autoingannarci, di superare la paura, non un problema di memoria quanto una sorta di momento di non attività della coscienza che rende gli uomini capaci di imparare nulla,  Leopardi la definiva “la poca o facoltà o abitudine di attendere, o la molteplicità delle attenzioni“. ( dall’articolo di Malagamba sullo Zibaldone di Leopardi). La definizione del vocabolario di dice che la distrazione è “Allontanamento del pensiero dalla realtà, come fatto episodico o come dato della personalità”, etimologicamente la parola arriva dal latino “distractus” ( dal verbo distrahere) “tirare quà e là” ed in effetti, si viene tirati via da qualcosa per farne un’altra. Quindi non lo si decide, ci si trova in altro dimenticando qualcosa. Di distrazione ne esistono tipi diversi e sono diverse le strutture neurologiche coinvolte. Possiamo definire cioè che sia legata al livello di attenzione ( legata quindi al livello fisiologico di attenzione e a variabili come la stanchezza, l’uso di sostanze, il sonno), alla motivazione ( se non ci piace quello che facciamo siamo meno attenti nel farlo, ci disinteressiamo o vogliamo fare qualcosa d’altro e non osiamo dircelo) , alla difficoltà del compito ( maggiore è la complessità meno riusciamo a fare attenzione e non distrarci), al grado di automatizzazione dello stesso ( per esempio la strada di casa, fatta mille volte, è facile che ci trovi distratti perché la facciamo “in automatico” ritenendo di non doverci controllare nel percorrerla).  Anche le cause della distrazione sono molteplici, il bisogno di uno spazio vuoto da creare, esplorare, dove riposare ma anche una reazione ad un eccesso di stress, quindi, non solo un problema di gestione del compito ma anche un fenomeno legato al valore che viene dato al compito stesso dal soggetto e dagli altri. Distrarsi è nascondersi, evitare di vivere la mancanza di armonia con quello che la realtà ci propone, in quel determinato momento, per trovare rifugio in un luogo dove si possano mettere alla porta i pensieri eccessivi, magari per affrontarli poi uno alla volta.

Certamente, in alcuni casi, occorrerà dare spazio anche al significato dell’oggetto perduto, legando la distrazione agli atti mancati di Freud e a concetti di attenzione, memoria, dimenticanza. Infatti, non sarà proprio la stessa cosa perdere la fede nuziale piuttosto che la spesa appena comprata. Alcuni oggetti hanno certamente un “significato” più forte di altri. Il telefonino ci permette di controllare ed essere controllati,  la fede rappresenta il legame, le chiavi di casa in un momento di disagio dentro le mura domestiche, possono essere qualcosa di faticoso da portare, di cui ci si vorrebbe liberare, anche solo per un pò. Sulla distrazione, gioca un ruolo fondamentale, il fattore ANSIA, predominante in un atteggiamenti distratto alla vita.  Ansia che si palesa nella sensazione di non essere adatti, in emozioni di paura e nei segnali fisici legati al sistema nervoso caratterizzati da palpitazioni, ritmo respiratorio accelerato, nausee.

Come agisce nella quotidianità? Innanzitutto prendiamo uno studente X a scuola, che deve rispondere a determinate richieste o un impiegato che deve portare a termine alcune mansioni. Il fattore ansia farà in modo che a parità di capacità con gli altri studenti, il nostro amico X sentirà la fatica del compito in maniera diversa. Avrà difficoltà maggiori dovute alle sue insicurezze, lo stress a cui si sottoporrà sarà più invadente. Mettiamo che X si impegni sempre di più per essere allo stesso livello degli altri, anche il suo fisico alla lunga potrebbe risentirne dal punto di vista della memoria e di diversi disturbi di tipo cognitivo. Il sentirsi sempre sotto pressione ( perché è così che vive la richiesta del compito) potrebbe poi agire in maniera negativa a livello cardiaco e respiratorio e manifestarsi in comportamenti di distrazione a molti livelli ( perdita di oggetti, ritiro dalla vita reale, poca attenzione).

Perché? Perché il cuore di un ansioso riesce meno facilmente a riposarsi e il suo ritmo è accelerato come il suo respiro. La paura, non necessariamente conscia,  di non riuscire a soddisfare le richieste, fa in modo che ci si preoccupi a tal punto di non farcela che, da una parte ci si svaluta ( non sono capace) dall’altra ci si mette in condizione di sforzarsi al massimo per ottenere dei risultati che sarebbero più facilmente arrivabili in una situazione di equilibrio e serenità. Spesso le radici di tali dinamiche sono nella storia personale, nell’infanzia, nelle relazioni familiari, nelle prime esperienze scolastiche ( dove è possibile che si manifestino i primi problemi di attenzione) quando si incontra il mondo con le sue richieste. Lo studente distratto risponde all’ansia provocata dalle richieste che gli si fanno, con il suo vagare  e con il suo astenersi dalla vita emotiva della classe. Essendo per “conto suo” si protegge dal carico di emozioni negative che non saprebbe altrimenti gestire.  Chiaramente come non servono a scuola i rimproveri per rendere concentrati i distratti, non serviranno neppure in altri ambiti e ad altre età. Per i bambini poi, sentirsi valutati in continuazione sul loro gradi di attenzione o distrazione è addirittura un peggiorativo, aumenta l’ansia da prestazione e la fatica di esserci. Da adulti, allo stesso modo, i ripetuti “ma dove hai la testa?” possono creare confusione aggiuntiva che non fa che creare nella mente del distratto il suo personaggio di testa tra le nuvole, di pasticcione che tutto dimentica facendo diventare il proprio autosvalutarsi un vero e proprio stile di vita.
In definitiva, le distrazioni aiutano così a mantenere il livello di attivazione in equilibrio, senza dover esplodere per attenzione eccessiva. Pensiamo ad una vasca colma d’acqua, non solo non è possibile riempirla ulteriormente ma insistere nel farlo farebbe solo in modo che la stessa fosse stracolma al punto di allagare la stanza. La distrazione è levare il tappo e far fluire un poco di acqua fino a ristabilire il livello ottimale o sopportabile.

Un testo di qualche anno fa, partiva proprio dalla considerazione che non “Non si può tenere tutto a mente”. Maria A. Bradimonte ( insegnante di processi cognitivi a Napoli) spiegava infatti,  nel suo “La distrazione “, come il meccanismo dell’intelletto umano abbia bisogno della distrazione per tenere a bada determinate emozioni negative e di come questo possa essere in parte controllato.  Quindi, un poco di sana distrazione è non solo accettabile, ma umana e piacevole. Aiuta a sostenere momenti di forte stress, restituendo un poco di ossigeno a persone che, secondo le loro personali possibilità, si sentono soffocare da troppi impegni e responsabilità.

Chiaramente, conoscere se stessi e imparare quali sono le proprie debolezze può aiutare a capire come ritrovare il proprio ottimale modo di convivere con la propria ansia e distrazione potendo apprezzare il  benefico momento di assenza dalla ragione senza che diventi un limite alla propria vita nè tanto meno un vizio del comportamento con conseguenze spiacevoli.   Quindi quando la distrazione diventa eccessiva e gli oggetti smarriti all’ordine del giorno, facciamo un respiro profondo e cerchiamo di dedicarci a capire cosa sta succedendo. In situazioni di semplice sovraccarico basterà una boccata di aria pulita, qualcuno consiglia la palestra, per riprendere il controllo e magari spegnere il cellulare prima che “capiti” di perderlo.

Pollicino:  La testa tra le nuvole
L’Orco :  Troppe richieste
L’arma segreta : Prendere fiato

 

Marzia Cikada
Commenti
  • manu

    fantastico.

    6 marzo 2013 at 16:47 Rispondi
  • massimiliano

    Dunque mi riconosco come un distratto cronico. In particolar modo a me capita che invece di pensare spostare l attenzione su altro, improvvisamente mi si blocca totalmente il pensiero, non penso comoletamente nulla semplicemente la parte cognitiva e ustintiva si blocca e non per paura o ansia, come se fossi ipnotizzato.
    Come oggi mentre pedalavo sono andato contro il muro, perche il cervello non mi ha dato l imput di vederlo e frenare nonostante la strada era libera e non c era nessuna macchina e solo dopo essere caduto mi sono accorto di averlo visto eppure il cervello era come boh addirmentati assente e ste cose me capitank spesso, all improvviso anche se prima ero lucido e riposato, senza stress paura o qyant altro

    13 agosto 2014 at 19:34 Rispondi
    • Dott.ssa Marzia Cikada

      Grazie per il tuo contributo Massimiliano. La distrazione ha molti linguaggi e tante manifestazioni. Spero tu riesca a mantenere all’erta la tua attenzione su muri e ostacoli di sorta prossimamente. Buone pedalate. MC

      30 agosto 2014 at 8:57 Rispondi

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