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Dialogando con Psiche- 2° La coppia e il bebè – Pollicino era un grande
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Dialogando con Psiche- 2° La coppia e il bebè

Se non sai perché un bambino sulla giostra saluta i genitori a ogni giro e perché i suoi genitori gli rispondono sempre, non capisci la natura umana.
William D. Tammeus

Continua la serie di post che da un taglio personale agli argomenti presentati negli incontri del Gruppo Dialogando con Psiche. Sono state le Dott.sse Milena Cammilleri e Valentina Bolla a presentare il loro interessante apporto sul tema “Coppia e Nascita del bebè”, un incontro riuscito e partecipato che conferma l’entusiasmo del Gruppo a portare avanti la promozione del Benessere Psicologico in Val Pellice. Prendendo l’argomento come  spunto quello che segue è una piccola riflessione sul tema. La cui trattazione approfondita meriterebbe molto più spazio.

Partiamo dall’inizio. PRIMA c‘è una coppia e POI arriva il desiderio di avere un figlio.  Chiaramente le difficoltà che si presenteranno, a fronte della stessa gioia di diventare genitori e famiglia, è diversa da coppia a coppia. Ci sono coppie che riescono subito, altre che fanno fatica, alcune adottano, alcune coppie dovranno fare i conti con i figli di precedenti rapporti, alcuni si troveranno a gestire il desiderio di essere genitore da soli e altre non potendo avere figli naturalmente (le coppie omosessuali per esempio) dovranno cercare soluzioni alternative possibili ( e qui gli scenari saranno molto condizionati dal Paese in cui si muovono). Ma tutte le coppie si troveranno davanti ad una grande gioia e allo stesso tempo ad una grande prova che ne condizionerà la crescita successiva. Infatti, se essere coppia presuppone già delle difficoltà, la nascita di un figlio lancia una sfida importante che i due genitori possono raccogliere e vincere o possono finire con l’impantanarsi nel nuovo ordine di cose senza riuscire a superare i compiti che necessariamente fanno parte di questo momento evolutivo.

La nascita di un figlio è un momento di passaggio che trasforma la coppia. Il tempo, i sogni, l’intimità, tutto viene inizialmente diviso per tre e non più per due. Fondamentale lo stato di equilibrio in cui una scelta così importante viene maturata. Perché volere un figlio ma avere lo spazio anche mentale perché questo possa poi essere davvero visto per quello che è, un individuo diverso dalla coppia e dagli individui che la compongano, non è spesso la stessa cosa. Alcuni figli nascono per giustificare la coppia stessa, per essere dati in ostaggio ai nonni laddove i genitori si siano stati capaci di trovare la loro autonomia con le famiglie di origine. Altri bambini vengono al mondo per “riparare”rapporti di coppia in via di esaurimento o perché nel parto alcune donne trovino la loro massima realizzazione a scapito di altre parti di sé, mentre altri figli nascono per sotterranei bisogni della famiglia, perché legati ad un mito familiare che lo richiede.  In questi casi non sarà facile per il figlio trovare uno spazio adatto alle sue necessità e la coppia è facile resti incastrata nel tentativo di risolvere compiti evolutivi legati alla nascita che non possono essere affrontati e risolti se prima non si affronta e risolve quanto hanno alle e sulle spalle.

 Ma se la coppia diventa genitoriale in un momento di equilibrio? Chiaramente ci saranno comunque aspettative, nuovi bisogni, nuovi patti da fare e accordi da condividere con il partner. Le domande che naturalmente ci si fa sono legate alla paura di non essere all’altezza. E’ non sarebbe neppure sano non farsi qualche domanda quando un nuovo essere vivente sta per arrivare tra le tue braccia pieno dei suoi bisogni e delle sue aspettative!! Quindi 1°regola niente panico!! La missione è dura ma non impossibile, anzi. Il timore di non essere una buona  madre o un buon padre fa parte del pacchetto emotivo che arriva a casa insieme con il bambino. Naturalmente si cercherà confronto e supporto, arriveranno i consigli di tutti, a volte anche troppi, e bisognerà scegliere quali ascoltare e quali no, accogliere gli aiuti ma bloccare le interferenze, le invasioni eccessive di campo, soprattutto da parte delle famiglie di origine, nonne e nonni che spesso a fin di bene possono essere deleterie per la coppia e la sua serenità. Se è vero che, tradizionalmente, la madre vive una prima fase in cui il legame con il bebè è pressoché simbiotico per necessità, è anche vero che i bambini già dal terzo mese sono in grado di stabilire relazioni triadiche con l’altro genitore. Quindi la rigida differenza tra i ruoli madre/padre valida e accettata fino a qualche decennio fa ( e ancora privilegiata in molte culture familiari) lascia il posto oggi ad una cultura di ruoli e compiti condivisi tra i due genitori.
Certamente nelle coppie che abbiano partorito il loro bambino, l’attenzione sarà molta sul momento delicato della madre, che potrebbe sentirsi sola, malinconica, poco sostenuta e compresa. La sfida per il partner sarà essere presente in questo momento nonostante a volte sia difficile  comprendere il momento della compagna e stia vivendo anche lui una trasformazione interna con le sue difficoltà. Molti uomini si sentono trascurati dalla moglie alle prese con il bambino e fanno fatica ad essere presenti e seppure il momento storico li veda più presenti in tutte le fasi della nascita e dell’accudimento, entrando anche in sala parto, bisogna anche non chiedere troppo anche ai più entusiasti dei padri e che loro per primi accettino i limiti del loro entusiasmo. Molti padri proprio non vivono bene il momento della nascita e questo non significa che amano meno la madre o il bambino, diversamente, “costringersi” ad entrare in sala parto per partecipare attivamente e vedere il bimbo che arriva è per alcuni un momento di stress eccessivo, con problemi successivi anche di intimità con la compagna come alcune crisi di coppia direttamente conosciute testimoniano e come viene descritto anche da Eva Tenzer nel suo articolo tradotto per Psicologia Contemporanea (n.235).

Ma la nascita e il momento del parto è solo l’inizio della sfida a cui la coppia è chiamata. Può accadere che la nascita del bambino sia per alcune madri una rottura dolorosa con il bambino dopo il legame speciale della gravidanza, bisogna allora fare attenzione a come questa nuova mamma affronterà i mesi successivi. Il pericolo di depressione post-partum è molto reale e moltissime donne la vivono (un 16% della popolazione delle neomamme italiane), riconoscendola o meno. Quella che viene oggi definita anche “Maternity Blues” si presenta come un’iniziale paura di non essere all’altezza, di non provare i necessari sentimenti materni e non dura molto, anche solo i primi giorni. Se il periodo però si allunga ( qualche  mese) quelle stesse madri saranno stanche, non riusciranno a dormire, vivranno anche trasformazioni fisiche e di relazione con il compagno. Questo stato di tristezza e malessere può arrivare a durare fino ad un anno con i sentimenti di colpa che la donna prova per non essere una “brava mamma”. Il sostegno del compagno anche in questo caso sarà fondamentale, fin dalla prima fondamentale necessità di prenderne atto. Se non riconosciuto e affrontato questo disagio è fonte di terribile sofferenza, a volte con la possibilità di trasformarsi in tragedia ( sul tema nella sua più terribile evoluzione, l’infanticidio, il film forte ma interessante “Materinity Blues” del 2011).

Ma non è solo questa la sfida per la neofamiglia. Abbiamo il bisogno di dividersi i compiti, di essere genitori cercando di non sacrificare del tutto l’essere coppia, di accettare fin da subito il bisogno di sostegno anche nel piccolissimo del suo spazio adatto alle prove di autonomia sempre maggiori con la crescita. Certamente avere la possibilità di rivolgersi ad un professionista (psicologo, educatore, doula o chiunque sia ritenuto affidabile e serio dalla coppia) qualora i troppi altrui consigli siano complessi da assecondare, permette in breve tempo alla coppia di trovare il loro peculiare modo di essere genitori, di mitigare le ansie e di procedere senza paura anche a fare i piccoli errori che, certamente, si compieranno  ma che non comprometteranno un armonico equilibrio nella famiglia tutta. Come scriveva l’antropologa Margaret Mead ” Tutto ciò che una madre e un padre possono attribuirsi a merito, è di non aver guastato il proprio figlio in modo palese”. Quindi la coppia, laddove entrambi sono coinvolti nella gestione del piccolo come nella vita familiare, acquistando competenza su pappe, poppò, bagnetti, coccole, giochi crescerà insieme al bambino, imparerà con lui i suoi ritmi e tornerà presto anche ai suoi bisogni di coppia, come la sessualità spesso compromessa dall’arrivo del bambino. Recuperare il proprio ruolo sessuale nella coppia potrà soltanto giovare al benessere della triade, evitando che entrambi si appiattiscono sulla sola dimensione genitoriale dimenticando il resto per paura di non essere, altrimenti, abbastanza adeguati. Inoltre, il linguaggio dell’intimità sessuale può essere rassicurante e di rinforzo per la coppia che ritrova una sua dimensione di complicità e sostegno reciproco.  Sul tema, le parole dell’ostetrica Verena Schmid che scrive:

” La sessualità come l’allattamento, la gravidanza e il parto, vengono governate dal  cervello arcaico e sono strettamente influenzati dal Sistema Neurovegetativo ( Simpatico e Parasimpatico) e dalle emozioni. Sono funzioni istintive. Le condizioni per fare l’amore sono simili a quelle che occorrono per partorire e per allattare: intimità, protezione, concentrazione, sostegno affettivo, sensorialità, sessualità.”

Insomma, nascere genitori non è meno complesso di nascere figlio. Ma nessuna prova è veramente impossibile da superare nel ciclo di nessuna coppia se si farà la dovuta attenzione alle fragilità peculiari che si mostreranno lungo la via, se ci si lascerà avere paura ma anche essere rassicurati, se si difenderà la propria coppia da un mondo esterno a volte invadente ribadendo la propria centralità, ripetendosi che c’è sempre la possibilità di fare un ottimo lavoro, con i continui aggiustamenti e nuovi apprendimenti del caso. Per tutte le mamme e per tutti i papà sarà un’avventura fantastica quanto spaventosa da cui potranno uscire più forti e sereni, pronti a fare un giro di giostra verso le successive prove di crescita, orgogliosi comunque della loro storia. E questo vale per tutte le famiglie, eterosessuali.  omosessuali, miste, ricostituite, naturali, adottive.

Pollicino:  La famiglia che nasce
L’Orco : La paura di non farcela, la storia precedente non risolta, la depressione…..
L’arma segreta :  Affrontare insieme, come genitori, tutte le prove e non dimenticarsi di essere in due
Marzia Cikada
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