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Liberarsi dai Tabù, ma non dal desiderio, per scoprirsi più forti.. – Pollicino era un grande
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Liberarsi dai Tabù, ma non dal desiderio, per scoprirsi più forti..

Alla base del tabù c’è una corrente positiva di desiderio. Perché non c’è bisogno di proibire ciò che nessuno desidera fare, e comunque ciò che è proibito nella maniera più energica deve essere oggetto di un desiderio.
Sigmund Freud

Ieri in tutto il mondo c’è stato il One Billion Rising fenomeno/evento, flash mob mondiale che ha visto moltissimi paesi ballare insieme contro il femminicidio,  contro la violenza alle donne.  Purtroppo sono ancora moltissime le donne vittime di violenza e la visibilità è ancora minima, perchè vicine alle donne che muoiono di violenza, ci sono le vittime che neppure sono consapevoli di esserlo. Perché le forme della violenza sono molteplici e spesso noi donne per prime, finiamo per il non far caso alle piccole violenze che costellano le giornate di tutte le donne, di tutte le età. Piccoli gesti di cui non ci accorgiamo, di cui spesso siamo vittime silenti, per abitudine, per maleducazione, perché neppure abbiamo la consapevolezza che quei sottotesti, quelle sfumature, quegli aggettivi che ci inseguono siano essi stessi violenza. Oggi, comunque, vorrei parlare di come le donne possano educare se stesse e facendo questo, imparare a riconoscere la violenza prima che diventi sopraffazione, dolore, umiliazione e morte. Come? Anche solo partendo dalla loro sessualità.

Leggevo un articolo su una rivista di zona, L‘Eco Mese che riportava ad un fenomeno che si conosce da qualche anno ma che ultimamente è più visibile in Piemonte. Si parla della “Valigia Rossa” , il porta a porta della sessualità femminile. Di che si tratta? Alcuni anni fa, in Spagna, si è cominciato a parlare di questo progetto, La Maleta Roja. Un’idea al femminile, gestita da donne che offre consulenza sulla sfera sessuale in maniera semplice e allegra, offrendo ( si tratta comunque di commercio) prodotti per il piacere sessuale, strumenti, suggerimenti, oggetti. L’idea era quella di entrare nelle case delle donne, fare riunioni come si faceva una volta con i prodotti per la pulizia della casa ( e ancora credo accada), metterle intorno ad un tavolo e parlare di sesso per vendere poi oggetti ad hoc per tutte le esigenze ( si parla di 600 prodotti sul sito) ma anche per far parlare le donne con le altre donne su argomenti che non sempre vien facile affrontare, compresi desideri e tabù.

Come può una riunione tra donne che parlano di sesso essere un’arma contro la violenza?  La risposta è facile. La violenza, culturalmente, nasce da una supposta inferiorità femminile che in quanto donna non dovrebbe aver la possibilità di scegliere, su quando lasciare un compagno con cui non funziona più, su chi frequentare, su come comportarsi per il buon nome della famiglia. Da qui, la giornalista Diana Russel ha coniato il termine femminicidio, quando un partner o ex o consanguineo uccide una donna. Dalle nostre parti viene spesso usata la motivazione “gelosia”  spesso a sproposito, quasi fosse una giustificazione. L’uomo è portato a pensare alla donna come un oggetto che si possiede e che non può, in quanto tale, manifestare diniego. Anche molte coppie “normali” finiscono con il fare i conti con un modello di diseducazione culturale che finisce con il penalizzare le donne ( ma anche gli uomini se anche non muoiono non si può dire vivano bene) e generare violenza. Mi viene in mente il libro della Maraini ” L’amore rubato” (2012).

Se le radici della violenza nell’uomo sono molteplici, non meno complesse sono però quelle della debolezza della donna, spesso costretta a subire umiliazioni se non meno definitive della morte, certamente lesive della dignità della persona, che non dovrebbe aver bisogno di sesso per essere salvaguardata. Le donne spesso crescono con il dolore del loro desiderio, non potendo esprimersi liberamente, limitate nelle loro manifestazioni da una cultura familiare frustrante o iperprotettiva, trovandosi poi a costruire coppie dove non ci sia spazio per la loro identità, in cui l’importante non è il loro essere ma il come gestiscono il ruolo di donna, in una cornice riconosciuta e accettata di precetti e doveri. Le donne non sono libere di esprimere il desiderio sessuale, questo elemento portante delle vita di tutti, che certamente non si esprime solo nell’atto sessuale ma anche in una conoscenza di sè, nell’intimità con il proprio corpo e nella complicità con l’immagine personale di donna erotica che ognuna custodisce in se stessa. Ma se il desiderio maschile è da sbandierare ( pensiamo alle battute di certi film di bassa categoria, alle becere esternazioni di anziani “politici” di fronte a donne giovani, al modo di scherzare da bar di molti uomini) quello femminile resta nascosto, come se ne avesse “meno”, avvalorati in questo da studi che annotano come siano gli uomini più desiderosi di maggiori rapporti, più partner, più autoerotismo. Peccato che spesso la variabile culturale, cioè cosa le donne si permettono di dire, anzi spesso anche di pensare, venga raramente chiamata in causa. Non sottovalutiamo il condizionamento sociale, il dover, ancora oggi, sembrare una brava ragazza per trovar marito, perchè le disinibite vanno bene per un pò ma non per rapporti di lunga data ( causa anche il timore del tradimento e della perdita della mascolinità di molti uomini). Spesso le donne nascondono il desiderio, le calze a rete sotto grembiulini da brava massaia, magari somatizzando malesseri di vario genere a coprire questa frustrazione del loro essere.  Non è cosa rara, nella mia pratica clinica, incontrare coppie nate in giovane età dove la brava ragazza, ormai donna, vorrebbe esplorare il sesso in maniera più consapevole e divertita e si trova invece a lottare ( spesso arrendendosi causa altrimenti la fine del rapporto) con mariti/compagni che non ne vogliono sapere e seppure rincorrono la bellezza provocante del televisore, non riescono a concepire e vivere con  le loro compagne una sessualità avvincente e soddisfacente per entrambi, restandone invece spaventati e delusi. Ed è curioso che anche nel confine sicuro utoniomidella coppia stabile il desiderio di lei ancora spaventi, quindi non una sessualità che necessita del fuori ( altre coppie, altri compagni) ma una sessualità semplicemente esplicita e non più conforme solo ai desideri di lui spesso mette in crisi le coppie. Allora imparare a comunicare anche su cosa  sta alle radici della sessualità potrà aiutare la coppia a comunicare meglio senza mettere in forse il legame.
Ma se torniamo alla Valigia Rossa e alla sessualità femminile, vediamo come questa sia la possibilità di esperire una fiducia in se stesse che spesso i ruoli condizionati e le relazioni rigide non permettono a molte donne. Aumentando così la sensazione di autonomia ed efficacia della donna che si scopre con piacere avere fantasie, desideri, sogni simili ad altre, imparando a non sentirsi in colpa per questi, anzi, traendone consapevolezza per una maggior definizione nella ricerca del partner adeguato. Una donna che non soffre di bassa autostima, che è capace di scegliere ha una risorsa in più contro la violenza. Certamente il comprare un gioco sessuale non è la soluzione ad un problema di autostima, ma porta a riflettere su se stesse ed il proprio mondo interiore, conoscersi aiuta sempre a sentirsi meglio in armonia con quello che si è. Questa è la risorsa per evitare facili raggiri e salvarsi da alcune situazioni che spesso non si ha la forza di denunciare per prime a se stesse.
La capacità di amare viene favorita dalla capacità di amarsi, avere fede nelle relazioni include la possibilità di pensarsi capace di vivere a pieno un legame a due, dove il gioco è comune e non si è nè parte debole nè forte ma in continua crescita reciproca nel rispetto della propria indole e femminilità/mascolinità. Educarsi alla propria sessualità è un aspetto importante che reso giocoso dalla possibilità di confronto con altre donne, permette di migliorare la propria fiducia in se stesse. Certamente questo diventa ancora più sano nel momento in cui il gioco introduce un partner disposto a giocare anche lui, superando quelli che spesso sono i faticosi limiti imposti dal suo condizionamento sociale e culturale. Insomma, che siano i giochi tirati fuori da una valigia rossa o il tempo dedicato a capirsi, superare i tabù per scoprirsi più forte è una possibilità per molte donne che oggi temono in primis se stesse. E seppure l’autonomia di  cui si ha bisogno come arma, vera e propria, per poter uscire da una storia di violenza è quella della possibilità economica, del poter far da sole è altrettanto vero che la forza che si può trovare confrontandosi con altre donne, imparando a credere nella propria autoefficacia non è poca cosa e a questo ci si può educare. Come nel libro “Libere di Scegliere” dove il percorso sociale, penale e psicologico vengono mostrati come facce diverse di una sola realtà. La violenza nasce sempre dalla debolezza e dall’ignoranza, difendersi dalla forza insita nel sapere chi siamo, senza non averne vergogna o paura. Imparare giocando poi è da sempre un utile incentivo.

Pollicino:  La mancanza di educazione a noi stessi
 
L’Orco : Conoscere la propria sessualità per conoscersi
 
L’arma segreta :  Giocare con i tabù
Marzia Cikada
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