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Le parole che non ti ho detto. Quando la sessualità dà voce al malessere. Storie di coppie adulte che hanno smesso di comunicare ( e di fare sesso). – Pollicino era un grande
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Le parole che non ti ho detto. Quando la sessualità dà voce al malessere. Storie di coppie adulte che hanno smesso di comunicare ( e di fare sesso).

Quando le cose non funzionano bene in camera da letto, non funzionano bene neanche in soggiorno.

William H. Masters 

locandina convegnoIn data 2 febbraio sono stata ospite come relatrice del Convegno sulla sessualità nella coppia matura organizzato dalla Scuola di Sessuologia di Torino. Ho presentato un breve intervento con lo stesso titolo di questo post. “Le parole che non ti ho detto…..” Il legame tra sessualità e comunicazione è fortissimo in ogni coppia, in tutte le fasi della sua vita. Partendo dall’esperienza fatta presso il CCF ( Centro di Consulenza Familiare), di cui faccio parte dallì’inizio della mia avventura piemontese e di cui ultimamente sono socia, unendo a questa la pratica clinica nel privato, posso dire di aver visto e sentito quando sia forte il legame tra il parlarsi e fare sesso. Quanto la sessualità non sia che un modo di comunicare con le sue regole e i suoi tempi e come, anche in questo caso, non si possa non comunicare con ogni singolo gesto ( o non gesto).

Le coppie arrivano sempre più spesso a colloquio con il professionista per difficoltà di comunicazione, perchè non sanno che direzione prendere, per superare un cambiamento stressante o anche per lasciarsi nel migliore dei modi.Molto spesso si tratta di coppie mature, non più quindi adolescenti o nate da poco, ma con un’età che ha superati i 30 e oltre ai 50, quando la grande passione sembra finita, non si parla molto e si fa poco l’amore. Certamente in questa età si riduce la componente istintuale ma di certo non viene meno. Anzi. Se da una parte la fa da padrona il desiderio di affettività, in questa età si è più sicuri della propria personale sessualità e si potrebbe quindi godere della propria coppia con un rinnovato entusiasmo in un erotismo completo, intenso, vissuto persino meglio di quanto non fosse possibile nel tumulto, a volte doloroso, dei venti anni.

Ma se Robert Neuburger parlava della coppia come la storia di un “incontro che dura”, spesso questo incontro ha tutta l’aria di uno scontro a fuoco. La coppia stabile si presenta come terreno di liti, dubbi, incertezze, paure. Dal punto di vista molto è dovuto all’affievolirsi delle differenze tra i due e quindi dalla mancanza di stimolo a scoprire e accettare l’altro. Clement parla di come il desiderio sessuale nasca dalla differenza e di come questo capita venga a mancare nelle coppie di lunga costituzione, in quanto finisce con l’esistere il “minimo comune denominatore” che uniforma e non permette al desiderio di manifestarsi. Se ci mettiamo che inoltre si tratta di coppie sotto pressione dal mondo esterno ( figli, famiglie di origine, lavoro, difficoltà economiche etc) si arriva facilmente ad una crisi, anche magari non urlata, ma più dolorosa. La vita quotidiana impone responsabilità sempre maggiori, i figli crescono, il lavoro capita diventi un limite e frustri le aspettative che si avevano una volta. Il capro espiatorio di ogni frastrazione diventa il o la partner, perchè non è abbastanza, perchè è troppo, perchè deve cambiare. La coppia può finire in quello stallo di ci coppia, immobilismo che non permette di far nulla, condannando ad un lungo sofferto niente. Maggie Scarf parla in questo caso di paura, specie quando, cresciuti e andati i via i figli, ci si trovi da soli (sindrome “del nido vuoto“). In questi casi sono le stesse aspettative e premesse della coppia che ne costituiscono il mito crudele che non permette salvezza. Come nelle coppie in cui le famiglie di origine bussano continuamente alla porta chiedendo aiuto e sostegno che il partner non è sempre disposto ad accordare, magari sperando di portare via l’altro/l’altro dalla stessa. Si realizza un gioco patologico che nessuno può vincere ma allo stesso tempo nessuno può più rinunciare a giocare, anche se non c’è più fiducia e quindi è difficile chiedere aiuto.

E’ difficile accettare l’altro, ma non si può andare avanti insieme, almeno non serenamente, se questo non avviene. Solo che anche mettersi in gioco è complesso e necessita di energie e volontà di cambiamento, molto spesso alla fatica di cambiare molte coppie preferiscono il logorio di un tempo infinito dove non cambia mai nulla ci si sente protetti da un legame anche se insoddisfacente. Magari si trova una via di fuga (chat clandestine, amanti, hobby che prendono tutto il tempo, attenzioni a familiari etc), ma il rapporto viene preservato dal cambiamento e si rimane alla ricerca di un piacere che spesso la passione fortuita regala solo momentaneamente.

Se ci si ferma a guardare all’interno di se e della propria coppia, invece, il percorso sarà faticoso, ma si può costruire un nuovo benessere. Accorgendosi, magari, che molto spesso, il dare la colpa all’altro non è che un celare le proprie debolezze e fragilità dietro un muro, muro che diventa difficile da buttar giù e che si riflette velocemente nell’attività sessuale, che diminuisce, se non svanisce o peggio, diventa un’arma da attacco o da ripicca ( visto che non mi legge nel pensiero e non è come vorrei, allora mi nego!) e questo vale per uomini e donne.

Riconoscere le proprie difficoltà ci permette di rilanciare l’alleanza alla luce di una nuova sincerità. Trovando il nuovo modo di essere coppia che calzi per entrambi anche se non si è più giovanissimi, che rivaluti la sessualità di coppia, insegnando cosa adesso piace al partner e a se stessi, scoprendo come si vorrebbe comunicare e cosa si vorrebbe dire all’altro. Nella prefazione del suo libro ( ai tempi scandaloso) “Il delta di Venere“, la scrittrice Anaïs Nin suggeriva che: 

Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino.

D’altronde, non si è più giovani? E allora? Accettare di aver cambiato fase della vita, pelle e capelli ci offre una grande opportunità, quella di provare con il compagno una nuova maniera di star insieme e perchè no di farlo insieme. Il temuto decadimento fisico, che spesso non sopportiamo neppure riflesso nell’altro, non sarà così terribile se impariamo nuovi ritmi e magari a curarci di più. 

Rivalutare le coccole, come comunicazione mondo sessuale affettivo aiuterà a valorizzare il mondo non genitale della sessualità in virtù di una nuova libertà, quella della prestazione straordinaria, se si è una coppia matura quel tipo di ansia può far posto al desiderio di scoprire quale sia diventata con il tempo la propria sessualità e far posto a emozioni nuove. 

Quando la coppia ha difficoltà a comunicare il proprio disagio, il desiderio di coccole, il proprio nuovo piacere e i cambiamenti che sta vivendo,  fare sesso diventa quasi sempre impossibile, il lato ricreativo viene meno e tutto sembra faticoso. Ma, lavorare su come viene intesa la sessualità all’interno della coppia porta molte sorprese. Spesso sembra quasi più facile parlare di quanto accade in camera da letto che non nel salotto, salvo poi rendersi conto del legame stretto che intercorre tra le due stanze. Con un augurio a tutte le coppie, mature o no che siano, vi lascio con una riflessione in poesia della grande pioniera della terapia sistemica Virginia Satir

Voglio poterti amare senza aggrapparmi

apprezzarti senza giudicarti

raggiungerti senza invaderti

invitarti senza insistere

lasciarti senza senso di colpa

criticarti senza biasimarti

aiutarti senza umiliarti

se vuoi concedermi la stessa cosa

allora potremo veramente incontrarci

ed aiutarci reciprocamente a crescere.

Marzia Cikada
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