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Cloud Atlas – Pollicino era un grande
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Cloud Atlas

Quale struttura connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei noi con l’ameba da una parte e con lo schizofrenico dall’altra? 

G. Bateson

locandina Cloud Atlas

Cloud Atlas è un film del 2012 per la regia di Tom TykwerAndy e Lana Wachowski.  Il cast portentoso ( Tom Hanks, Halle Berry, Bae Donna, Hugh Grant, Jim Sturgess, Susan Sarandon, Jim Broadbent , Hugo Weaving) si aggira da una scena all’altra nel divertimento di chi vuole notare e annotare i diversi personaggi, giocati sempre dagli stessi attori. La produzione indipendente più costosa di sempre. Ma anche un film che parla di connessioni. Di legami che vanno oltre il tempo e il racconto, realizzando il disegno dell’umanità, la rete di storie in cui sono incluse anche le nostre. E di sfide, di definizione di se stessi, di rottura.

La trama è complessa. Sei differenti stili narrativi, sei differenti epoche, attori truccati e trasformati per essere sempre loro eppure sempre qualcun’altro. Un progetto faticoso e a volte non riuscito al meglio, tecnicamente un montaggio non facile, per realizzare quanto  nasce come libro (L’atlante delle nuvole di David Mitchell) e si trasforma in quasi tre ore di azione, sentimento, riflessione. Le sei storie parallele, che corrono e ricorrono, come avrebbe detto Giambattista Vico, presentano problematiche uguali anche se in epoche diverse. Era proprio il filosofo e storico italiano infatti che parlava di “corsi e ricorsi storici” enfatizzando come l’uomo sia sempre uguale a se stesso e, pur cambiando le situazioni e i contesti,  si rappresenta e manifesta in ogni sua azione  in maniera paragonabile, assimilabile ad altro già passato. In un insieme di sempre nuovo pur nel già vissuto.

Connessioni.

Siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”.  Dice e ripete nel tempo una “ragazza” di Seul nel 2144. Una clone creata per servire e morire in un sistema totalitario senza spazio per la scelta. O almeno così sembrerebbe. Perchè sceglie diversamente. Ma se il tema della scelta è la capacità di autodefinirsi ( aspetto che viene trattato anche in seguito) quanto viene ribadito è anche il legame che unisce tutti, siano essi nel presente o siano personaggi passati. Essere connessi in un unico sistema che lega. Viene in mente Gregory Bateson, grandioso pensatore e teorico di molto del pensiero sistemico, che asseriva come  tutte le realtà viventi siano tutte ( non solo quindi gli esseri umani) connesse e possono essere comprese da un modello comune proprio in virtù di caratteristiche condivise e che seppure ci si volesse sforzare, quanto potremo mai conoscere  non sarà mai che “una piccola parte di un più ampio conoscere integrato che tiene unita l’intera biosfera o creazione” ( da Mente e Natura).

Libertà come libertà di rivolta.

La libertà o meglio la possibilità di essere indipendentemente da quanto è uniformemente accettato. Tutte le storie presentano delle rivolte, il tema dell’autodeterminazione al di là di quanto è riconosciuto dalla maggioranza è il fil rouge della film. Abbiamo chi si ribella alla schiavitù a metà Ottocento, perché dopo una vita senza aver pensato a chi sia uno schiavo, si ritrova a scoprire che si condivide la stessa umanità. Viene mostrata la scelta di vivere liberamente la propria passione, per persone dello stesso sesso o per la musica, a costo di tirarsi fuori dalla vita stessa. La libertà di autodefinirsi al di là del proprio passato, difendendo una inchiesta giusta, denunciando anche il potere o anche solo opponendosi a chi vuole decidere della propria vita, seppure si viva la tarda età. Su tutte la ribellione in un prossimo futuro all’omologazione, alla violenza mascherata da assenza di emozioni, ad uno stile di vita totalitario che ricorda l’abuso che l’uomo fa dell’animale al giorno d’oggi ma trasferito a livelli più ampi.

In ogni storia quello che rivive è il desiderio umano di autodeterminazione, il bisogno di scegliere e di rivoltarsi a quanto imposto, la ricerca dell’uomo di risposte che siano valide per l’uomo stesso, ma non come un dogma bensì come la necessità di trovare la propria visione del mondo, la propria lucida appartenenza al mondo.

Pollicino:  Chi non si accontenta di dire solo Sì
 
L’Orco :  La mancanza di riflessione sull’esistere
 
L’arma segreta : Trovare la propria forma di “rivolta” esistenziale
Marzia Cikada
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