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Vicini di casa, Lontani dal Cuore. Storie da Condominio – Pollicino era un grande
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Vicini di casa, Lontani dal Cuore. Storie da Condominio

Condominio. Homo condomini lupus.
Marcello Marchesi
 

“Accidenti! Questa sera riunione di condominio!”  Molto spesso i pochi contatti che abbiamo con i nostri “vicini” si svolgono tutti lì, nella noia delle riunioni condominiali, quando molto spesso il vincitore è il conflitto, anche senza ragioni, in virtù di una certa libertà di esprimere aggressività che si prova con chi non si conosce. Ma molto spesso, se si vive in un condominio, capita che non ci si incontri neppure in quelle, perché la riunione è roba per padroni di casa e non per affittuari. Capita, quindi, che si possa vivere anni e anni senza sapere chi ci abita accanto. Magari si sale insieme in ascensore, ma ci si saluta solo all’uscita, per educazione e timore che a farlo da subito si dovrebbe poi “far conversazione”.  Cos’è un condominio oggi? Non è forse un esempio di comunità ristretta? Non è forse una possibilità di relazione, di solidarietà, di vicinanza, non solo di pianerottolo ma anche emotiva? In una società affamata di appartenenza, che si innamora su Facebook, che crea comunità virtuali distanti milioni di chilometri ecco che il peggior tabù appare essere il volto di chi ci vive accanto.

Certamente la casa è ancora il posto dove ancora di più ci si può esprimere liberamente, i mobili, i vasi di fiori o la loro mancanza, i colori scelti, raccontano molto di chi vi abita, i profumi, i cibi nel frigo, la luce sono elementi della storia. Casa è sicurezza sin dalla prima caverna, luogo di protezione degli intimi significati.  Saper accogliere in questo spazio vitale l’altro è certamente segno di apertura, accettare la diversità accresce il proprio sapere stare nella comunità di riferimento e ci permette di imparare la condivisione. Le storie nascoste dietro ad ogni porta possono arricchirci e non raramente possono farci e far stare meglio. L’idea di solidarietà stessa migliora il clima e la qualità della vita. D’altronde, l’essere umano in quanto sociale vive in gruppi, ci insegna la Psicologia di Comunità. Nasce nel sistema sempre più ristretto della famiglia ma interagisce con altri, entrando in diverse forme di gruppo, in diverse comunità. Ne necessita molto spesso per diverse ragioni. Gruppo è un qualunque numero di persone che interagisce su spinte diverse ( sociali, emotive, economiche), costituito per motivazioni differenti,  perché ci si somiglia, ci si identifica, si è vicini. Il condominio rappresenta una forma di gruppo che spesso non nasce spontaneamente, ci si trova a vivere nello stesso spazio per ragioni di comodità, casualità, storie personali ma se la vicinanza fisica appare indubbia, il passaggio ad una conoscenza reale dell’altro, del dirimpettaio, non sempre è così semplice e lineare ( come ci ricorda un piacevole film del 1990 dal titolo semplice, di Condominio”). Quindi la bizzarra differenza tra l’importanza di appartenere e allo stesso tempo la distanza terribile che ci separa da chi ci è più vicino.

Che il condominio sia un luogo dove le relazioni sociali potrebbero essere privilegiate se ne è accorto un fotografo. Da qui un interessante progetto del torinese Luca Ferrari ” Piani In Scala”  che ha come sottotitolo ” Il Progetto che ti avvicina a chi ti è vicino” e si propone di attivare la conoscenza con gli abitanti di uno stesso palazzo spesso coabitanti di uno stesso spazio ma distanti da qualunque tipo di reale condivisione. Gli scatti, che formano al momento una mostra visitabile fino al 22 gennaio 2013 presso l’Associazione Culturale RiQuadrilatero a Torino, vogliono rappresentare scorci di vita nello spazio dei singoli appartamenti e sono accompagnati dalle parole dell’autore Stefano di Polito.

Era necessario un progetto del genere per aprire la porta di casa e guardare il viso del nostro vicino? Sembrerebbe di sì. Non dimentichiamoci che in Occidente la lotta personalità contro comunità a volte si fa forte e il saper stare in gruppo ne risente. E il condominio è una vera e propria comunità, i legami che è possibile instaurarvi hanno la stessa possibilità di funzionare e di trasformarsi in legami solidali e di amicizia di altri, anzi, nel condominio la reale vicinanza permette di rinforzare la conoscenza dell’altro, di instaurare un clima di condivisione e supporto capace di migliorare la qualità stessa della vita. Eppure è normalmente altro da questo quanto accade in un condominio. La porta di casa protegge dal vicino, ci si trincera in una distanza dall’altro che rafforza il degrado socio-ambientale proprio delle città. Televisioni accese e porte di casa sprangate.

Il condominio rappresenta una immagine abbastanza netta della società in cui si vive. Diversi per quartiere, riportano le peculiarità sociologiche dei diversi ambienti, le età, le professioni, le culture che si incontrano in un condominio ci fanno subito capire dove questo è situato nella città di appartenenza. Se il conoscersi potrebbe essere l’inizio di una buona coesione sociale, un valore primario per il benessere anche della piccola comunità, non sempre questo accade. Chiaramente non si tratta di spalancare le porte al vicino di casa, anche la conoscenza ha le sue regole e se il condominio è una forma di coabitazione particolare, e mantenere la “giusta distanza” tra indifferenza e invadenza è la prima attenzione da fare. Da qui l’importanza di condividere e rispettare delle norme comuni di convivenza ( il Regolamento di condominio) che rappresentano l’autoregolazione di un sistema complesso è fondamentale. Se la comunità si riconosce in queste regole, saprà modulare la quotidianità nel rispetto dell’altro, collaborando per un clima di accettazione dove le buone relazioni possono trovare posto a sedere anche nei piccoli, immancabili, litigi.

Ma resta il fatto che nei condomini, a farla da padrone, sia spesso l’elemento conflittuale, non sappiamo nulla di chi ci abita a fianco ma sappiamo che non va bene quello che fa, la mancanza di vicinanza emotiva trasforma il poco che conosciamo dell’altro in materiale alla mercé della chiacchiera e del malinteso.  Ecco allora scattare la contesa e la lite per motivi di natura diversa che siano economici ( come accade sovente) o di condotta personale. Il Gossip da condominio produce molto spesso invidie e ostilità molto pesanti che possono diventare dei faticosi giochi relazionali che appesantiscono la quotidianità di tutti. L’insofferenza allora è l’emozione che diventa preponderante, preparando il terreno a conflitti sempre più sottili e fastidiosi fino a logorare le relazioni e le persone, che possono manifestare un vero e proprio stress da condominio. Ecco perché imparare a conoscere e lasciarsi conoscere, nei giusti tempi e limiti, dal proprio vicino di casa, può rappresentare un buon modo per migliorare la stessa quotidianità. Finendo magari con lo spegnere la tv, ogni tanto, e aprire la porta di casa, senza fermarsi a guardare solo dallo spioncino.

Pollicino:  Il Vicino di Casa
 
L’Orco : Lo Stress da Condominio
 
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Marzia Cikada
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