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E dacci oggi il nostro Shopping quotidiano…. – Pollicino era un grande
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E dacci oggi il nostro Shopping quotidiano….

Il denaro non riuscirà mai a ripagarci per ciò che noi facciamo per lui.
Rupert Dylan Murdoch
 

A Londra iniziano i saldi.  Come sempre accade, il tradizionale giorno degli acquisti mobilita tantissime persone, richiama i turisti per poter approfittare dei saldi, in quello che chiamano il  “Boxing day”.

La febbre per le compere, da noi spostata un pò in avanti, è sempre più lampante, colpendo con forza, trascinando le persone in strada, ad accapigliarsi anche per un maglione col 20% di sconto.  Non si tratta di un effetto della crisi, il comprare abiti, oggetti, cosmetici, scarpe sembrerebbe sempre più segnale di altro. Spesso si acquistano beni di cui non si necessita, per il solo bisogno di averlo. Ripeto, bisogno, non piacere. Infatti, sempre di più, il possesso di determinati beni diventa significativo di altro e  la dipendenza da shopping compulsivo, il bisogno crescente di comprare che si affievolisce solo con l’acquisto, la tensione che scende solo arrivando a possedere l’oggetto desiderato, acquisisce sempre nuove vittime.

Ma come è possibile che dei prodotti che richiamino sempre più persone? Che  ci si alzi alle 4 del mattino per poterne acquistare, che  un fantomatico successo, come fossero predittori di eventi positivi, di un potere sociale altrimenti inarrivabile, di un valore personale non raggiungibile diversamente.

Se la  “mania del comprare” esisteva dal 1915  con Kraepelin, oggi abbiamo molti altri dati su questa particolare sindrome. Chi soffre di Shopping compulsivo, soffre di un malessere profondo, uno stress importante che pare richiedere il possesso di qualcosa per placarsi. Quando l’acquisto si fa, l’entusiasmo del primo momento ricompensa la persona, la gratifica, salvo poi provarne vergogna, sentirsene umiliati, in colpa. Anche perché non sempre a manifestare questa dipendenza sono persone nate con la carta di credito ben piena. Ne parlano chiaramente anche i romanzi di letteratura, cosiddetta, per ragazze della scrittrice Sophie Kinsella, nome d’arte per la londinese Madeleine Wickham, che ha guadagnato una fortuna con storie dal titolo esemplificativo di “I Love Shopping” dove vengono seguite con ironia le avventure di una vittima delle compere che avrebbe dato filo da torcere a molte in questi giorni di saldi.

Siamo di fronte ad un vero e proprio malessere che si placa solo a carrello pieno ma che, alle lunghe, ferisce la persona nelle relazioni, nelle finanze, nei rapporti lavorativi etc. Eppure controllare questo comportamento non è facile. Come tutti gli atti compulsivi, infatti, cioè ripetuti senza poterne fare a meno, il gesto del comprare ha l’obiettivo di tenere sotto controllo l’ansia altrimenti troppo forte, di proteggere da un malessere terribile, che rende fragili. Certamente il bene che si compra non è a caso. Come non è un caso ne soffrano più le donne, attratte più da vestiti che gli uomini, che sembrano prediligere oggetti di potere come tecnologia e simili. Ma le percentuali cambiano in fretta. Un bel vestito, riconosciuto come tale dalla società, sembra permettere di sentirsi attraente laddove non sarebbe possibile, una sorta di lasciapassare per migliorare l’autostima, un talismano che protegge dalla paura di non essere all’altezza, dalla bassa autostima, rendendo la persona desiderabile. Eppure molto spesso, il bene acquistato perde la sua attrattiva ben presto, viene dimenticato se non regalato. Ha perso il suo potere rassicurante, non ha riempito del tutto il vuoto che aveva dato l’illusione di colmare. Quindi ha perso il suo valore “magico”, diventando inutile e non indispensabile.

Il soggetto si sente di dover ripetere la trafila di azioni in continuazione. Una vera e propria dipendenza, sebbene non esista una sostanza da assumere ( che sia alcol o droga) e con aspetti in comune con la Depressione, il Disturbo Ossessivo Compulsivo, il Disturbo del Controllo degli impulsi, un disturbo complesso difficile da classificare, come ben spiegato nel testo di Pani e Biolcati ” Le Dipendenze senza droghe” (1998).

L’autocontrollo appare ben difficile, ma in linea di massima possiamo cominciare a pensare di avere questo tipo di difficoltà se il denaro che utilizziamo nello shopping e di gran lunga maggiore rispetto a quello che le nostre tasche permetterebbero e se presto ci accorgiamo che perdiamo l’infatuazione per quanto solo il giorno prima dovevamo PER FORZA possedere. Un segnale di pericolo è se ci accorgiamo di andare per negozi più volte la settimana, quando la fame di acquisti non si placa, anzi, se non viene soddisfatta ci abbandona in una sensazione di ansia, sofferenza, frustrazione. Fare attenzione a questi segnali può permetterci di evitare di aggravare la situazione, facendo in modo di migliorare le cose, certamente se avremo modo di dedicarci tempo e dedizione. Perché non è facile smettere subito, molte persone manifestano per altro, questa patologia dall’adolescenza, avvallata dalla società dei consumi, che spesso è il terriccio più fertile per le cosiddette consumopatie. 

Per tenersi sotto controllo è possibile fare piccole cose. Come imparare a tenere un bilancio, registrare le proprie entrate ed uscite, una sorta di diario delle spese dove segnalare anche il proprio vissuto emotivo legato all’acquisto.  Tenersi sotto controllo senza voler esagerare nel risultato tutto e subito, ma piuttosto puntando su risultati lenti ma progressivi, finalizzati alla riscoperta del piacere dell’acquisto.  Perché se è vero quanto asseriva Bo Derek anni fa “Chiunque dica che il denaro non può comprare la felicità, semplicemente non sa dove fare shopping” è anche vero che la devozione al falso bisogno innescato da molti prodotti, dalla pubblicità e dai modelli commerciali costruisce una felicità facilmente deteriorabile e pericolosa nelle sue ripercussioni, non riempie i nostri vuoti se non illusoriamente e per poco tempo  e inoltre toglie il tempo necessario a che ci si prenda seriamente cura di noi stessi.

Pollicino: Siamo tutti compratori 
 
L’Orco :  Il bene rivestito di un falso valore magico
 
L’arma segreta : Autostima e Controllo

 

Marzia Cikada
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