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Insieme si invecchia meglio, soli si invecchia prima. – Pollicino era un grande
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Insieme si invecchia meglio, soli si invecchia prima.

La sofferenza peggiore è nella solitudine che l’accompagna.

André Malraux

Sentisi soli fa male. A tutte le età.  Se poi, questo sentimento, accompagna gli anni della vecchiaia, i suoi effetti saranno probabilmente ancor più visibili nel concreto. Come? Sono diverse le ricerche che ci hanno segnalato il legame tra solitudine e demenze senili. In Italia ci sono 500 mila anziani che vedono deteriorarsi ogni giorno le proprie funzioni cerebrali, secondo la malattia conosciuta come Alzheimer. I fattori di rischio, molteplici. Genetica, condizioni mediche in cui si vive, indebolimento delle capacità cognitive, depressione, elementi demografici. Ma si comincia a dare spazio ad un fattore importante e forse fin ora meno studiato: il sentirsi soli. La solitudine, definita spesso come una vera e propria malattia, incederebbe fortemente sulla possibilità di manifestare disagio e conseguentemente morbo di Alzheimer. Sentirsi soli, sentirsi abbandonati in un mondo che non accoglie più ( o percepito come non più acogliente), pare aumenti la facilità di ammalarsi. A mettere nero su bianco acuni dati che avvalorino questa tesi diversi studi, nello specifico ne vengono segnalati due in questa sede, uno europeo e uno statunitense. Ad Amsterdam, alla ARKIN Mental Health Care, si è realizzato uno studio, pubblicato sulla rivista Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry secondo il quale il legame tra il sentimento della solitudine, quindi il sentirsi soli come inteso dalle singole persone, e il rischio di manifestazioni di problematiche come l’Alzheimer è determinante. Negli anni, fatti due gruppi, parliamo di 2000 soggetti partecipanti, il gruppo che si sentiva solo aveva manifestato il doppio di casi di demenza rispetto al gruppo che non si percepiva tale. Un dato indipendente dal sesso dei soggetti, che sembra essere, peraltro, collegato anche al vivere soli o senza più un compagno/a.

Stessi risultati anche da una ricerca fatta a Chicago, qualche tempo prima. In questo caso, lavorando su un campione di 823 anziani per ben quattro anni. L’obiettivo era sempre studiare il legame tra sensazione ( soggettiva, quindi personale) di solitudine e manifestazioni in linea con l’Alzheimer. La ricerca,  svolta nella Rush University, portata avanti dal Professor Robert Wilson, ha valutato, nel tempo, la relazione tra, la sensazione di sentirsi abbandonati o con un senso di vuoto e gli indicatori di demenza senile e Alzheimer. Anche in questo caso, il legame tra solitudine nella terza età e malattia di Alzheimer sembra ben forte. In numeri sembrerebbe che ogni punto in più sulla “scala della solitudine” aumenti del 51% le possibilità di manifestare un indebolimento delle proprie capacità cerebrali.

Seguiranno altre ricerche ma ormai sembra definirsi sempre più come il benessere della persona non si regga solo su parametri medici e genetici, ma si trasformi e interagisca con la vita e le emozioni di tutti i giorni. Come cercare di correre ai ripari, preventivamente, nella vita nostra e in quella dei nostri cari, soprattutto nella terza età? Niente che con un poco di sforzo non si possa fare. Prima di tutto curare, prendersi cura della proprie relazioni in ogni fase della vita è certamente utile a partire dal presente e non solo in una visione di prevenzione sulla propria vecchiaia. Dare spazio agli altri, appianando i conflitti e non isolandosi, sembrerebbe una buona strategia di prevenzione per il proprio benessere. Se pensiamo che anche ricerche  in campo animale hanno dato modo di sottolineare come il sentirsi soli sia connesso con il malessere, la depressione, l’obesità e anche la pressione alta, avremo forse ancora più chiaro come il bisogno animale dell’uomo di vivere con e nella società è qualcosa che non possiamo non considerare. Il consiglio è di stimolare i propri contatti, cercando di passare del tempo con chi è in grado di farci stare bene, trovare persone con cui  avere punti di contatto, passioni comuni che stuzzichino la mente e una sensazione di coinvolgimento e partecipazione, coltivare quell’ingrediente del benessere chiamato “ottimismo” che vive nella possibilità di immaginarsi in maniera positiva e di conseguenza viversi al meglio. Ma anche imparare a perdonare le mancanze degli altri, recuperando alcuni rapporti importanti persi nel tempo e non sempre dimenticabili ( relazioni con i genitori, i figli etc). Fare in modo che non esaurisca il sentimento di fiducia nelle relazioni e negli altri che ci permette spesso di superare momenti difficili. Perchè se una solitudine scelta e consapevole in alcuni specifici momenti della vita può avere una valenza positiva, bisogna con il tempo fare attenzione a che non diventi un circolo vizioso in cui ci si allontana dal mondo fino a credere che non ci sia posto per noi.

Pollicino:  Invecchiare
 
L’Orco :  La solitudine
 
L’arma segreta : Curare le proprie relazioni
Marzia Cikada
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