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Le relazioni nella Rete – 3 – Di Cyberbullismo Si Muore – Pollicino era un grande
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Le relazioni nella Rete – 3 – Di Cyberbullismo Si Muore

 Nero su bianco: ora la menzogna si presenta così.
Karl Kraus
 

Ci si meraviglia, si rabbrividisce di stupore e si dice “Non è possibile”. Invece è non solo possibile ma talmente reale da far apparire leggero il non occuparsene, etichettando gli episodi, sempre più numerosi, come straordinari.  Perchè lo sono sempre di meno.

Un nome per tutti? Amanda Todd, ragazzina canadese di 15 anni che per la persecuzione di un cyberbullo si è suicidata. Ma sarebbe riduttivo semplificare il suo dolore in questo modo. Amanda è stata abbandonata da chi, all’opera di bullismo dell’anonimo detrattore ha dato spazio, dagli amici che hanno accolto e condiviso la foto che ritraeva la ragazza a seno nudo, da chi ha banalizzato, insultato la ragazza finché ha smesso di essere una adolescente in carne ed ossa ed è diventata altro. Un bersaglio, un personaggio di un “gioco” online che si mette alla prova alzando il tiro dell’ingiuria, per vedere cosa succede. Prima è stata una foto compromettente, poi lo sberleffo continuativo, la riduzione della propria vita a una immagine che dilaga online e dilagando raccoglie commenti, rende sempre meno reali, trasforma la vita in un file e un file non soffre, non prova dolore.

Una logica pericolosa quella della comunicazione online, tanto che Amanda, ma potrebbe essere Anna o Giovanni, ne è rimasta prigioniera, non è riuscita a riprendersi una vita fuori dalle maglie della rete perchè, soprattutto per gli adolescenti, il mondo è sempre più online e se non funzioni in rete, non funzioni e basta. Non stupisce quindi che il suo ultimo messaggio, un video dove ha raccontata la sua storia, sia stato un video su Youtube, un video preparato, pensato e ora rimasto a ricordarla sulle molte pagine Facebook aperte in sua memoria.

Ma non è la sola, dopo qualche giorno, moriva suicida anche Felicia Garcia, anche lei 15 anni, anche lei accusata dove fa più male, nell’intimità della vita sessuale, ferita con la vergogna, il giudizio dei pari che annienta, anche lei, prima di saltare sotto un treno, ha lasciato online le sue ultime parole. Ma sono solo le ultime di una lista che dura da anni ( nel 2006 moriva similmente Megan Meier), adolescenti, ragazze, giovanissime.

Cosa ci dicono queste ragazze?

Le loro storie di parlano di cyberbullismo, certo, ma anche di solitudine, di una educazione ai nuovi mezzi di comunicazione che manca e di una violenza nuova che viaggia veloce con i tempi di un clik. Se la violenza si suole dire sia la mancanza del saper esprimere una emozione o una paura, siamo qui di fronte ad una forma di violenza non fisica, ma ben più assoluta, perchè annienta la credibilità, riduce la propria individualità ad un bersaglio non di carne ma virtuale, ne attacca l’identità, ancora in formazione negli adolescenti, fa crollare il loro bisogno di fede negli amici, nei compagni di classe.

Perchè in questo tipo di violenza, è importante ricordare,  si crea una distanza tra le persone reali proporzionale alla loro vicinanza online, quindi, la vittima è ad ogni attacco meno una persona e più altro, che non soffre, che non ha emozioni, che è risibile anche nelle sue manifestazioni di sofferenza (non in pochi hanno espresso commenti distaccati rispetto al suicidio delle ragazze, come se non fossero state in grado di reggere un gioco, non quindi come persone che esprimevano un forte disagio emotivo ma come cattive giocatrici che non sono state all’altezza del loro ruolo). La Distanza Sociale ed emotiva che si crea, rende difficile una presa di consapevolezza sulle proprie azioni, essendo la comunicazione tutta sul web, manca quanto rende l’altro una persona, manca la voce, manca il linguaggio del corpo, le mani, gli occhi.

E’ dalla fine degli anni 90 che si lavora sulla Psicopatologia legata ad Internet nelle sue diverse forme, gioco d’azzardo patologico online, cybersesso, cyber-relazioni, eccesso di informazioni, giochi di ruolo on line, cyberbullismo. Ma se certamente, l’abuso di internet è un fattore importante nel provare a capire come possano, i cyberbulli essere così deresponsabilizzati nel commettere i loro atti di violenza, certamente è importante anche dare spazio all’analisi della relazione che si crea ogni giorno tra i ragazzi e la rete. E’ in quella relazione che è possibile trovare gli elementi per capire un fenomeno che non si arginerà solo con le denunce, quando ci sono, ai moderatori della chat o alla Polizia.

Tecnicamente, il cyberbullismo è definibile come l’insieme di atti di molestia da parte di un individuo o di un gruppo che vengono effettuati tramite mezzi elettronici ( email, blog, social network, chat, telefono cellulare etc) compiuti con l’intenzione di danneggiare l’altro. Non solo foto compromettenti ma anche messaggi offensivi sulla vittima, informazioni non vere, insulti.

I Cyberbulli vengono definiti ragazzi per bene, preparati in informatica, giovanissimi ( 10-16) da cui in realtà è ancora difficile proteggersi. Pare che al momento, il  34% dei bulli sia online, senza dire nulla sulla parte che non è emersa nella varie ricerche.  In Italia, secondo alcune ricerche sul fenomeno del bullismo in generale, oltre il 24% degli adolescenti subisce prevaricazioni, offese o prepotenze. Sentendosi garantito l’Anonimato, almeno in prima istanza, il cyberbullo fatica a sentirsi responsabile, mostra meno remore morali e la mancanza di limiti al suo agire ( di tempo e spazio) permette di colpire più fortemente la vittima.

Le tipologie di violenza in questo caso sono molteplici, si passa dai messaggi volgari (flaming), alle molestie con messaggi ripetuti, dal denigrare la persona che si vuole colpire con gossip e simili allo stalking, dal pubblicare informazioni non vere al sostituirsi alla persona che si vuole colpire, entrando nel proprio account o creandone di simili.

Il Cyberbullismo colpisce con facilità gli adolescenti, specie in un momento culturale dove è così importante li numero dei “mi piace” che si riesce ad ottenere. E’ fondamentale per i ragazzi essere apprezzati, bisogna piacere molto per essere accettati e se non si riesce facilmente allora si usano le armi che sono socialmente accettate, nelle ragazze, purtroppo e ancora, parliamo di sesso. Lo stesso sesso che viene poi usato dagli altri come arma per ferire, fondate o meno che siano le maldicenze subite.  Gli episodi di cyberbullismo ledono la stessa essenza delle vittime, quella che crolla è la possibilità di avere fiducia in se e negli altri, tanto più che sono spesso le amiche del cuore a sferrare un attacco mettendo in giro immagini o notizie personali. Perchè l’amicizia in un adolescente unisce il desiderio di un legame assoluto e forte con il bisogno  di sentirsi parte di qualcosa. Anche solo il sospetto di vedere ferita questa esclusività  fa scattare sentimenti di rivalsa ( e si diventa un cyberbullo) o di sofferenza estrema (come reazione ad un attacco alla propria immagine).

In rete, i più fragili sono sia da una parte che dall’altra, ma al senso di fragilità rispondono in maniera del tutto diversa. Abbiamo individui con un senso di vuoto, che cercano nel mondo virtuale le soddisfazioni negate dalla più complessa vita off line. Finiscono spesso per dimenticare la realtà quotidiana, finchè tutto diventa online, le relazioni, il sesso, la comunicazione, la propria storia viene riscritta, il web diventa un enorme palcoscenico dove è possibile inscenare una vita come la si vuole, inventarsi anche un altro aspetto, una nuova personalità. E’ facile e gratificante, le emozioni arrivano in fretta, gli stimoli non mancano mai, mentre fuori la minaccia della quotidianità rende banali. In rete si è potenti, si costruisce un mondo dove basta una tastiera per colpire il nemico, per soddisfare i propri impulsi. Una semplice tastiera e una manciata di conoscenze informatiche. Spesso di tratta di “sensation seekers” individui cioè, che hanno continua necessità di emozioni forti per sentirsi attivi, vivi. Tutto diventa più facile e veloce.

Non stiamo parlando solo della dipendenza da Internet (IAD) ma dell’uso della propria presenza in rete per offendere l’altro, per guadagnare la propria visibilità, complice il sentimento di onnipotenza che la rete concede, sobillando una potenzialità psicopatologica. Oggi comunicare passa attraverso chat, tweet, Irc, emails, Comunity, Forum questo permette di entrare velocemente in relazione con l’altro e di provarsi in un contesto fortemente carico di emozioni. Persone con disagio psicologico, fragilità, bisogno di essere accettati dalla comunità possono incontrare forti rischi, diventando parte del gioco in qualità di vittima o di bullo.

Internet, il web, non è più solo uno strumento ma diventa sempre più un nonluogo fortemente presente nella quotidianità dei ragazzi, che sono cresciuti dentro questo ininterrotto fiorire di tecnologia. La rete è una comunità dove si vede e si viene visti, dove il controllo è l’arma che si esercita con più leggerezza, senza spesso la consapevolezza del proprio potere. Si è vulnerabili entrando sul web, ma spesso, cercando notorietà, conferma, appartenenza, non è facile avvedersene subito, tanto più che non esiste una educazione a questo. Io ti guardo e vedo che mi guardi, tirarsi via dal gioco non solo è impossibile, ma spesso indesiderato, restarne fuori rappresenterebbe per molti, comunque una condanna alla non esistenza, perchè il web è diventata la piazzetta dove si incontrano gli amici, dove si hanno le prime esperienze sessuali, dove si costruisce il proprio modo di stare con gli altri. E su quella piazzette, anche per farsi maltrattare, molti ragazzi non possono fare a meno di andare. 

Mentre le relazioni diventano liquide, non sostanziali, la sessualità è accentuata come modo di fare esperienze ma spesso sconnessa dall’intimità, io sono quello che digito. Il tema dell’identità acquista un nuovo valore, l’incontro tra due persone diventa la risposta ad un bisogno di esserci che si nutre di social network, sms, chat, la relazione diventa condivisa ( lo status diventa visibile a tutti, tutti possono sapere la mia vita privata, io ho bisogno che lo sappiano, di metterli al corrente), il rapporto faccia a faccia diventa una perla sempre più rara, non si incontrano le coppie, si scrivono, mandano foto, si taggano.

Fare attenzione potrebbe non bastare. Insegnare a fare attenzione potrebbe aiutare. Ma se la prevenzione è sempre la migliore arma, in questo caso bisogna che nelle famiglie, nelle relazioni entri una maggiore conoscenza della rete, allontanare i ragazzi da internet, sequestrare i pc, non avrà effetto. Insieme al monitoraggio, all’attenzione ai comportamenti dei figli e degli studenti, c’è un grande lavoro da fare. Rendere di nuovo il mondo offline abbastanza affascinante da spingere i ragazzi a vivere il reale, da voler imparare a camminare in un mondo pericoloso ma altrettanto fantastico che non sempre è riproducibile online ma che può ancora regalare emozioni altrettanto buone, se non migliori. Ma questa è una sfida che tutta la comunità deve accettare.

Pollicino:  Gli Adolescenti online

L’Orco :   Il Cyberbullo

L’arma segreta :  Ritrovare la propria identità offline

 

Marzia Cikada

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