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2012 Invecchiamento Attivo – Pollicino era un grande
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2012 Invecchiamento Attivo

Per tranquillizzare la coscienza della collettività, gli ideologi hanno forgiato miti, del resto contraddittori, che incitano l’adulto a vedere nell’anziano non un suo simile, ma un “altro”: il saggio venerabile che domina dall’alto il mondo terrestre, o il vecchio folle stravagante e vanesio. Che lo si ponga al di sopra o al di sotto della nostra specie, resterà in ogni caso un esiliato. Ma piuttosto di travisare la realtà, si preferisce ignorarla radicalmente: la vecchiaia resta un segreto vergognoso, un soggetto proibito. È proprio questo il motivo che mi ha indotto a scrivere queste pagine. Ho voluto descrivere la condizione di questi paria e il loro modo di vivere, ho voluto fare ascoltare la loro voce: saremo costretti a riconoscere che si tratta di una voce umana. Si comprenderà allora che la sorte infelice loro riservata denuncia il fallimento dell’intero nostro sistema sociale: è impossibile conciliarla con la morale umanista professata dalle classi egemoni… Ecco perché bisogna rompere una congiura del silenzio. Chiedo ai lettori di aiutarmi in questa battaglia.
 
Simone De Beavoir
 
Rompere la congiura del silenzio. Ancora oggi il pensiero della filosofa francese sembra attuale. Perchè ammettiamolo, di vecchiaia non si parla facilmente, non si immagina, non si ascolta. Eppure, la vecchiaia esiste, non si può evitare ( se non morendo prima), siamo tutti coinvolti. Non ci piace? Peggio per noi. Possiamo far finta di niente, finchè possibile, evitare di pensarci guardando altrove, cercare di camuffare il nostro corpo, ma per quanto? Possiamo impegnare il nostro tempo “a fare finta che.”…ma stiamo invecchiando anche mentre ci impegniamo a fare i giovani. E’ quindi una dannazione senza possibilità di alleggerire la pena? E’ quindi la fine della gioia? Cancelliamo ogni speranza e ci sediamo in attesa della fine?  NO GRAZIE! La vita è lì dentro, nel nostro corpo e nella nostra mente, la vita ci aspetta anche da vecchia, nascosta dietro ogni nostra singola ruga, dietro ogni nuova fatica. Ma bisogna saperla trovare e darle il giusto spazio. Però, signori, sappiate che c’è una bella notizia, si può avere voce in capitolo su COME si invecchia.
Quindi finiamola di scappare e impariamo a dare spazio a quella che non è altro che una fase della vita, l’ultima e per questo ancor più degna di essere vissuta con tutte le attenzioni. Perchè è proprio da come si esce di scena, dalle battute finali che viene giudicato uno spettacolo.

Invecchiare è adattarsi a nuove situazioni, interne ed esterne.  E’ vivere delle trasformazioni a tutti i livelli, cambiamenti nel proprio ruolo sociale, familiare, politico. Dedichiamo il giusto tempo a fantasticare la nostra vecchiaia, come facevamo da ragazzi a sognare l’età adulta. La sfida è altrettanto stimolante, benchè certamente ben diversa. 

Eppure si fa fatica a dare spazio alla vecchiaia. Per fortuna qualche film se ne occupa, come nel recente e godibile Marigold Hotel,  dove un gruppo di anziani in vacanza avrà modo di affrontare temi importanti per le loro vite, qualche libro si trova, qualcuno ne parla. Perchè la vecchiaia è un fatto anche culturale e la cultura si costruisce.  Non basta una buona dieta e del movimento ( elementi per altro imprescindibili per un sano invecchiamento e per salvaguardare il benessere del nostro cervello), ci vuole una nuova visione di questo ricco momento del ciclo vitale di ognuno.

Diventare vecchi sembra per molti una condanna ad essere insoddisfatti, infelici. Eppure gli anziani che vivono la loro età pienamente, sono meno arrabbiati, meno preoccupati, danno importanza ai ricordi positivi, riescono a trasformare la loro vita in un piacevole modo di stare al mondo nonostante le difficoltà presenti. Non per niente, aver vissuto aiuta a capire come sia possibile raggiungere uno stato di soddisfatto benessere, lontani dai dubbi che arrovellano il cervello dei  giovani, gli anziani sanno cosa li rende sereni, hanno tutte le carte in regola per godersi la vita. Non a caso l’arguto Mark Twain scrisse una volta ”La vita sarebbe infinitamente più felice se potessimo nascere già ottantenni e gradualmente diventare diciottenni”.

Invecchiare significa affrontare nuovi problemi, emozioni e vissuti che sono ancora più faticosi perchè mai pensati prima. La malattia,  la solitudine,  momenti di  depressione sono spesso caratterizzanti la vecchiaia. Imparare a vedere positivamente questa fase della vita non è sempre facile, specie perchè se si è abituati a parlare delle intemperanze dei giovani, se immaginiamo la vita piena dell’età matura, raramente ci soffermiamo a pensare alla vecchiaia prima che questa bussi alla nostra porta. Riscattare le possibilità di questa età in una visione propositiva, nuova, soddisfacente nelle relazioni, nelle attività, nella qualità del tempo è possibile.

Se ne sono accorti in Europa, dichiarando il  2012,  è l’Anno dell’Invecchiamento Attivo  e della Solidarietà tra le generazioni. Cioè si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto gli anziani possono ancora dare a loro stessi e alla comunità. D’altronde, se abbiano una classe politica che gioca al futuro del paese avendo un’età cronologica di tutto rispetto, perchè i singoli cittadini dovrebbero essere da meno con il loro futuro?  

Andiamo per punti. Primo. Cosa è l’invecchiamento attivo.  Si intende per invecchiamento attivo, la possibilità di invecchiare in buona salute, vivendo e partecipando la vita e la società, sentendosi realizzati nelle proprie attività, svolgere una vita piena, ricca di realizzazioni, impegni, soddisfazioni. Ci sono delle potenzialità nell’essere anziani e vanno sfruttate per una migliore qualità della vita.

Invecchiamento è il normale passare del tempo che ci porta dall’essere giovani ad adulti ad anziani.

Attivo perché è il contrario di passivo, di sedersi ed aspettare, facendo solo passare il tempo, aspettando come se non ci fossero altre possibilità ( da non confondere con il bisogno di godersi il riposo che è un diritto di altro genere). Attivo significa esercitarsi a vivere in maniera tale da partecipare alla propria vecchiaia non da spettatori ma da attori in grado di esercitare i propri diritti rispetto a tutto quanto ci gravita intorno, che sia dal punto di vista economico, culturale, spirituale nel rispetto di quello che si vuole, in cui si crede, di cui si ha bisogno o che si desidera.

Le politiche per il 2012 promuovono tre settori in questa ottica. L’occupazione, la partecipazione alla vita sociale e l’autonomia.

In merito all’occupazione, è chiaro a tutti che crescendo in Europa l’aspettativa di vita, sta crescendo  anche l’età pensionabile.  Ricordiamo che è spesso attraverso il lavoro che ci si definisce. “Io faccio…. Io sono….” e  a seguire il nostro mestiere. Io sono una sarta, una maestra, un muratore, un terapeuta, una cuoca, un impiegato. Quante volte ci si presenta con la propria professione?Quante questa ci aiuta a definirci? Se il pensionamento rende NECESSARIA una ridefinizione di se stessi, questo diventa anche spazio di sperimentazione in qualcosa di nuovo in cui quello che abbiamo imparato viene riutilizzato, reinventato  in un mercato del lavoro diverso. Dare un peso alla popolazione anziana è un atto politico doveroso.

Parlando di partecipazione alla vita sociale  si vuole sottolineare che andare in pensione non è automaticamente sinonimo di inattività. Gli anziani possono apportare il loro contributo in modi svariati alla comunità e non solo occupandosi dei familiari malati o facendo volontariato, ma anche creando idee produttive, essendo presenti in campi diversi.

Importante il tema dell’autonomia che vuole sottolineare la possibilità di usare risorse possibili e presenti per contrastare il peggioramento della salute. Aumentare il controllo del singolo sulla propria vita. Almeno finchè non sia realmente impossibile.

L’impegno della OMS  (Organizzazione Mondiale della Sanità) si è tradotto già nel 2007, in città-esperimento nel progetto Global Age-friendly Cities. Progetti di  città amiche degli anziani dove sia possibile fare ginnastica, avere spazi dedicati,mezzi di trasporto accessibili, aiuti economici, abitazioni aatte alle necessità degli anziani, progetti ad hoc. In Italia ha aderito a questo progetto di città sane Udine.

Insomma, invecchiare bene si può. Concediamocelo.

Pollicino:  L’uomo che invecchia
 
L’Orco :   La solitudine, la depressione, la malattia
 
L’arma segreta :  La cura della propria autonomia, credere nelle proprie risorse
Marzia Cikada
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