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Bambini stressati crescono – Pollicino era un grande
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Bambini stressati crescono

Se c’è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremmo prima esaminarlo bene e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi.
Carl Gustav Jung

 

La scuola materna (Michael Hahn) foto corriere.it

La notizia è di ieri, esiste e funziona. Una scuola materna per bambini stressati che praticando esercizi anti-stress hanno in poche settimane migliorato il loro benessere, resistendo meglio anche al raffreddore. La notizia la riporta un articolo di Francesco Tortora del Corriere, succede a Stoccarda, da una idea di esperti con la collaborazione della Kneipp Association, “la più grande organizzazione non commerciale tedesca che si occupa di salute”. Per ora è solo un pilota ma pare funzionare così bene che verrà replicato in fretta in altre scuole. Si parla di prevenzione, di un futuro migliore per tanti bambini. Mi viene da benedire il sistema sanitario tedesco, la retta di un tale asilo sarebbe di certo fonte di stress ulteriore per i genitori italiani.  Comunque.

La notizia, non è solo interessante ma ha degli spunti in un qualche modo “spaventosi”.

Primo spunto. La crisi occidentale colpisce tutti, nessuno escluso. Non è certo facile proteggere i bambini nelle famiglie in un cui sia in agguato il malessere economico, in cui dai tre anni in su, sintomi di ansia e stress, preoccupazioni economiche, genitori con la mente altrove ( e stiamo parlando della ancor florida Germania e non della Italia che viviamo), accorgersene è un bene, cercare di porre rimedio ammirevole. Il bambino respira le emozioni dei genitori, per quanto questi le nascondano, quindi si stressa. Creare un contesto educativo per i più piccoli ( max 5 anni) dove questi possano fare delle esperienze positive, coccolarsi e coccolare, certamente li fortifica, li aiuta a non creare fantasmi. Questo già di riflesso, aiuta i genitori che spesso si sentono in colpa di non poter provvedere ai figli come i tempi richiedono ( e badate, non come i bambini desiderano). Ma se quando tornano a casa nessuno ha avuto invece modo di sostenere e coccolare i genitori, l’incanto ha uguale possibilità di successo? Sul lungo periodo che succede? Posto che questo momento di crisi non sembra destinato a svanire in pochi mesi. Immagino come sarebbe bello se i paesi occidentali, mettessero su degli spazi appositi per aiutare gli adulti stressati, facendoli giocare, coccolandoli, permettendogli di avere uno spazio dove ritrovare la loro fantasia invece di lasciarli senza altra possibilità dello scenario finanziario globale, così asfissiante e incapace di dare energie, mentre risulta così capace nel tirarle via. Trasformandole in numeri irraggiungibili. 

Secondo spunto. Niente da dire con i metodi utilizzati in questa scuola. Anzi, trovo fantastico che i bambini possano rilassarsi con dei “massaggi, pediluvi (trattamento che consiste nell’immersione dei piedi sino alle caviglie per un tempo più o meno lungo dentro l’acqua) e camminando a piedi nudi nell’erba bagnata..” , che possano godersi momenti di relax spesi a pensare alle loro cose belle, giocando a corda e massaggiandosi con i compagni, sono anche d’accordo con quanto asserisce una tutor della scuola, Sylvia Gross, che dice che «Troppo è chiesto ai bambini di oggi, corrono da un appuntamento all’ altro senza quasi la possibilità di respirare. Avrebbero bisogno di più pause per reggere e le iniziative che facciamo qui hanno su di loro un effetto che è allo stesso tempo curativo e rilassante…». Ma la mia riflessione è, dobbiamo aspettare che i bambini diventino stressati per concedergli di fare i bambini? Non sarebbe naturale insegnargli il piacere dell’erba umida sotto i piedi nudi, del gioco con i compagni, del piacere di coccolare e farsi coccolare in ogni caso? Quello che mi spaventa è che quanto è naturalmente possibile nella cura del bambino, quanto è semplicemente presente nel bambino (bisogno di conferma di esistere, di protezione, di coccole, di stimoli sempre nuovi, di contatto con il mondo che lo circonda) viene tramutato in “tecnica”. Viene cioè snaturato per divenire prodotto dell’esperto. Se una mamma vede il figliolo che saltella felice in una pozzanghera fresca di pioggia, lo redarguisce, lo riprenderà, molto probabilmente, perchè schizza il vestitino. Poi porta il suo stesso bambino a scuola e osanna le tecniche di rilassamento che glielo tranquillizzano, “perchè sai. è tanto stressato!”

Guardiamo i bambini che giocano, loro le tecniche le conoscono tutte. Dovremmo solo preservare  il loro spazio per metterle in pratica, accettare che i bambini sono bambini e imparare da loro l’arte di giocare, sporcarsi, stare a contatto con gli altri. La cosa fantastica che fa questa scuola non è inventare delle tecniche, ma aver recuperato il mondo giocoso del bambino, cercando di rispettarne i tempi, rinforzando la parte fantastica delle loro storie, imparando da loro e accompagnandoli nell’esprimere quello che naturalmente esprimerebbero se non avessimo ristretto il loro campo di azione, viziato le loro emozioni, indebolito i loro anticorpi, non quelli del raffreddore, quelli che li proteggono dall’adulto che non è più in grado di preservare il bambino che è stato. Riuscissero a lasciarsi andare ad un ascolto di quel bambino, molti genitori avrebbero altre armi per affrontare le loro difficoltà, potrebbero coccolare anche loro   i loro bambini, facendosi, magari, ricordare come si fa se si sono  un poco arrugginiti.

Auspicherei che questo modo di fare scuola fosse presente anche in altri paesi e in altre scuole, benchè alcune similitudini ci saranno certamente anche con alcune scuole italiane, ma non sotto la categoria “Bambini Stressati”. Il mio poco amore per le etichette, mi renderebbe più piacevole, nonché sufficiente, la parola “Bambini”.

Pollicino:  Il bambino

 

L’Orco :   La crisi

 

L’arma segreta : L’erba bagnata

Marzia Cikada
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