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Babbo Natale esiste!! La magia nei bambini – Pollicino era un grande
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Babbo Natale esiste!! La magia nei bambini

Tutto è magia, o niente.
Novalis
 
 

E’ curiosa la notizia che leggo in questi minuti su Yahoo. Siamo a Como, dove un operatore call center sardo di 36 anni, invece di promuovere il suo prodotto telefonicamente, sentendo dall’altra parte un bambino di 4 anni invece che i suoi genitori, potenziali acquirenti, innervosito dalla caparbia con cui teneva la cornetta e non la passava all’adulto, ha pensato di raggiungere il suo obiettivo con questa frase “Marmocchio, passami la mamma o vengo a prenderti. E, comunque, Babbo Natale non esiste”. Segue trauma del bambino e denuncia per molestie telefoniche ( il messaggio è stato registrato nella segreteria telefonica della famiglia) per l’operatore. Adesso dovrà risponderne davanti al tribunale.

Sembra una notizia molto piccola, davanti alle tante tragedie di cui si sente ogni giorno ma gli spunti interessanti sono molti. Vorrei trattare i tre che mi saltano all’0cchio e che accendono il mio bisogno di riflettere.

  1. Le famiglie italiane e il telefono

  2. Lo stress dell’Operatore Telefonico

  3. L’importanza della Magia nella crescita dei bambini

1. Rispetto al rapporto delle famiglie Italiane con il telefono, mi viene da pensare che l’abitudine di mandare quasi sempre avanti i bambini nel rispondere al telefono, quando non si sappia chi ci sia dall’altra parte, può a volte non essere un comportamento protettivo rispetto ai figli, che non possono quindi essere salvaguardati da un incontro spiacevole, o possono causare nervosismo dall’altro capo del telefono con possibili sgradevoli conseguenze ( vedi sopra). Mi viene in mente un episodio divertente del film “Caro Diario” di N.Moretti, dove i figli unici viziati tiranneggiano sull’isola di Salina senza alcuna intromissione dell’adulto. L’atteggiamento sempre più popolare di rendere i bambini assoluti protagonisti della vita familiare può in alcuni casi presentare dei limiti, specialmente nel momento in cui non ci sia il genitore a mediare con il mondo esterno.

2. In tema invece di Call Center, mi sembra chiaro che sia mancata da parte dell’operatore una capacità professionale di gestire una situazione probabilmente nello specifico stressante. Questo è dovuto anche al contesto sociale entro cui si muove l’universo degli operatori telefonici. Spesso con altre aspirazioni, costretti ad un lavoro usurante e faticoso, soggetto al fastidio e all’insofferenza dei contattati, il mondo degli operatori telefonici è nonostante tutto, ancora sommerso, poco tutelato e poco attentamente osservato dai professionisti delle malattie professionali. Se si era già parlato di tecnostress per questa categoria professionale ( termine creato nel 1984 e avente come sintomi “perdita di concentrazione, affaticamento, ipertensione, sbalzi d’umore improvvisi, disturbi della digestione, insonnia” secondo lo psicologo americano Craig Brod), di certo sono moltissimi i giovani e meno giovani costretti a sedersi con le cuffie in testa per poter andar avanti (ne ha data una immagine esaustiva il film “Tutta la vita davanti” del 2008) e senza sostegno e cura da parte delle imprese paganti, si può finire davanti ad episodi aggressivi apparentemente ingiustificati come quello raccontato.

3. Ma parliamo invece dell’argomento tra tutti più interessante. L‘importanza della Magia nella crescita dei bambini e del perchè è fondamentale che Babbo Natale esista!  Inutile ripetere quanto il mondo dei bambini sia ricco e complesso. La magia ha nel loro modo di interagire con il mondo, un compito importante e delicato che deve essere trattato con cura, piuttosto osservato per portare alla memoria degli adulti un po’ di quella magia dimenticata dalla propria infanzia. Se la magia è un fenomeno sociale, infatti, questa ha ripercussioni sullo sviluppo psicologico individuale. Riti, modalità, frammenti di pensiero magico o magia che dir si voglia, sono probabilmente ancora presenti in ognuno di noi e vanno al di là del pensiero formale a cui si è arrivati con la maturità ( secondo Piaget intorno ai 14 anni). Per esempio è bene ricordare sempre l’importanza delle fiabe, che permettono con la metafora di incontrare aspetti intimi dell’infanzia.  Alba Marcoli nei suoi testi è stata chiarissima nell’esplicitare come non solo aiutino il bambino ma anche, forse soprattutto, l’adulto, che convive con le sue elaborazioni di storie reali rese fantastiche e prende per mano il bambino che è stato secondo emozioni spesso taciute ma non per questo meno violente e protagoniste. Sappiamo poi, dagli studi di Bruno Bettelheim (1903 – 1990) e dal suo libro Il mondo incantato, quanto sia psicologico il significato delle fiabe e quanto sia pedagogica la loro valenza nell’accompagnare la crescita del bambino o meglio dell’individuo, traducendo in immagini e storie, l’inconscio e i suoi significati.

Cosa dire del pensiero magico e della presenza di credenze magiche nella vita mentale infantile? Il magico, secondo Bonino (“Dizionario di Psicologia dello sviluppo”, stadio operatorio formale, Einaudi, Torino) è giustificato e reso esistente dalla soddisfazione di tre funzioni, difensiva, propiziatoria, conoscitiva. Secondo la prima la realtà può essere controllata, per la seconda si ritiene che una forza superiore regoli gli eventi mentre, per la funzione conoscitiva, la magia riempie di senso i vuoti della logica, rendendo plausibile e comprensibile una realtà che non si arriva a capire con la razionalità. Quindi il magico assolve a dare significato e senso laddove l’assenza di questo significherebbe sofferenza. Il pensiero magico e le credenze permettono quindi di dare senso, rendono possibile la costruzione della stessa personalità intorno alla fede nell’impossibile altrimenti, nella vita di tutti i giorni, come nel crescere i bambini, sarà il pensiero magico, la fantasia e le creature da questa scaturite a darci la chiave di volta per lo sviluppo.

Il magico, quindi, che lo si voglia o no, è tutto intorno a noi e rappresenta il fondamento dell’identità di tutti noi, come viene avvalorato nel testo “La Conoscenza Magica” di Profita e Sprini che ci raccontano come le arcaiche credenze non devono essere smantellate, anzi, gli autori ritengono sia inutile e fallimentare intervenire con la pura logica, riempiendo con la cultura e la scienza il vuoto terribile che causerebbe una perdita di quelle credenza su cui generazioni hanno fondato il loro essere al mondo all’interno di un determinato contesto sociale.

Ma torniamo ai bambini. Quella che viene definita la Fase Magica , che inizia intorno ai 3/4 anni e termina con i 9 anni, quando l’elaborazione della realtà passa ad un piano più logico del pensiero. Questo periodo è caratterizzato dalla presenza nel bambino di molte fantasie che servono per “tamponare” le mancanze della sua conoscenza del mondo. Crea quindi egli stesso del pensiero magico che sia funzionale a spiegargli il mondo laddove siano manchevoli le spiegazioni comprensibili ed esaustive per il suo livello di sviluppo. Aiutandosi con la sua capacità di costruire con le immagini, il bambino costruisce il suo mondo speciale, fatto di animali parlanti, figure inventate o reali, amici immaginari che lentamente perderanno in magia con l’andare del tempo. Sebbene questo può arricchire di significanti spaventosi le cose logicamente innocue ( un piccolo rumore diventa un mostro bavoso e terribile che striscia per le scale) allo stesso tempo crea nel bambino consapevolezza di sé e lo rende non separato ma nel mondo. Questa magnifica creatività, permette al bambino di mostrare e allenare la sua intelligenza, interpretare e comprendere il mondo, niente di più lontano alla follia. Ecco che allora le favole, i personaggi della fantasia ed il linguaggio diventano palestre per i bambini e spesso suscitano le paure degli adulti che si sono allontanati da quello stato sacro che è la creatività fantastica infantile. Ben vengano quindi le favole, gli gnomi, i Babbo Natale. Sono tutti compagni di gioco che stimolano la fantasia e la crescita dei bambini e che è giusto li accompagnino fino al momento, e arriva quasi sempre, di abbandonarli per letture, storie, amicizia più mature.

indexAggredire un bambino con una verità logica ma a cui non è pronto, è aggredire tutto il suo essere e lasciarlo spaurito davanti ad un mondo adulto a cui non è ancora pronto. La rabbia dei genitori di fronte alla realtà dell’inesistenza di Babbo Natale, urlata in faccia al loro bambino di soli 4 anni, è comprensibile. Il trauma della crescita, dell’abbandonare i propri magici amici e le proprie credenze è chiaro nel ricordo di molti di noi, tanto che spesso la delusione porta gli adulti, cresciuti anzitempo, a non concedersi il regalo di un pensiero magico. Portafortuna che invece consiglierei a chiunque, non per altro perchè, da tempo, sembrerebbe che il bisogno di magia sia naturale anche negli adulti.

Bruce Hood, psicologo della Bristol University interessato a come dalle intuizioni naturali dei bambini si possa arrivare al pensiero magico adulto. Hood ha pubblicato un lavoro sulla naturalità dell’innaturale ( nello specifico il titolo del testo è “SuperSense: Why We Believe in the Unbelievable.” 2009), sul bisogno di irrazionale dell’uomo e non solo del bambino. Rispetto al suo lavoro, si trova notizia in un articolo del  Corriere della Sera, di qualche anno fa. Hood sottolinea come le credenze siano fondamentali e a prova di scienza, insomma sono una parte fondamentale di noi. Ogni individuo, quindi,  ha il suo bagaglio di irrazionalità, magia e superstizione impossibile da scardinare e legato strettamente alla propria storia.

Non ci sono quindi abbastanza buone ragioni per non tenere sempre in tasca  un pugnetto di polvere di fata. 

Pollicino:  Il bambino magico
 
L’Orco :   La verità urlata
 
L’arma segreta : Un pizzico di magia sempre in tasca
Marzia Cikada
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