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E tu che peccatore sei? – Pollicino era un grande
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E tu che peccatore sei?

 
Il peccato: inventato dagli uomini per meritare la pena di vivere, per non essere castigati senza perché.
Gesualdo Bufalino
 

Peccare forse non è così un peccato. Ce lo dice Simon Lahan, psicologo sociale con il gusto della sperimentazione nel campo della moralità e delle interazioni sociali. Dai suoi studi, Lahan ha tirato fuori due testi interessanti che vanno a ragionare, in maniera a volte impertinente, a volte profondamente seria, il valore e la valenza del peccato nei nostri giorni.  Il primo di questi testi, “The Joy of Sin” parte da una idea molto semplice. E’ poi così pericoloso per la nostra vita commettere dei peccati? E raccogliendo informazioni intorno all’argomento, arriva alla conclusione che il suo lettore, peccatore forse come lui stesso si confessa essere, potrebbe non trovare la cosa poi tanto brutta come ci hanno insegnato a trovarla. Nel corso dei sette capitoli, uno per ogni vizio capitale, troverà infatti la lettura egosintonica e positiva del peccato stesso. Procediamo con gli esempi. Prendiamo l’Avarizia. Ebbene, il denaro ha sempre svolto un forte ruolo motivazione, sprona le persone a raggiungere i loro obiettivi, permette di acquisire esperienze e muoversi in libertà. Certo senza eccedere nell’essere ossessionato. Cosa dire invece della Gola? I peccati più buoni di tutti! Non è forse, il gusto del cibo e il piacere di nutrirsi un bene per l’essere umano? Certo non bisogna scivolare verso problematiche come l’obesità ma lo stesso autore, ci mostra, dati scientifici alla mano, di come il cibo sviluppi le personali capacità di problem solving. Invece, un uomo che non si conceda mai una sana Accidia, dormendo bene, riposando, avrà meno capacità e possibilità di avere idee creative se non anche meno memoria. E’ il lato buono del peccato si trova in ognuno dei vizi conosciuti e temuti.  Basta imparare a misurare la propria indole Invidiosa e questa diventerà un buon motivo per spingere noi stessi oltre limiti imposti, migliorando autostima e sicurezza. Non diversamente, si è scritto tanto sulla necessità di sperimentare la rabbia, l’Ira, di utilizzare l’energia che la contiene per un cambiamento o per manifestare le proprie idee con la giusta consapevolezza, salvando per altro la nostra salute da dosi eccessive e mai espresse di malessere. Quindi Ira come potenziale e non come problema, certo finchè questa non prenda le irragionevoli e distruttive fattezze della violenza. E della Lussuria cosa dire? Quanto viene spesso etichettato come perverso e sbagliato, spesso per motivazioni culturali e morali, se non esagerato non è altro che l’espressione della propria energia creativa, della propria personale capacità di essere comunicativi, dell’essere artistico che è in ognuno di noi. Anche la Superbia può, nella giusta dose, aiutare il proprio senso di adeguatezza e sicurezza.

 Se il testo è leggero e scritto in maniera scorrevole, certo, ogni peccato muove molto di più di quanto l’autore riporta, seppure sempre con il supporto di quella che definisce la Scienza del Peccato. Certamente, nella misura stà la virtù e questo è chiato sin dagli antichi greci.Ma quello che ha sempre indicato la via a molte patologie, a molte discriminazioni è sempre stato non il senso del limite, ma la cornice culturale entro cui si muovono i peccati  e il senso stesso del peccare. Certamente una buona sessualità aiuta una vita serena ed appagata, ma come la mettiamo con gli insegnamenti da cui sono scaturite le idee stesse di peccato?

Secondo il Vocabolario Sabatini Coletti, peccato significa “Trasgressione volontaria di una legge considerata di origine divina” questo intanto ci dice che senza senso del divino non siamo trasgressori di alcuna regola, se non quelle come cittadini del mondo rispetto al contesto specifico in cui viviamo. E ci mette in relazione diretta con il nostro intimo senso di divino. Poi il nostro senso di peccato incontra il resto del mondo e da questo incontro molto dipende. Chiaramente, oltre alla scienza, sono molte le variabili che andrebbero chiamate in causa nel definire la positività di quanti accettato come vizio perchè ritenuto tale dal proprio credo. Un dovuto aggiornamento in questo senso andrebbe fatto forse in molte dottrine, se non in molti fedeli. E’ nel rapporto con la religione, che per sua stessa etimologia lega ( latino: religio, legare, vincolo) che poi l’individuo dovrà trattare e mediare il suo specifico modo di essere peccatore.  Resta il fatto, che il peccato in piccole dose pare migliorare il gusto della vita,mentre in eccesso può essere pericoloso e fatale, per il singolo e per l’altro. Parafrasando Shakespeare, si potrebbe comunque dire che “alcuni si innalzano con il peccato, altri precipitano con la virtù”.


Pollicino:  Siamo tutti peccatori
 
L’Orco :  Il peccato che si fa vizio 
 
L’arma segreta : La giusta misura
Marzia Cikada
Commenti
  • Combray

    Gli occhi di Dio vedono tutto, questo mi ripetevano al catechismo, e questa cosa mi è rimasta. Se mi chiedi se credo in Dio, oggi non ti so rispondere, ma tendo a comportarmi come se esistesse. Insomma la coscienza dobbiamo per forza legarla ad un’entità suprema?
    Fabrizio

    18 marzo 2012 at 17:23 Rispondi

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