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Our Idiot Brother – Pollicino era un grande
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Our Idiot Brother

Our Idiot Brother
L’ovvio è quello che non si vede mai finché qualcuno non lo esprime con la massima semplicità.
 
Kahlil Gibran
 

Le commedie fanno bene. Ci allontanano dalla serietà a cui la vita spesso ci costringe, ci permettono di vedere altro da quello che vediamo ogni giorno, ci fanno sorridere. E sorridere è sempre una buona cosa. “Il nostro fratello scemo” sottotitolo “Ognuno ne ha uno” è quel tipo di commedia che offre anche una piccola occasione di sorridere e pensare un attimo. Ed è un attimo utile. La storia è quella di Ned, interpretato da  Paul Rudd. Ned fa parte di una famiglia di sole donne, ha tre sorelle tutte diverse tra loro ed una madre bizzarra ma autoritaria. Una famiglia con fratelli che Campbell chiamerebbe con legame a basso accesso. Cioè, diversamente da quelli ad alto accesso,   fratelli vicini nello spazio e nel tempo, fratelli con molta differenza di età, cambiamenti strutturali nella famiglia mentre crescevano o nascevano.

In questa famiglia Ned è anche un “semplice” una anima candida che vede quello che vede e non è avvezzo alle bugie, i giochi di parole, le realtà costruite. Crede nella felicità delle piccole cose, ama il suo cane, non resiste a fare dei gesti di altruismo anche quando questi vanno contro di lui. Sorride alla vita e cerca di essere semplicemente coerente con quello che ama. Finito in carcere per la sua leggerezza, vede il buono anche in chi invece può fargli del male. Abbandonato dalla sua ragazza che lo caccia di casa, cerca solo di riavere indietro il suo cane dal nome di un musicista country. Il film fa semplicemente vedere cosa succede se tanta ingenua scelta di vita si incontra ( e scontra) con ben più maliziose modalità. Con i pregiudizi intellettuali, con gli stereotipi del successo, con le bugie a fin di bene che si dicono nelle relazioni, con gli stili educativi moderni e progressisti che per aver letto troppi libri si sono però dimenticati del bisogno dei bambini di essere, prima di tutto, bambini. Le sorelle, simboli della vita moderna, non ce la faranno. Davanti alla semplicità con cui Ned guarda il mondo crolleranno insieme con le loro bugie costruite alla perfezione, poi si metteranno in discussione, poi  forse, capiranno che i rapporti, quando sono importanti, possono riuscire con qualche faticoso compromesso, ad essere semplicemente soddisfacenti, arricchendo la vita di piccole,  tonde, emozioni.

Il tema trattato è duplice. La semplicità in cui è possibile affrontare la vita, accogliendola per quello che è, cercando di trovare sollievo nella famiglia, nei rapporti che non cercano di leggere tra le righe, nel dedicarsi a quanto si desidera senza lasciarsi intrappolare dalle convenzioni e dai sotterfugi e la complessità dei rapporti tra fratelli.

Nelle famiglie è facile si senta parlare di incomprensioni, fratelli e sorelle che si allontanano, rapporti incrinati da storie di bugie, denaro, ripercussioni di vecchie “preferenze” genitoriali. Ci sono sempre i fratelli che ricoprono nelle famiglie un ruolo particolare, che hanno il compito di portare avanti riti familiari necessari all’unione, che si fanno portavoce delle debolezze della famiglia mostrando la debolezza delle relazioni e i vuoti di comunicazione in cui è possibile si incappi durante la propria storia. In quel caso, bisogna far attenzione a quello che la voce racconta, di quello che il sintomo mostrato esprime. Nel caso di questa pellicola, il bisogno di unità familiare, di condivisione del protagonista lo porta a fare delle mosse ingenue che lo mettono nei guai attivando le risorse della famiglia, facendo in modo che insieme ci si faccia una domanda “Cosa non sta funzionando?”, domanda a cui in questo caso, complice la commedia, si risponde prendendo in rassegna i propri comportamenti e definendo quando questi siano lontani dal proprio benessere. Trovare un nuovo modo di comunicare con gli altri e di agire la propria vita, sarà a quel punto normale e il rinforzo che ne verrà dall’esterno, dalla ritrovata armonia con gli altri, la propria famiglia in primis, non farà che confermare che il cambio di atteggiamento sia finalmente funzionale allo star bene e adeguato alle proprie necessità affettive.

l “sottosistema fratelli” nella terapia sistemica rappresenta una importante risorsa perchè non solo funzionano da laboratorio sociale, come scriveva Minuchin in Famiglia e Terapia della Famiglia (1976), in quanto permettono di provarsi nella relazione con loro così come sarà poi esternamente alla famiglia, ma si sviluppa con loro un rapporto che ha caratteristiche di continuità nel tempo e di supporto davanti a molte difficoltà della vita.  I fratelli sono quindi una risorsa notevole, sono molti i testi che hanno analizzato la famiglia attraverso i sottosistemi dei fratelli. Spesso si nota come il primogenito diventi quello che più facilmente instaura un legame forte con la madre e di genitore con i fratelli più piccoli, anche in questo film la sorella maggiore è quella che si potrebbe definire maggiormente normativa. Anche la diversità tra i fratelli, che spesso si ritiene anomala, in realtà è normale. Perchè è diverso il momento storico della coppia in cui sono stati concepiti, la presenza di altri fratelli, di altre condizioni esterne alla famiglia. Dal secondo fratello in poi sono molte le cose prima sconosciute che invece trovano uno spazio di attuazione, di crisi, negoziazione ed eventualmente di risoluzione o almeno contrattazione, come le gelosie, le frustrazioni, il rifiuto, l’adolescenza.

In questo spaccato sull’età adulta, dai toni allegri della commedia, non si può non notare come venga definita l’importanza del legame fraterno, ritrovare la famiglia, diventare consapevoli dell’esistenza delle relazioni che legano  affettivamente i diversi componenti della famiglia ( madre-figli) diventerà banco di prova del cambiamento verso il nuovo equilibrio e la crescita. Una possibilità di certezza che permette di esperire emozioni nuove, come viene trattata in Scambini, Cigoli nel libro “Il famigliare. Legami, Simboli e Tradizioni”  (2000) da Cicirelli, ( articolo “Siblings as caregivers for impaired elders”). 

Un film semplice, una commedia, dicevamo. Eppure, in questa pellicola diretta da Jesse Peretz si finisce con il chiedersi se davvero c’è bisogno di tutto quell’intricato susseguirsi di limiti, regole, menzogne a fin di bene e se non sarebbe invece più salutare sedersi e chiedersi ogni tanto se stiamo davvero inseguendo quello che vogliamo o non sia più semplice quello che potrebbe essere la nostra semplicità. E se tutto questo non sia possibile farlo anche grazie ai significativi rapporti che abbiamo costruito con i nostri fratelli.

Pollicino:  I rapporti tra fratelli
 
L’Orco :  La sofisticazione dei rapporti
 
L’arma segreta : La semplicità, la crescita
Marzia Cikada
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