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Le relazioni nella Rete – 2- Il mestiere di genitore nell'era digitale – Pollicino era un grande
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Le relazioni nella Rete – 2- Il mestiere di genitore nell'era digitale

computer Il paradiso risiede nei ricordi della nostra infanzia. In quei giorni eravamo protetti dai nostri genitori ed eravamo innocentemente incoscienti dei tanti problemi che ci circondavano.  Hayao Miyazaki

Essere genitori già di per se, non è affatto una cosa facile. Se ci mettiamo che siamo nell’era digitale, che per la prima volta siamo di fronte a bambini che crescono ben più lenti delle innovazioni tecnologiche che li circondano, ma certamente con più  facilità  dei loro genitori a vedere il computer come un normale compagno di crescita, allora essere genitori diventa davvero un complicato lavoro.  Proteggere e dare sicurezza una missione complicata perchè non è molto chiaro da chi o cosa i ragazzi vanno protetti.

Pochi giorni fa un articolo di Laura Bonasera su “Repubblica”  affrontava per esempio, i risultati di una indagine portata avanti da Telefono Azzurro ed Eurispes ( istituto di ricerca e studi italiano) su genitori , figli e internet. Dai quasi 2000 questionari compilati tra ragazzi ( età compresa tra i 12 e i 18) e genitori, è uscito fuori che genitori e figli sono molto lontani, non solo per età, conoscenza reciproca, distanza emotiva ma per il modo di vedere il mondo e il rapporto con l’altro. Pare infatti che i genitori parlino in maniera ottimistica rispetto a vita e sentimenti dei loro figli adolescenti, superando di gran lunga la realtà raccontata invece dai ragazzi. Questi, ammettono che a parte argomenti di interesse “generale” come scuola, sport, salute e occupazione del tempo libero la parte più intima, la loro sfera emotiva, non viene affrontata con i genitori. Inoltre pare che i genitori siano sereni riguardo l’utilizzo dei Social Network, come sempre Facebook in primis, seppure non ne conoscano l’utilizzo mentre i figli non solo navigano quotidianamente e spesso se ne definiscano quasi dipendenti, ma a volte oltre ad avere una media altissima di “amici” mai realmente conosciuti, in parte finiscono con avere esperienze di sexting ( l’invio di materiale a valenza sessuale tramite internet) o col chiamare linee sexy, teoricamente dedicate agli adulti. La fascia più a rischio sembrerebbe quella 12-15 rispetto alla cyber-dipendenza, ragazzi con una attenzione maniacale alla loro posta, al vedere se qualcuno li ha cercati, notati, aggiunti agli amici, sviluppando una forte carica di nervosismo se non è possibile connettersi in rete.

La ricerca affrontava anche altri campi. Se ne è evinto, per esempio, che se capitano episodi di bullismo è difficile vengano riportati ai genitori e se accade spesso il consiglio è quello di ignorarli o non vengono dati particolari consigli lasciando il ragazzo libero di scegliere come comportarsi. Elemento che porterebbe a pensare che le famiglie sono senza vere risposte rispetto al come comportarsi in merito al fenomeno. D’altro canto sembrerebbe che i ragazzi sanno di poter andare dai genitori qualora avessero realmente bisogno di aiuto, in risposta ad quanto loro vivono come realmente problematico. Questo dimostra che pur nei limiti, i figli sanno che protezione e sicurezza restano appannaggio dei genitori, ritenuti dalla maggioranza modelli da imitare. I genitori sono amati, li sognano addirittura come amici e richiedono da loro punizioni dove necessario, purchè non li si lasci soli. La paura più grande dei ragazzi pare essere proprio la solitudine, insieme con il timore di vivere una aggressione o molestia.

Tutto torna con l’immagine del moderno genitore. Ormai lontano dai modelli passati di genitore autoritario, il genitore moderno viene amato e vuole esserlo, è riconosciuto come modello, come aiuto per i problemi difficili da superare ma a cui è difficile raccontare certe cose, certe emozioni, quel certo bisogno di trasgredire. Che poi i ragazzi, per lo più adolescenti, abbiano i loro segreti, i loro luoghi segreti dove provare a crescere, ad essere grandi, non possiamo segnalarlo come una anomalia, lo diventa quando il sexting diventa abitudine, di trasforma in dipendenza o modalità di attirare attenzione o guadagnare denaro. Seppure preoccupanti sin dal primo secondo, certamente certe condotte sono un tastare il terreno degli adulti e il problema si presenta nella sua violenza quando il singolo accadimento non è più un mettersi alla prova o un esibirsi per bisogno di attenzioni ma diventa routine, parte integrante della personalità del ragazzo. Le sciocchezze, i famosi errori di gioventù sono normali, seppure adesso fanno più paura trattandosi di sciocchezze che rimbombano notevolmente più forte, visto anche i diversi mezzi di comunicazione.

Più preoccupante riterrei il dato che vede i genitori canticchiando la vie en rose laddove invece ci sono delle sofferenze nei figli. Sono così bravi a nascondere i loro malessere questi giovani? Sono gli stessi che poi sentono il terribile bisogno di un genitore se incontrano un problema eclatante? O forse è il genitore che a volte teme di stuzzicare mostri per cui non si sentirebbe poi ben equipaggiato? La società richiede presenza e buoni risultati, finendo con il crescere genitori con l’ansia da prestazione, spaventati a volte dai loro figli più di quanto non lo siano i figli di loro. I genitori finiscono con l’aver paura persino di punire quando sono i ragazzi a chiedere regole, spesso incastrati nello stesso bisogno di conferma di esistere che muove i passi del figlio adolescente.  Non è facile per i genitori oggi difendere dalle brutture i propri figli, perchè se una volta il mondo era fuori ora il mondo, con tutte le sue complicazioni, entra in casa senza neppure bussare dalla porta di ingresso. Non ci sono password che possano realmente tenerlo lontano e la confusione che questo muove in entrambi i lati ( genitori e figli) è molta.

Come diventa possibile allora gestire il rapporto che si instaura tra figli e Internet? Sono molti i consigli che vengono dati ai genitori per poter gestire la presenza della Rete in casa. Monitorare tempi di connessione dei figli, le loro prestazioni scolastiche e modalità di relazione con gli altri certamente sono elementi importanti per capire quanto i ragazzi sono legati e dipendenti dal mondo virtuale. Analizzare le abitudini che si instaurano con Internet, cercando di bilanciare i comportamenti di socialità virtuale con esperienze concrete fuori casa, cercare di capire se il ragazzo è isolato o vive con equilibrio gli amici in carne e ossa e il tempo online. E’ importante non proibire mai l’uso di Internet, ragionando su come ormai la Rete sia un banco di prova fondamentale per i ragazzi nella loro vita sociale, meglio  eventualmente, spingere sul  rispetto di  regole di utilizzo ma senza  proibizione, eventualmente se i figli sono piccoli allora sarà meglio che il computer sia in vista e non nella loro stanza.

Adolescente si tuffa nel mondo dei grandi

L’obiettivo è sempre quello di creare individui indipendenti, capaci di avere il necessario autocontrollo rispetto alla Rete e ai Social Network, capaci di riconoscere il pericolo anche da soli e in grado di dire “NO“. Impossibile che tutto questo accada senza dargli fiducia, senza far arrivare loro messaggi di autonomia, senza evitare di intervenire sempre, di proibire senza spiegare, senza eventuali piccoli litigi. Non possiamo difendere i ragazzi da qualunque cosa, possiamo però insegnargli come difendersi da soli, fare che aprano loro la porta di casa per uscirne ma non per sbattersela alle spalle, ma per un acquisito senso di autostima e di sufficiente adeguatezza al mondo da renderli in grado di provare sapendo che la rete della famiglia è stata ben tirata ai loro piedi e seppure dovessero cadere potranno evitare il peggio e riprendere il loro cammino verso l’età adulta. Inoltre è sempre utile far vedere che le decisioni vengono prese sempre insieme dai due genitori ed essere chiari nel  dimostrare preoccupazione davanti a comportamenti nuovi e collegabili ad un eccesso di Rete cercando il proprio personale modo per affrontarlo insieme. Ricordiamo sempre che un uso esagerato di Internet potrebbe essere un campanello di allarme per problemi del ragazzo come rabbia,scarsa autostima, depressione e che sono quelli che vanno indagati, senza puntare tutta l’attenzione sul nefando mondo di Internet. Internet non è il nemico lo è la distanza che questi può mettere in mezzo tra figli e genitori, è quella distanza che dobbiamo colmare, solo di quella dobbiamo avere paura. Perché nei limiti sopportabili significa aiutare a crescere e ci riavvicinerà man mano che i ragazzi saranno più grandi, se è dolorosa e senza ascolto può allontanare fin oltre sia possibile tornare, almeno se non a costo di tante ulteriori fatiche.

Pollicino:  I Nuovi Genitori 
 
L’Orco :  Internet e la sua faccia oscura
 
L’arma segreta : Comunicare ed Osservare


Marzia Cikada
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