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Mary and Max – Pollicino era un grande
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Mary and Max

 
You are imperfect, and so am I.  All humans are imperfect, even the man outside my apartment who litters. When I was young I wanted to be anybody but myself. Dr. Benard Hazelhof said if I was on a desert island, then I would have to get used to my own company. Just me and the coconuts. He said I would have to accept myself, my warts and all. And that we don’t get to choose our warts, they are a part of us and we have to live with them. We can, however, choose our friends.
Mary and Max  (2009)
 

Mary and Max Ci sono film che ci ricordano il piacere della nostra umanità. Il dono di non essere altro che esseri umani in equilibrio instabile, immersi in un viavai continuo di eventi felici o tristi. Mary and Max è uno di questi piccoli grandi  film.

Si tratta di un film d’animazione in Stop Motion che viene dall’Australia, diretto da Adam Elliot .  E’ stato presentato nell’anno di Avatar, il 2009, l’anno in cui sembrava non esistesse altro che il mondo fantastico di James Cameron. E invece c’erano loro, Mary e Max, due pallide esistenze solitarie in un mondo doloroso e grigio ma anche profumato come un hot dog al cioccolato.

Il film racconta la storia di Mary Dinkle, una ragazzina australiana che vive con dei genitori poco presenti, madre annoiata alcolista e padre lavoratore senza tempo per la figlia.  Mary non ha molti amici ma un fervido dono, la curiosità e la tenacia. Un pò per l’una e un pò per l’altra decide di trovarsi un amico di penna in America e lo incontra in Max Horowitz, uomo di 44 anni anche lui solitario ma con una impegnativa compagna di vita, la Sindrome di Asperger. Si tratta di una sindrome pervasiva che colpisce prevalentemente i maschi, sembrerebbe, e  non appare presto come l’autismo sebbene abbia caratteristiche molto simili. Gli individui che mostrano tale sindrome solitamente hanno comportamenti di ritiro dal mondo estero, le loro relazioni con l’esterno sono molto compromesse, mostrano interessi poco numerosi, comportamenti stereotipati e importanti alterazioni nel funzionamento sociale. Sono persone capaci di vivere in autonomia, si mostrano curiosi rispetto a determinate cose e all’ambiente e spesso hanno un buono sviluppo cognitivo. Solitamente sono persone goffe nel modo di muoversi, in molti tratti difficili da trattare ma sicuramente speciali. Il nostro Max accoglie la lettera di Mary con cura e risponde con la medesima delicatezza della bambina, facendo crescere la loro amicizia negli anni, fino al litigio quando, ormai diventata grande e psichiatra, Mary scrive un libro proprio su Max, facendone il suo caso nella trattazione della sua Sindrome. Certo prima della fine della storia i due faranno pace ( e meno male perchè per la disperazione Mary prende a seguire le non salutari abitudini materne) ma non si potranno mai abbracciare sul serio.

Cosa ha di speciale questo film? Due cose. Come si parla di Malattia e come si parla di Amicizia.

La malattia, l’ho detto è la Sindrome di Asperger, disturbo che può essere portatore di sofferenza non solo nella vita di chi ne sia colpito ma anche della sua famiglia. Negli ultimi anni sono in molti ad aver affrontato questo tema, cercando di capire come accompagnare persone che presentano questo disturbo nelle varie fasi della vita, dal gioco alla sessualità. Un disturbo che significa ritiro dalla vita sociale e dalle interazioni con il mondo esterno, pochi interessi, difficoltà ad accettare l’altro, ma che non significa non avere fantasie, pensieri, sogni. Bisogna solo trovare come dargli il giusto spazio perchè possano farsi ascoltare. Molta la letteratura interessante in merito, non solo dal punto di vista scientifico, come la Guida alla Sindrome di Asperger di Tony Attwood ma vere e proprie storie narrate a chi ha voglia di capire, sentire, vedere con nuovi occhi o incontrare qualcuno di speciale  ( si veda per esempio la scelta bibliografica suggerita dal Gruppo Asperger, Onlus attiva dal 2003 sul tema). Nel film la troviamo in ogni gesto di Max, nelle sue fissazioni, nelle sue paure, nel suo delicato modo di stare solo, nella sua rabbia.

Altra protagonista, universale,  è l’Amicizia. Cura di sempre contro la solitudine, quella che cresce tra due persone così diverse, una bambina e un adulto, che pure pensa con la sua stessa ingenua semplicità, è un sentimento capace di salvare o di condannare. Salvare dal dolore di essere soli, dalla sofferenza di sentirsi solli al mondo. Condannare ad una vita terribile in assenza di un amico, qualcuno che possa sapere chi siamo, perdonandoci le nostre infinite imperfezioni (che sia un amico, un compagno, un genitore etc poco importa). Dopo il litigio infatti Mary sembra condannata all’alcolismo, alla tristezza, forse anche alla morte. Ma è attraverso il dolore che arriva la scoperta più dolce, quella ce si è accettati per quello che si è, perdonati per gli errori perchè gli errori nella vita capiteranno sempre, le persone importanti per la nostra vita, invece, non sono poi così numerose. Max scriverà una lettera  che dovremmo leggerci ogni tanto, quando pensiamo ci siano colpe senza rimedio. Dovremmo ricordarci che tutti gli uomini sono imperfetti. Una piccola magica realtà che ci aiuta a superare la nostra paura di dover essere impeccabili e ci porta a perdonare, tutte le volte che ne avremo bisogno, noi e gli altri. In fondo, la verità è che, come scrive Max, dobbiamo accettarci nel bene e nel male. Dobbiamo vivere con i nostri difetti, ma possiamo sempre scegliere i nostri amici. Mica poco.

 

 
 
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Marzia Cikada
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