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150 amici per me, posson bastare – Pollicino era un grande
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150 amici per me, posson bastare

Prendiamo La Stampa del 2 novembre 2011. Ci si può trovare una intervista di Gabriele BeccariaRobin Dunbar  antropologo evoluzionista che lavora ai Oxford. Nell’epoca di Facebook, questo studioso ha avuto l’idea di studiare quante persone nella nostra vita possiamo far entrare in contatto con noi. Seriamente. Il risultato, spiegato nel testo Di quanti amici abbiamo bisogno?” è un numero risultato di una equazione sviluppata a partire dallo studio su  gruppi di mammiferi  e potenzialità del cervello. Il risultato è centocinquanta. 150.  Il numero delle persone ( tutto compreso tra amori, amici e parenti) che possono realmente entrare in contatto con noi durante gli anni della nostra esistenza lasciando un segno tangibile del loro passaggio. Dopo di chè le relazioni si fanno sfumate, puro sfondo. Solo uno in più che seppure la tecnologia ci permette di tenere a mente per qualche tempo oltre il limite, foto, immagini, file possono prolungare il ricordo ma di certo la qualità dell’emozione sarà diversa.

Di quanti amici abbiamo bisogno?La tesi dell’antropologo, famoso per  il ruolo determinante dato al pettegolezzo come strumento di coesione sociale,è che per costruire un rapporto duraturo ci vuole tempo. Sembrerebbe banale, eppure, nell’era del Social Networks dove si è amici in un click, in fondo non è male dare una cornice scientifica all’idea che un rapporto importante  si basa sulla condivisione, di cultura, idee ma anche tempo e spazio. Se il senso di solitudine viene lenito dal credere di poter avere mille amici solo inviandogli una richiesta, la ricerca ci ricorda che i contatti che vengono instaurati grazie alla tecnologia sono veloci, immediati quanto superficiali se non vengono poi approfonditi. L’illusione di avere molti amici, resta labile e i rapporti che si creano e si mantengono nel virtuale, sono segnati dalla loro nascita, li dimenticheremo. Il bisogno umano di appartenenza che ci porta a creare dei legami costanti, ha bisogno di approfondire, di conoscere, di condividere qualcosa al di là del virtuale.

facebookCome spiega il ricercatore, “Facebook, come tutti i social networks, ha solo l’effetto di rallentare il processo di declino, esattamente come è accaduto in passato con il telefono e con i cellulari. Alla fine gli amici bisogna comunque vederli. Si deve stare insieme. Non basta scambiarsi emails”. Infatti il cervello deve poter acquisire informazioni sempre più approfondite con i suoi amici, l’importanza della qualità dell’emozioni che ci connette con l’altro è fondamentale al mantenimento del legame anche se vengono definite delle chiare differenze tra uomini, che fondano i loro rapporti intimi sul fare, e donne, che invece intessono rapporti più forti grazie alla parola.

Lo spunto della ricerca ci offre la possibilità di chiederci, mettendo da parte i social networks che ormai fanno parte della nostra vita, in fondo, davvero di quanti amici abbiamo bisogno? In fondo le persone pilastro della nostra vita sono anche meno delle 150 proposte. Dall’infanzia alla vecchiaia, l’importante non è il numero di persone che si raggiungono e che possono con un passaggio di mouse farci gli auguri per  il compleanno, bensì è fondamentale che si riesca a trovare qualcuno, genitori, amici, amore, figli con cui davvero poter condividere il tempo a nostra disposizione, creando relazioni che possano sopperire al nostro bisogno di appartenenza, ascolto, protezione. Qualcuno che ci ricordi chi siamo o, in alcuni casi, ci aiuti a scoprirlo.


Pollicino: Solitudine

L’Orco : L’illusione dell’amico facile

L’arma segreta : La condivisione

 

Marzia Cikada
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